Isaac Asimov. L'Orlo della fondazione



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in casa propria. Non ho mai sentito di una nave che sia

stata distrutta in quel modo, mai, in tutta la storia del

viaggio iperspaziale. Gli altri rischi, come a esempio

quello di flnire in mezzo a una stella, sono ancora inferiori . «
--Allora perché mi dite tutto questo, Golan?--disse

Pelorat.
Trevize indugiò un attimo, chinò la testa pensieroso e

infine disse:--Non lo so. O forse s~. Vedete, per quanto

possa essere minimo il rischio di una catastrofe, se un nu-

mero sufficiente di persone corre un numero sufficiente

di rischi, la catastrofe alla flne si veriflca inevitabilmen-

te. Anche se consciamente sono sicurissimo che tutto an-

drà bene, c'è una vocina fastidiosa dentro di me che dice

forse succederà questa votta. E mi fa sentire in colpa. Sì,

credo proprio di sentire questo. Janov, se dovesse succe-

dere qualcosa, perdonatemi.
Ma Golan, mio carissimo amico, se dovesse succede-

re qualcosa, tutti e due moriremmo all'istante. Non farei

in tempo a perdonarvi, né voi a ricevere il perdono.
--Lo so. Allora potete perdonarmi adesso?
Pelorat sorrise.--Non so perché, ma questa storia mi

mette di buon umore; ha in sé qualcosa di piacevolmente

buffo. Certo, Golan, che vi perdono. La letteratura abbon-

da di miti che parlano di una qualche forma di vita dopo

la morte. Se per caso esistesse davvero un aldilà (e imma-

gino che le probabilità di un simile evento siano pari, o

addirittura inferiori a quelle di riemergere in un mini-bu-

co nero) e se entrambi ci ritrovassimo in esso, testimonie-

rei indubbiamente a vostro favore, riconoscendo la vostra

buona volontà e la vostra assoluta mancanza di responsa-

bilità per la mia morte.
--Grazie! Ora mi sento sollevato. Sono prontissimo a

correre i miei rischi, ma non mi andava l'idea che voi cor-

reste gli stessi rischi di chi ha deciso la rotta.
Pelorat strinse forte la mano di Trevize.--Sapete, Go-

lan, vi conosco da meno di una settimana e benché di

queste cose non sia giusto dare giudizi affrettati, non pos-

so fare a meno di pensare che siete una persona fantasti-

ca. Bene, procediamo allora, e liberiamoci del pensiero.
--Sì, certamente. Mi basta toccare quel piccolo contat-

to. Il computer ha già ricevuto le mie istruzioni e aspetta

solamente che io dia il via. Volete essere voi a...
--Per carità! Fate pure voi. Quello è il vostro computer.
--Benissimo. E la responsabilità è la mia. Vedete? Sto

ancora tentando di sottrarmici. Tenete gli occhi sullo

schermo!
Con mano ferma e un allegro sorriso sulle labbra, Tre-

vize si collegò al computer.


Dopo un breve intervallo in cui non successe niente, il

quadro delle stelle visibili cambiò, poi cambiò ancora e

ancora. Le stelle diventarono sempre più fitte e luminose.
Sottovoce, Pelorat contò. Quando ebbe contato fino a

quindici ci fu un arresto, come se qualche pezzo di appa-

recchiatura si fosse inceppato.
--Cosa c'è che non va? Cos'è successo?--sussurrò Pe-

lorat con un filo di voce, quasi temesse parlando forte di

rovinare irrimediabilmente il meccanismo.
Trevize si strinse nelle spalle.--Immagino che stia ri-

facendo i calcoli. C'è un oggetto nello spazio che ha intro-

dotto una modificazione percettibile nella forma del

campo gravitazionale complessivo. Un oggetto non previ-

sto, una qualche stella nana o un pianeta vagabondo non

segnato sulle carte...


--E può essere pericoloso?
--Dal momento che siamo ancora vivi, sono quasi sicu-

ro che non sia pericoloso. Un pianeta può trovarsi a cento

milioni di chilometri di distanza e provocare lo stesso

una modificazione gravitazionale abbastanza forte da

imporre una revisione dei calcoli. Una stella nana che

fosse anche lontana dieci miliardi di chilometri potreb-


Lo schermo cambiò un'altra volta e Trevize interruppe

il suo discorso. Cambiò ancora, e poi ancora. Alla fine,

quando Pelorat sussurrò ventotto, si fermò.
Trevize consultò il computer.--Siamo arrivati--disse .
--11 primo Balzo l'ho contato come u~o, e in questa se-

rie sono partito da d~e. In tutto ho contato ventotto Balzi.

Voi avevate detto che erano ventinove.
--Probabilmente i calcoli che il computer ha rifatto

quando eravamo alla quindicesima tappa ci hanno ri-

sparmiato un Balzo. Posso controllare se volete, ma in

realtà no~ ce n'è bisogno. Siamo nelle vicinanze del Pia-

neta Sayshell; lo dice il computer e io gli credo. Se orien-

tassi opportunamente lo schermo vedremmo un bel sole

brillante, ma non ha senso sottoporre a un inutile sforzo

la capacità del video di inquadrare corpi celesti. Il Piane-

ta Sayshell è il quarto in ordine di distanza dal sole e si

trova a circa tre virgola due milioni di chilometri dalla

nostra posizione attuale, per cui possiamo considerare

conclusa la serie di Balzi. Arriveremo là in tre giorni, o

anche due, se facciamo in fretta.
Trevize trasse un respiro profondo e cercò di scaricare

completamente la tensione.


--Vi rendete conto di che cosa significhi questo, Ja-

nov?--disse.--In tutte le navi che conosco, in tutte le

navi su cui sono stato si sarebbe perso almeno un giorno

tra un Balzo e l'altro per rielaborare con cura tutti i cal-

coli. Anche con un computer a bordo. Il viaggio sarebbe

durato quasi un mese. O forse due o tre settimane, volen-

do essere imprudenti. Il nostro è durato mezz'ora. Quan-

do le astronavi disporranno tutte di un computer così...


--Mi chiedo come mai il sindaco ci abbia assegnato

una nave tecnicamente tanto perfetta--disse Pelorat.--

Dev'essere costata un patrimonio.
--E ancora in fase sperimentale disse secco Trevize.

--Forse quella brava donna non vedeva l'ora di farcela

provare e di scoprirne così gli eventuali difetti.
--Non direte mica sul serio, vero?
~ Non mettetevi in agitazione. Dopotutto non abbia-

mo niente di cui preoccuparci: non abbiamo trovato di-

fetti. Però non mi meraviglierei se le cose stessero vera-

mente come ho detto; lo spirito umanitario di Harla

Branno non è così forte da ribellarsi all'idea che vi ha ora

scandalizzato. E poi la Branno non si è fidata di lasciarci

una nave armata, e senza armi le spese sono state certo

notevolmente inferiori.


Pelorat disse, pensieroso:--E quel computer che mi la-

scia perplesso~ Sembra studiato apposta per voi: vi si

adatta perfettamente. Un'affinità del genere non può

averla con tutti quanti. Con me, per esempio, non l'ha.


--Be', è una fortuna che funzioni così bene con uno di

noi.
--Sì, ma che sia soltanto un caso?


--Cos'altro potrebbe essere, Janov?
--11 sindaco vi conosce bene, credo.
--Eh sì, la vecchia volpe mi conosce, mi'conosce...
--Non potrebbe avere dato ordine di progettare un

computer adatto a funzionare in particolare con voi?


_ Perché l'avrebbe fatto?
--Mi chiedo se non stiamo ~ndando dove vuole portar-

ci il computer...


Trevize fissò Pelorat.--Intendete dire che quando sono

collegato col computer potrebbe essere questo a svolgere

in realtà il ruolo di guida?
--Mi sto solo ponendo qualche domanda.
--Ma è ridicolo. E da paranoici pensarlo. Oh, via, Ja-

nov, non scherzate.


Trevize si collegò di nuovo con l'elaboratore per mette-

re a fuoco sullo schermo il Pianeta Sayshell e calcolare

una rotta che consentisse di arrivarci viaggiando nello

spazio normale.


Ridicolo, si disse. Ma perché mai Pelorat gli aveva fic-

cato in testa quell'idea?


DECIMA PARTE
La Tavola
33
Erano passati due giorni, e Gendibal si sentiva non tanto

depresso quanto esasperato. Non c'era motivo perché non

si potesse fissare subito un'udienia. Se lui fosse stato im-

preparato, se, avesse avuto bisogno di tempo per organiz-

zare la propria difesa, senza dubbio l'udienza l'avrebbero

già fissata da tempo.


Invece, proprio adesso che si prospettava la crisi più

grande che si fosse mai vista dall'epoca del Mulo, perde-

vano tempo, e al solo scopo di irritarlo.
A dire la verità riuscivano in pieno nel loro intento, ri-

tletté. Bene, il suo contrattacco sarebbe stato più pesante

su questo era ben deciso.
Si guardò intorno. L'anticamera era vuota; lo era da

due giorni, ormai. Gendibal era un uomo segnato, un

Oratore che presto avrebbe perso la sua carica in seguito

a un'azione di cui non si erano visti precedenti nei cinque

secoli di storia della Seconda Fondazione. Tutti erano

convinti che sarebbe stato retrocesso, che sarebbe diven-

tato un membro anonimo della Seconda ~ondazione, uno

fra i tanti.


Era però sempre qualcosa essere dei semplici membri

della Seconda Fondazione, specie se si possedeva un tito-

lo come quello di Oratore, che Gendibal non avrebbe per-

so nemmeno dopo l'incriminazione. Sarebbe stato tutta-

via assai diverso vivere con quel titolo in mezzo alla folla

grigia, non essere più Oratori di fatto.


Ma non sarebbe successo, pensò con furia, anche se la

situazione non prometteva niente di buono. In quei due

giorni soltanto Sura Novi l'aveva trattato come prima,

essendo troppo ingenua per comprendere cosa stava ac-

cadendo. Ai suoi occhi lui restava sempre Mastro Tedio-
Gendibal doveva riconoscere che trovava un cérto con-

forto nella cosa e ne era seccato. Provò vergogna renden-


F dosi conto che il suo morale migliorava quando lei lo

l~ guardava con quell'aria di adorazione. Era dunque tal-

~ mente mal ridotto da giudicare gratificanti soddisfazioni

.~ così piccole?


~ Dalla Camera uscì un impiegato che gli comunicò che

1~ la Tavola era pronta. Gendibal lo conosceva bene; era

uno che sapeva perfettamente quale grado di attenzioni

formali meritasse ciascun Oratore e al momento quello

~` destinato a lui era spaventosamente basso. Perfino l'im-

~i" piegato dava per scontata una condanna.


.~: Gendibal entrò. Erano tutti quanti seduti intorno alla

Tavola, indossavano l'abito bianco che si portava quando

~ c'era da giudicare qualcuno e avevano un'espressione

l grave.
Il Primo Oratore Shandess appariva piuttosto a disa-

,l~ gio, ma il suo viso non lasciò trasparire neanche il più

| piccolo segno di benevolenza. Delora Delarmi (le donne

F Oratore erano tre in tutto) non alzò nemmeno gli occhi.
Shandess disse:--Oratore Stor Gendibal, siete stato

incriminato per esservi comportato in maniera non con-

facente a un Oratore. Davanti a noi tutti avete accusáto la

Tavola di tradimento e tentato omicidio, tenendovi sul

vago e senza portare alcuna.prova. Avete insinuato che

tutti i membri della Seconda Fondazione, compresi gli

Oratori, abbiano bisogno di un'analisi mentale completa,

che servirebbe a stabilire chi di loro sia ancora degno di

fiducia e chi no. Un simile comportamento distrugge i

vincoli della solidarietà interna, senza i quali la Seconda

Fondazione non può controllare una Galassia complessa

e potenzialmente ostile, né può procedere all'edificazione

sicura di un Secondo Impero realmente vitale.
«Poiché noi tutti siamo stati testimoni di queste offese,

ci asterremo dal presentare la richiesta formale di giudi-

zio e passeremo direttamente alla fase successiva. Orato-

re Stor Gendibal, avete una linea di difesa?«


Delora Delarmi, senza mai alzare gli occhi a guardare

Gendibal, si concesse un sorrisetto astuto.


--Se la verità può essere considerata una linea di dife-

sa--disse Gendibal--allora la mia risposta è sì. C'è ve-

ramente motivo di sospettare che sia stata aperta una

breccia nella cortina della nostra sicurezza. Tale breccia

può significare il controllo mentale da parte esterna di

uno o più membri della Seconda Fondazione, non esclusi

quelli presenti. Se questa ipotesi è plausibile, come io

credo, la Seconda Fondazione si troverà a dover fronteg-

giare una crisi terribile. Se voi avete anticipato la data di

questo processo perché sentite di non poter perdere tem-

po inutilmente, forse allora riconoscete, anche se in modo

vago, la gravità della crisi; in questo caso, però, mi chie-

do come mai abbiate sprecato due giorni dopo che io ave-

vo richiesto formalmente un processo immediato...


aSuppongo che sia stata la prospettiva di questa crisi

terribile a indurmi a dire cib che ho detto. Mi sarei com-

portato in maniera che non si confà a un Oratore se non

avessi parlato come ho parlato.«


--Non fa altro che ribadire l'offesa, Primo Oratore--

disse la Delarmi, pacata.


La sedia di Gendibal era più lontana delle altre dalla

Tavola; già un chiaro segno di retrocessione. Lui la spostò

ancora più in là, come se la faccenda non gl'importasse

affatto, e si alzò.


Disse:--Intendete giudicarmi adesso, su due p;edi, in

barba alla legge, o posso presentare una difesa articola-


--Questa non è una riunione illegale, Oratore--disse

Shandess.--Non essendoci molta letteratura giuridica a

guidarci in questo caso, abbiamo deciso di venire incon-

tro all'imputato; riconosciamo infatti che, davanti al ri-

schio che la giuria, soggetta purtroppo a sbagliare come

tutte quelle composte da uomini, condanni un innocente

è preferibile scegliere il rischio meno grave di proscio-

gliere un colpevole. Perciò, benché l'imputazione di cui si

tratta qui sia così seria da non permetterci di proscioglie-

re il colpevole a cuor leggero, vi permetteremo di difen-

dervi nel modo che preferite e quanto a lungo vorrete,

salvo interrompervi quando, con voto unanime, compre-

so il mio--e qui, per sottolineare la frase, Shandess alzò

la voce--decideremo che si è ascoltato abbastanza.


Gendibal disse:--Permettete allora che cominci dicen-

do che Golan Trevize, il consigliere della Prima Fondazio-

~ae ritenuto dal Primo Oratore e da me l'elemento-chiave

della crisi incombente, ha scelto per il suo viaggio una

meta imprevista.
--Richiesta d'informazione--intervenne la Delarmi.

--Come fa l'oratore--(dall'intonazione si capiva chiara-

mente che la parola non aveva la maiuscola)--a saperlo?
--L'ho saputo dal Primo Oratore--disse Gendibal--

ma mi è stato confermato da una fonte d'informazioni


1 71`
F che mi concederete di tenere segreta considerato il peri-

colo che incombe al momento sulla nostra sicurezza.


Shandess disse:--Sono disposto a sospendere il giudi-

zio su questo punto e a procedere senza conoscere la vo-

~ stra ronte, ma se la Tavola ritiene che dobbiate renderla

F nota, dovrete farlo, Oratore Gendibal.


--Se l'oratore non ci rivela adesso la sua fonte--disse
F la Delarmi--mi pare più che logico dedurne che ha al

suo servizio un agente privato che non è tenuto a rendere


F conto di ciò che fa a noi. Non possiamo essere certi che un

tale agente obbedisca alle regole di comportamento che i


r membri della Seconda Fondazione sono tenuti a osservare.

~1 --Afferro tutte le implicazioni, Oratore Delarmi--dis-

E se Shandess, con un'ombra di disapprovazione.--Non c'

è nessun bisogno che voi me lo spieghiate.


--Le ho menzionate perché siano verbalizzate, Primo

Oratore; costituiscono infatti un punto che aggrava l'offe-

sa e che non appare nell'atto di incriminazione, atto che,

tengo a sottolineare, non e stato letto per esteso. Avanzo

quindi formale richiesta perché a esso sia aggiunto il

punto in questione.


--Il cancelliere lo aggiunga--disse il Primo Oratore.

--L'esatta formulazione verrà inserita a tempo debito.

Quanto a voi, Oratore Gendibal--(lui, se non altro, la

maiuscola la faceva sentire)--la vostra difesa ha fatto in-

dubbiamente un passo indietro. Proseguite.
--Non solo Trevize ha scelto una rotta inaspettata, ma

I'ha anche percorsa a una velocità che non ha precedenti

--disse Gendibal.--Secondo le mie informazioni, infor-

mazioni che il Primo Oratore non ha ancora avuto, avreb-

be coperto la distanza di diecimila parsec in molto meno
· di un'ora.
--Con un unico Balzo?--chiese incredulo uno degli

Oratori.
--Con più di venti Balzi, compiuti uno dietro l'altro e

quasi senza intervallo--disse Gendibal.--Una cosa an-

cora più difflcile da concepire del Balzo singolo. Anche se

adesso si sa qual è la posizione di Trevize ci vorrà tempo

per inseguirlo, e se dovesse individuarci e intendesse se-

minarci non riusciremmo mai a raggiungerlo. E voi in-

gannate il tempo con questo giochetto dell'incriminazio-

ne e lasciate trascorrere due giorni al solo scopo di gu-

starlo di più...


Il Primo Oratore, mascherando l'angoscia, disse:--Vi

prego di dirci quale ritenete sia il significato di tutto ciò,

Oratore Gendibal.
--Il significato è che la Prima Fondazione ha fatto

enormi progressi dal punto di vista tecnologico e che è

assai più potente di quanto non fosse all'epoca di Palver.

Se venissimo scoperti, e se la Prima Fondazione fosse in

grado di agire liberamente, non potremmo mai tenerle

testa.
Delora Delarmi si alzò.--Primo Oratore--disse--

stiamo perdendo tempo in quisquilie. Non siamo bambi-

ni che si fanno spaventare dalle storie di Nonna Spazio-

tempo. Che importanza ha se la Prima Fondazione dispo-

ne di una tecnologia avanzata, quando in occasione di

qualsiasi crisi, le menti dei suoi membri sono sotto il no-

stro controllo?


--Che cosa avete da opporre a queste considerazioni

Oratore Gendibal?--disse Shandess.


--Del controllo delle menti parlerò a tempo debito. Per

il momento desidero porre l'accento sulla notevole poten-

za tecnologica della Prima Fondazione.
--Passate al punto successivo, Oratore Gendibal--dis-

se Shandess.--Devo dire che il primo punto non mi sem-

bra molto pertinente alla materia di cui si tratta nell'atto

di incriminazione.


Ci fu un chiaro segno di approvazione da parte di tutta

la Tavola.


--Passerò al secondo punto, allora--disse Gendibal.

--Trevize ha un compagno di viaggio, un certo...--(fece

una pausa momentanea per riflettere sulla pronuncia

giusta)--Janov Pelorat, uno studioso non molto noto, il

quale per tutta la vita non ha fatto altro che raccogliere

miti e leggende riguardanti la Terra.


--Quante cose sapete sul suo conto! Sempre la vostra

fonte segreta, immagino?--disse la Delarmi, che si senti-

va perfettamente a suo agio nel ruolo di accusatore.
--Sì, so abbastanza cose sul suo conto--disse Gendi-

bal, impassibile.--Alcuni mesi fa il sindaco di Terminus

una donna abile ed energica, ha cominciato, apparente-

mente senza motivo, a interessarsi a Pelora~, e io non ho

potuto fare a meno di interessarmi a lui a mia volta. Né

d'altra parte, ho tenuto la cosa per me; tutte le informa-

zioni che ho raccolto le ho messe a disposizione del Primo

Oratore.
--Confermo che l'Oratore Gendibal dice il vero--sus-


F` ~
F surrò Shandess.
--Cos'è la Terra?--disse un Oratore anziano.--E il

pianeta d'origine di cui si parla nelle favole? Quello che

interessava tanto a tutti ai tempi dell'Impero?
~' Gendibal annuì.--Quello di cui si parla nelle storie di
Y Nonna Spaziotempo, come direbbe l'Oratore Delarmi.
~i Credo che il sogno di Pelorat fosse di venire su Trantor a
F consultare la Biblioteca Galattica, dove sperava di trova-

re le informazioni sulla Terra che non è riuscito ad avere


~ tramite il servizio bibliotecario interstellare di Terminus.
t «Quando è partito assieme a Trevize, penso che fosse

convinto di essere sul punto di realizzare il suo sogno. In

ogni caso noi ritenevamo che i due venissero qui e conta-

vamo di esaminarli per i nostri scopi. E successo invece,

come tutti ora sapete, che Trevize ha scelto una destina-

zione che non ci è ancora nota, e per una ragione che tut-

tora ignoriamo. «
Con un'espressione assolutamente serafica sul viso ton-

do, la Delarmi disse:--E perché mai questo fatto dovreb-

be turbarci? La loro assenza non peggiora certo la nostra

situazione. Anzi, poiché hanno rinunciato così facilmente

all'idea di dirigersi qui, viene spontaneo pensare che la

Prima Fondazione ignori la vera natura di Trantor. Del

che dobbiamo ringraziare Preem Palver e la sua opera.
--Chi non si fermi a riflettere più attentamente può in

effetti giungere a una conclusione così confortante--dis-

se Gendibal.--Il cambiamento di meta potrebbe tutta-

via non dipendere dall'ignoranza, ma, al contrario, da

un'eccessiva consapevolezza, dalla paura che Trantor,

esaminando Trevize e Pelorat, capisca l'importanza della

Terra.
Tra gli Oratori si creò un certo scompiglio, a quel di-

scorso.
--E ~acile dire frasi altisonanti, che fanno effetto--

disse la Delarmi.--Ma a ben guardare, queste frasi han-

no poi un senso? Io direi di no. Perché dovrebbe importa-

re a qualcuno se noi pensiamo o meno alla Terra? Che sia

il vero pianeta d'origine o che sia un mito, dovrebbe in

ogni caso essere oggetto d'interesse soltanto per gli stori-

ci, gli antropologi e i maniaci che collezionano leggende,

come quel Pelorat. Non certo per noi.
--Già, non per noi--disse Gendibal .--Come mai allo-

ra, se siamo così neutrali nei confronti della Terra, nella

Biblioteca manca qualsiasi riferimento a essa?

Per la prima volta si respirò nella sala un'atmosfera

non di ostilità.
--Ne siete certo?--disse la Delarmi.
Gendibal disse, calmissimo:--Quando ho saputo che

Trevize e Pelorat sarebbero venuti qui a cercare informa-

zioni riguardanti la Terra, ho ordinato al computer della

Biblioteca di fare un elenco dei documenti contenenti tali

informazioni. Dapprima non mi sono meravigliato molto

quando è risultato che i dati mancavano del tutto, che

non c'era nulla, assolutamente nulla. Poi perb, appena ho

saputo che Trevize e Pelorat non sarebbero venuti, la mia

curiosità si è risvegliata, e poiché avete indugiato due

giorni prima di fissare quest'udienza, ho pensato di occu-

pare il mio tempo in modo proficuo. Così, mentre voi, co-

me si suol dire, sorseggiavate vino senza accorgervi dell'

imminente crollo della casa, ho consultato alcuni libri di

storia in mio possesso. Mi sono imbattuto in passi dove si

parlava specificatamente di alcune ricerche compiute

sulla questione delle origini all'epoca tardo-imperiale. Si

faceva riferimento a particolari documenti, sia stampati

sia filmati, e vi si citava addirittura qualche brano. Sono


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