Isaac Asimov. L'Orlo della fondazione



Yüklə 5,16 Mb.
səhifə17/42
tarix26.10.2017
ölçüsü5,16 Mb.
#14009
1   ...   13   14   15   16   17   18   19   20   ...   42

' portato a una condanna. Voi invece sarete condannato.

Dopo non sarete più membro della Tavola e non avrete

più voce in capitolo per quanto riguarda la politica della

Seconda Fondazione. Anzi, non avrete nemmeno il diritto

di voto alla riunione annuale dell'Assemblea.
--E voi non farete niente per impedire questo?
--Non posso. Gli altri si opporrebbero all'unanimita e

io sarei costretto in seguito a rassegnare le dimissioni, il

che credo sia proprio ciò che sperano.
--E la Delarmi diventerebbe Primo Oratore?
--Con molte probabilità.
--Ma non bisogna permettere che questo avvenga!
--Infatti. Ed è per tale motivo che sarò costretto a vo-

tare contro di voi.


Gendibal trasse un respiro profondo.--Continuo a pre-

tendere un processo immediato.


--Vi occorre tempo per preparare la vostra difesa.
--Che difesa? Non ascolteranno nessuna difesa. Insisto

per il processo immediato.


--~gli Oratori servirà tempo per istruire il processo.
--Non devono istruire proprio niente; mi hanno già

condannato in cuor loro-e non sentono certo la necessità

di raccogliere prove e documentazioni. Anzi, saránno più

pronti a condannarmi domani che dopodomani, e più sta-

sera che domani; questo dovreste dire loro, per indurli ad

accelerare i tempi.


Shandess si alzò e fissò Gendibal, in piedi davanti a lui.
--Perché avete tanta fretta?
--La questione di Trevize non concede indugi.
--Una volta che sarete condannato e che io sarò messo

in una posizione di debolezza davanti a tutti gli altri Ora-

tori uniti contro di me, che cosa pensate che si possa fare

per fronteggiare il pericolo rappresentato da Trevize?


--Non abbiate paura--disse Gendibal in tono convin-

to.--Nonostante tutto, non sarò condannato.


NON~ P~RTE
L'iperspazio

31

--Siete pronto, Janov? disse Trevize.



yl

Pelorat alzò gli occhi dal libro che stava guardando e

disse:
--Intendete per il Balzo, amico mio?
--Per il Balzo iperspaziale, sì.
Pelorat inghiottì a vuoto.--Sentite, siete proprio sicu-

ro che andrà tutto bene? So che è stupido avere paura

ma al pensiero di venir ridotto in tachioni incorporei che

nessuno ha mai visto o individuato...


--Via, Janov, non preoccupatevi. E un procedimento

supercollaudato, ve l'assicuro sul mio onore. Come mi

avete spiegato voi, il Balzo si pratica da ventiduemila an-

ni, e non ho mai sentito parlare di un solo incidente mor-

tale avvenuto nell'iperspazio. Potremmo, emergendo, tro-

varci in un posto molto poco confortevole, ma in quel ca-

so non saremmo più composti di tachioni, avremmo il

nostro corpo di tutti i giorni.


--Mi pare una magra consolazione.
--Ma vedrete che non riemergeremo in un posto peri-

coloso. A dir la verità, per un attimo ho pensato di entra-

re nell'iperspazio senza avvertirvi della cosa, in modo che

non vi rendeste conto di niente. Riflettendo, però, mi so-

no detto che sarebbe stato meglio per voi affrontare l'

esperienza consapevolmente, constatare di persona che

non presenta difficoltà e che può quindi essere vissuta a

cuor leggero.


--Ecco...--disse Pelorat, dubbioso--credo che abbia-

te ragione, ma francamente non ho nessuna fretta.


--Vi assicuro che...
--Sì, sì, amico mio, non metto certo in dubbio le vostre

garanzie. E solo che... avete mai letto Santerestil Matt?


--Certamente. Non sono un illetterato.
--Oh sì, è chiaro, non avrei dovuto fare una domanda

del genere. Ve lo ricordate?


--Non soffro nemmeno di amnesie.
--A quanto pare non mi riesce d'aprir bocca senza of-

fendere. Quello che volevo dire è che non posso fare a me-

no di pensare al passo in cui Santerestil e il suo amico

Ban sono fuggiti dal Pianeta Diciassette e si sono persi

nello spazio. Ricordo quelle scene ipnotiche fra le stelle,

lo spostarsi lento in mezzo al sirenzio profondo, in mezzo

a un'immutabilità affascinante... Be', non ci avevo mai

creduto, sapete? Mi piacevano quelle descrizioni e mi

commuovevano, però non le consideravo vere. Adesso in-

vece, che mi sono abituato all'idea di trovarmi nello spa-


r

F zio, adesso che vivo l'esperienza di cui avevo letto in San-

terestil, non vorrei rinunciarvi per nulla al mondo. E un

~j po' come se fossi Santerestil stesso

--E come se io fossi Ban--disse Trevize, impaziente.

--In un certo senso. Quella spruzzata di stelle, là fuori,

Ib è immobile, fatta eccezione naturalmente per il nostro so-

~,,r le, che non vediamo, ma che starà rimpicciolendo. La Ga-

lassia conserva immutata la sua maestà, la sua fioca lu-

. minosità. Lo spazio è silenzioso e io noh ho altre distra-

~! ziom che
~Che me.

--Che voi. Però, Golan, amico mio, parlare con voi del-

~ la Terra e cercare di insegnarvi un po' di preistoria ha i

'~ suoi lati piacevoli. Nemmeno a questo nostro dialogo vor-

rei rinunciare.

F --Non dovrete rinunciarvi, non subito, almeno. Non

penserete mica che compiamo il Balzo ed emergiamo sul-

la superficie di un pianeta, vero? Dopo il Bal~zo, che dure-

rà tanto poco che non vi accorgerete nemmeno che sia

. passato un tempo misurabile, ci vorrà magari una setti-

' mana per arrivare sulla superficie di un qualsiasi mondo,

per cui tranquillizzatevi pure.

-- Per superficie di un mondo non intenderete

certo la superficie di Gaia, vero? Quando emergere-

mo dall'iperspazio potremo trovarci assai lontano

da Gaia


--Lo so, Janov, ma saremo pur sempre nel settore giu-

~ sto; se le vostre informazioni sono esatte. Se invece non lo

l sono
Pelorat scosse la testa, accigliato.--A che ci servirà es-

sere nel settore giusto se non conoscia-mo le coordinate di

Gaia?

~; Trevize disse:--Janov, mettiamo che vi trovaste su



Terminus, che voleste recarvi nella città di Argyropoli e

sapeste soltanto che si trova da qualche parte sull'istmo.

Una volta sull'istmo che cosa fareste?

Pelorat rifletté, cauto, chiedendosi se Trevize non si

aspettasse da lui una risposta terribilmente complicata.

Alla fine rinunciò all'idea di trovarla e disse:--Penso che

chiederei informazioni a qualcuno.

--Infatti,cos'altrosipotrebbefare?Allora,sietepronto?

--Intendete dire adesso?--Pelorat si àlzò e sul suo vi-

so piacevolmente inespressivo si dipinse una minima om-

bra di preoccupazione.--Che cosa devo fare? Devo stare
64 165

in piedi o seduto? Ditemi voi...


--Per la Galassia, non fate niente. Venite con me nella

mia stanza, dove io devo usare il computer, e dopo mette-

tevi seduto, state in piedi, fate la ruota, sistematevi come

meglio vi pare. Io vi suggerisco di sedervi davanti allo

schermo e di guardarlo. Vedrete senz'altro cose interes-

santi. Su, venite.


Percorsero il breve corridoio che portava alla stanza di

Trevize, e questi si sedette davanti al computer.--Volete

fare voi, Janov?--chiese di punto in bianco.--Vi do i

dati; è sufficiente che li pensiate e il computer farà tutto

il resto.
--No, grazie--disse Pelorat.--Il computer, per qual-

che motivo, non funziona bene con me. Voi dite che mi

occorre solo un po' di pratica, ma non ci credo. C'è qual-

cosa nella vostra mente, Golan, che...


--Non siate sciocco.
--No, parlo sul serio; quel computer sembra fatto ap-

posta per voi. Quando siete collegati sembrate un unico

organismo. Quando sono collegato io, invece, siamo due

oggetti ben distinti: Janov Pelorat e il computer. Non è

assolutamente la stessa cosa.
--E ridicolo--disse Trevize, ma era vagamente lusin-

gato dal discorso di Pelorat e toccò quasi con affetto le

mpronte che fungevano da contatto.
--Perciò preferisco stare a guardare--disse Pelorat.--

Cioè, preferirei che la storia dell'iperspazio non ci fosse

ma dato che c'è, preferisco stare a guardare.--Fissò an-

siosamente lo schermo e la Galassia nebbiosa con la

spruzzata di stelle in primo piano.--Fatemi sapere

quando ci siamo.--Indietreggiò piano, fino a toccare la

parete, e chiámò a raccolta tutte le sue forze.
Trevize sorrise. Posò le mani sul contatto del computer

e avvertì subito l'unione mentale. Era ogni giorno più fa-

cile e più profonda e per quanto lui avesse riso del discor-

so di Pelorat, sentiva effettivamente un legame simbioti-

co. Gli pareva che fosse quasi superfluo pensare conscia-

mente~alle coordinate. Sembrava che il computer sapesse

già cosa lui voleva senza bisogno del processo conscio del

partare. Era come se gli traesse le informazioni diretta-

mente dal cervello.
Ma Trevize disse le coordinate e poi chiese un interval-

lo di due minuti prima del Balzo.


--Tutto a posto, Janov. Abbiamo due minuti. Cento-
F~ -
P' venti... centoquindici... centodieci... guardate lo schermo.

~, Pelorat guardò. Aveva le labbra tese e tratteneva il re-

I~ spiro.
,~ Trevize continuò il conteggio alla rovescia a bassa voce
E~ fino a zero!
~! Senza che si percepisse alcun movimento, alcun muta-
E." mento, la visione sullo schermo cambiò. Le stelle s'infitti-

rono e la Galassia scomparve.


Pelorat trasalì e disse:--E finito?
E finito cosa? Se siete trasalito è colpa vostra. In

realtà non avete avvertito niente, ammettetelo.


--Lo ammetto.
--Bene ecco concluso il Balzo. Un tempo, quando il

viaggio ipérspaziale era agli inizi, la gente provava una

strana sensazione fisica, e alcuni soffrivano di nausea o di
F capogiro. Almeno così dicono i libri. In ogni caso, a mano

a mano che l'esperienza crebbe e che si migliorarono le

apparecchiature, gli effetti collaterali diminuirono. Con

un computer come quello che abbiamo a bordo, questi ef-

fetti non arrivano nemmeno alla soglia della coscienza.

Per lo meno, così è per me.


--Anche per me, devo ammetterlo. Dove ci troviamo,

Golan?
--Abbiamo fatto solo un piccolo passo avanti: siamo

nella regione kalganiana. Abbiamo ancora parecchia

strada da percorrere e prima di tornare nell'iperspazio

bisogna controllare la precisione del Balzo appena com-

piuto.
--C'è una cosa che mi preoccupa... Dov'è la Galassia?


--Tutt'intorno a noi, Janov. Ci siamo in mezzo in pie-

no: mettendo bene a fuoco lo schermo, le parti più lonta-

ne di essa ci appaiono come una banda luminosa che át-

traversa il cielo.


--La Via Lattea!--esclamò Pelorat, felice.--Quasi

tutti i mondi la vedono nel loro cielo, ma noi su Terminus

no. Mostratemela, amico mio!
Lo schermo s'inclinò dando l'impressione che le stelle

si muovessero piano, pói il campo visivo fu quasi riempi-

to da una luminosità densa e perlacea che si assottigliò

per poi espandersi di nuovo.


Trevize disse:--E più densa verso il centro della Ga-

lassia. Non così densa o brillante come potrebbe essere,

però, perché ci sono quelle nubi nere nei bracci della spi-

rale. E uno spettacolo che si vede dalla maggior parte dei

mondi abitati.
--E anche dalla Terra.
--Senza distinzione. Non è quindi una caratteristica

che ci permetta di identificare il pianeta.


--Naturalmente no. Ma... voi non avete studiato la sto-

ria della scienza, vero?


--No, non in profondità, anche se qualcosa ho impara-

to. Se però avete intenzione di farmi alcune domande non

vi aspettate che vi risponda da esperto.
--Sapete, questo Balzo iperspaziale mi ha fatto venire

in mente una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso.

Si può elaborare una descrizione dell'Universo in cui il

viaggio iperspaziale sia impossibile e in cui la velocità

della luce che viaggia attraverso il vuoto sia il massimo

assoluto, la velocità massima raggiungibile, vero?


--Certamente.
--In quelle condizioni la geometria dell'Universo non

permette di compiere il viaggio che abbiamo appena

compiuto in un tempo inferiore a quello che impieghe-

rebbe un raggio di luce. E se facessimo il nostro viaggio

alla velocità della luce la nostra esperienza della durata

del tempo non corrisponderebbe a quella dell'Universo in

generale. Se questo posto fosse, mettiamo, a quaranta

parsec da Terminus, e se fossimo venuti qui alla velocità

della luce, non avremmo avvertito il tempo trascorrere,

ma su Terminus e nell'intera Galassia sarebbero passati

circa centotrent'anni. Ora noi abbiamo effettuato un

viaggio non alla velocità della luce, ma a una velocità che

è migliaia di volte quellà della luce, e tuttavia il tempo

non è trascorso da nessuna parte. O almeno lo spero.


--Non aspettatevi che vi snoccioli la matématica della

Teoria Iperspaziale di Olanjen. Posso soltanto dirvi che se

aveste viaggiato alla velocità della luce nello spazio nor-

male, il tempo in effetti sarebbe trascorso al ritmo di 3,26

anni per parsec, come avete detto voi. Il cosiddetto Uni-

verso relativistico, che l'umanità ha compreso fin dagli

albori della preistoria, correggetemi se sbaglio, siete voi

l'esperto in questo campo, rimane sempre valido e le sue

leggi non sono state annullate. ~ol Balzo iperspaziale, pe-

rò, noi veniamo a trovarci in condizioni che non sono

quelle in cui opera la relatività, e le regole sono quindi di-

verse. Dal punto di vista iperspaziale la Galassia è un og-

getto minuscolo, in teoria un puntino non-dimensionale,

e non esistono effetti relativistici di sorta.


,1~` «Anzi, nelle formule matematiche della cosmologia so-

~5!' no dati due simboli per la Galassia: Gr per la Galassia re-

lat~vistica, dove la velocità dèlla luce è il valore massimo,
~1 e Gi per la Galassia iperspaziale, dove la velocità non ha in

F realtà un significato. Dal punto di vista iperspaziale il va-

~i lore di tutte le velocità è zero, e noi non ci muoviamo; in

` rapporto allo spazio, la velocità è infinita. Non posso pro-

prio spiegare le cose meglio di così. Ah, posso dire però

che uno dei più bei tranelli, in fisica teorica, è piazzare un

simbolo o un numero che ha un certo significato nella Gr

in un'equazione che si riferisce alla Gi, o viceversa, e la-

sciarlo lì per mettere in difficolta uno studente. Quasi

sempre lo studente cade nella trappola e ci resta, e sbuffa

e suda senza riuscire a capire come mai i conti non torni-

no, finché qualcuno più esperto di lui non lo aiuta a usci-


t re dall'impasse. Io una ~volta per poco non sono rimasto

preso nella rete.«


Pelorat rifletté con aria grave sul discorso di Trevize,

poi disse, dubbioso:--Ma qual è la vera Galassia?

~; --O I'una o I'altra, a seconda di quello che si fa. Su

Terminus, per esempio, si può usare un'auto per coprire

una certa distanza sulla superficie e una nave per coprire

una certa distanza in mare. Le condizioni nei due am-


1 bienti sono completamente diverse e così potremmo do-

mandarci anche in questo caso: qual è il vero Terminus,

quello che sperimentiamo in mare o quello che sperimen-

tiamo in terra?


Pelorat annuì.--Le analogie sono sempre pericolose--

disse--ma preferisco accettare questa che rischiare di

diventar pazzo continuando a riflettere ancora sull'iper-

spazio. Mi concentrerò su ciò che stiamo facendo ora.


--Considerate il Balzo che abbiamo appena compiuto

come il nostro primo passo verso la Terra.


E chtssà verso cos'altro, pensò Trevize.
32
--Bene--disseTrevize.--Hosprecatoun'interagiornata.

--Come?--disse Pelorat, alzando gli occhi dal suo la-

voro.--In che modo?
Trevize allargò le braccia.--Non mi sono fidato del

computer. Non ho osato fidarmi, e così ho confrontato la

nostra posizione attuale con la posizione calcolata per il

Balzo. Non ho trovato differenze di sorta, nessun errore

rilevabile.
--Non è un bene, questo?
--Altroché. E addiritturá incredibile. Non ho mai sen-

tito di una perfezione simile. Ho affrontato e controllato

Balzi secondo le modalità più svariate e con apparecchia-

ture di tutti i tipi. A scuola dovetti programmarne uno

con un computer manuale e poi spedire un iper-relé a ve-

rificare i risultati. Naturalmente non potevo inviare una

nave vera, perché, a parte la spesa, avrei potuto facilmen-

te farla emergere nel bel mezzo di una stella. Certo non

ho mai combinato un disastro del genere, ma il rischio di

commettere un grosso errore c'era sempre. Nemmeno gli

esperti possono garantirci l'assoluta mancanza di errori

in questo campo, perché ci sono in gioco troppe variabili.

Diciamo che la geometria dello spazio è troppo complica-

ta perché la si possa affrontare efficacemente, e l'iperspa-

zio unisce a quelle complicazioni una sua complessità pe-

c~uliare che non possiamo nemmeno pretendere di capire.

E per questo che dobbiamo procedere passo passo, invece

di compiere un unico grande Balzo da qui al Settore Say-

shell. Gli errori aumenterebbero troppo con la distanzá.
--Ma avete detto che questo computer non fa un solo

errore.
--Lui l'ha detto. Gli ho fatto confrontare la nostra po-

sizione reale con quella calcolata in precedenza, e lui ha

concluso che non ci sono differenze rilevabili. E io mi so-

no detto: se per caso mentisse?
Pelorat, che fino allora aveva tenuto la stampante in

mano, la posò, con espressione turbata.--State scher-

zando? Un computer non può mentire. A meno che non

vogliate dirmi che secondo voi è rotto.


--No, non era questo che intendevo. Per lo spazio, pen-

so veramente che sia in grado di mentire. E così avanzato

che non posso fare a meno di raffigurarmelo umano o ma-

gari addirittura superumano. In ogni caso sufficiente-

mente umano da essere orgoglioso e da dire le bugie. Gli

ho ordinato di calcolare una rotta nell'iperspazio che ci

portasse vicino al Pianeta Sayshell, capitale dell'Unione

Sayshell. L'ha fatto. Ne ha tracciata una in ventinove

tappe, il che tradisce un'arroganza insopportabile.
--In che senso arroganza?
--Un errore durante il primo Balzo rende il secondo

già meno sicuro in partenza, e un altro errore che si ag-

giunga durante il secondo Balzo rende il terzo incerto e
170
~ r ~
~ non esattamente prevedibile. Com'è possibile calcolare

,r ventinove tappe tutte in una volta? La ventinovesima po-

1~ trebbe portarci in qualsiasi punto della Galassia, anche il

,~ più pericoloso. Così ho dato ordine al computer di com-

~'~ piere soltanto il primo passo. Poi controlleremo il percor-

,r''~ SO, prima di procedere oltre.


,, --Una tattica prudente--disse Pelorat, accalorato.--
~' La approvo in pieno.
!: --Sì, ma dopo avere compiuto il primo passo il compu-

ter non potrebbe sentirsi offeso per il fatto che non mi so-

no fidato di lui? Non potrebbe essere indotto dal suo or-

goglio a dire di non aver commesso alcun errore? Potreb-


~' be riuscirgli impossibile ammettere di avere sbagliato, di

essere fallibile. Se così fosse, tanto varrebbe non averlo a

bordo.
Il viso lungo e mite di Pelorat s'intristi.--E se cosi fos-
,' se che cosa potremmo fare, Golan?
--Si può fare quello che ho fatto io: sprecare una gior-
F nata. Ho controllato la posizione di molte delle stelle che

ci circondano con i metodi più primitivi che si possano

trovare: osservazione al telescopio, fotografie, misurazio-

ni manuali. Ho confrontato ciascuna delle posizioni reali

con le posizioni che avremmo dovuto avere in caso di

completa assenza di errori. Ho perso una giornata e non

ho concluso niente.
--Si, ma che cosa è successo?
--Ho trovato due errori enormi, ho effettuato un con-

trollo e ho constatato che avevo sbagliato i calcoli. Ho

corretto gli errori, poi ho provato a fornire i dati esatti al

computer, giusto per veriflcare se mi dava le stesse rispo-

ste cui ero arrivato io. A parte il fatto che le sue cifre ave-

vano molti più decimali delle mie, i risultati erano identi-

ci. Insomma il computer non aveva commesso alcun erro-

re; sarà un presuntuoso figlio d'un Mulo, ma la sua pre-

sunzione è giustificata.

-I Pelorat lasciò andare un lungo respiro.--Questa è una

buona notizia.
--Sicuro. Perciò intendo làsciargli compiere gli altri

ventotto Balzi.


--Tutti in una volta? Ma...
--No, no, non vi preoccupate. Non sono diventato all'

improvviso un temerario. Li faremo uno alla volta; dopo

ciascuna tappa il computer controllerà la posizione e, se

questa corrisponderà sufficientemente a quella program-

mata, potrà procedere. Ogni volta che troverà uno scarto

troppo grande (e credetemi, non sono stato per niente ge-

neroso nello stabilire i limiti), dovrà fermarsi e calcolare

daccapo le tappe rimanenti.


--E quando intendete dare inizio a questa prassi?
--Quando? Immediatamente. Sentite, vedo che state

compilando l'indice analitico della vostra Biblioteca...


--Sì, questa è proprio l'occasione giusta per farlo, Go-

lan. Erano anni che mi proponevo di mettermi all'opera,

ma per un motivo o per l'altro ho sempre dovuto rinviare.
--Non ho alcuna obiezione, Janov. Fate pure e non

preoccupatevi. Concentratevi sul vostro lavoro. Io mi oc-

cuperò di tutto il resto.
Pelorat scosse la testa.--Non d~te sciocchezze. Non

starò in pace flnché la storia dei Balzi non sarà finita. Ho

una paura matta, sapete?
--Forse non avrei dovuto parlarvene, ma dovevo pur

parlarne con qualcuno, e qui ci siete solo voi. Lasciate

che vi spieghi fino in fondo e con franchezza come stánno

le cose. C'è sempre la possibilità che emergiamo dal Bal-

zo in una zona dello spazio interstellare in cui`si trova un

meteoroide in rotta di collisione con noi, oppure che

emergiamo nel bel mezzo di un mini-buco nerQ. In en-

trambi i casi la nave verrebbe distrutta, e noi con essa. In

teoria queste cose possono accadere.
«Le probabilità che accadano pera sono minime. E poi

anche stando su Terminus, certe eventualità sono possi-

bili. Mettiamo che vi trovaste adesso nel vostro studio a

esaminare microfilm, o che foste a letto a dormire, un

meteorite potrebbe penetrare oltre l'atmosfera del piane-

ta e mirare dritto a voi, colpendovi in testa e uccidendovi.

Non sarebbe impossibile, ma fortemente improbabile. Vi

dirò che di fatto le probabilità di intersecare nel corso del

Balzo la rotta di un corpo celeste troppo piccolo per esse-

re individuato dal computer sono enormemente inferiori

a quelle di venir colpiti da un meteorite mentre ci si trova


Yüklə 5,16 Mb.

Dostları ilə paylaş:
1   ...   13   14   15   16   17   18   19   20   ...   42




Verilənlər bazası müəlliflik hüququ ilə müdafiə olunur ©muhaz.org 2024
rəhbərliyinə müraciət

gir | qeydiyyatdan keç
    Ana səhifə


yükləyin