La ricostruzione medico legale


Sulle indicazioni rese da Francesco DI CARLO



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Sulle indicazioni rese da Francesco DI CARLO

Le indicazioni di DI CARLO costituiscono un ulteriore grave e preciso indizio del mandato omicidiario conferito da CALO’ (il quale si era fatto carico di organizzare e far eseguire l’omicidio, secondo GIUFFRE’ e MUTOLO) ai napoletani e, dunque, a CASILLO. DI CARLO ha, infatti, riferito.



    1. E’ stato cercato per una cosa grave nel mese di Giugno 1982, in maniera assillante, mentre si trovava a Roma da CALO’, Bernardo BRUSCA, Nunzio BARBAROSSA. Quest’ultimo vuole sapere se si trovi “al suo paese”, vale a dire in Gran Bretagna (DI CARLO aveva già ospitato CALO’ a Londra e MANNOIA dice che CALO’ andava a Londra) e sono intercorse con lo stesso tre telefonate in epoca successiva al 9 Giugno (giorno dell’arresto di Vito GENGO) e antecedente all’omicidio. E’ il periodo coincidente con l’attuazione del piano delittuoso: CALVI parte venerdì 11 Giugno 1982. Quella sera, CARBONI ha mandato DIOTALLEVI (con persone non identificate a Trieste), ove consegna il passaporto: un azione che permette a DIOTALLEVI di conquistare la fiducia di CALVI. Non appare credibile che DIOTALLEVI non si sia incontrato col banchiere a Trieste.

    2. Bernardo BRUSCA, o CALO’ o BARBAROSSA: gli avevano detto che: ”avevano risolto tutto con i napoletani”. Tale affermazione viene confermata e riscontrata dalle indicazioni di: Claudio SICILIA, Pasquale GALASSO, Carmine ALFIERI, Giuseppe CILLARI, Oreste PAGANO, Enrico MADONNA. E’ significativo porre in rilievo che Angelo SIINO ha riferito che CASILLO ha avuto rapporti con Bernardo BRUSCA e Antonio SALAMONE, i quali avevano rivestito il ruolo di capo mandamento di San Giuseppe Jato (PA). (vedi pagg. 88-90 della trascrizione del 28.3.2006 – v. all. n. 32). Impregiudicata la partecipazione di DI CARLO al delitto, le sue dichiarazioni, in ogni caso, attribuiscono attendibilità alle indicazioni di MANNOIA. CALO’ non può non ammettere di conoscere BARBAROSSA, dinanzi a una mole impressionante di elementi in questo senso.

La ragione per la quale CALO’ lo aveva cercato era l’impiego nell’assassinio.
La Corte riconosce alle dichiarazioni di DI CARLO un limitato valore indiziario nei confronti di CALO’, perché non ha applicato il corretto procedimento ermeneutico che presuppone il collegamento delle varie risultanze di prova.

  1. Sul perché CALO’ doveva servirsi di Flavio CARBONI e di Vincenzo CASILLO e della Camorra per commettere l’omicidio di Roberto CALVI



Il difensore di CALO’ si chiede perché il suo assistito avesse bisogno di CARBONI e CASILLO. Chi altri se non CARBONI aveva un rapporto così stretto con CALVI, tanto da indurlo a espatriare e a guidarlo attraverso l’Europa? Chi poteva spremere fino all’estremo il banchiere?

Non è forse riuscito a ottenere 19 milioni di Dollari, nel periodo compreso tra il Febbrai e il Giugno 1982?

L’interrogativo posto dal difensore, con riferimento a CASILLO, trova nei sottonotati profili una significativa e plausibile spiegazione.


      1. CALO’ nel principio degli anni ’70 viveva a Roma e aveva stabilito un nuovo sistema relazionale più funzionale alla nuova dimensione territoriale (che prevedeva legami con esponenti della banda della Magliana e soggetti a loro vicini, nonché con appartenenti alla Camorra) e lo aveva sfruttato.

      2. Lo schema della cortesia a CALO’, compiuta dalla Camorra, ha trovato attuazione anche nell’omicidio del fratello del giudice Ferdinando IMPOSIMATO, posto in essere il 17 Ottobre 1983 a Maddaloni. In tale omicidio commissionato da CALO’, un anno e quattro mesi dopo l’assassinio di CALVI, si è riproposto il ruolo di intermediazione dei NUVOLETTA (famiglia storica di Marano che, al contempo, faceva parte della Camorra) tra il mandante CALO’ e il commando operativo.

      3. CALO’ è condannato, quale mandante ed esecutore, della strage del 23.12.1984, sul treno 904, e nel corso delle indagini vennero trovati detonatori ed esplosivo nell’abitazione nella sua disponibilità, occultati nella villa di Monte San Savino, acquistata con l’ausilio di Lorenzo DI GESU’, come si è esposto nel corso della requisitoria. Nell’ambito di tale processo veniva condannato Giuseppe MISSI, pienamente inserito nella Camorra napoletana, alla quale aderivano i fratelli NUVOLETTA.

      4. CASILLO contribuì a uccidere CALVI, quale “prima prova di fedeltà ai NUVOLETTA”, come ha riferito Claudio SICILIA.



  1. Sulla coerenza della partecipazione di CASILLO all’omicidio con quella di CALO’

Le seguenti risultanze di prova dimostrano la coerenza tra i due coinvolgimenti




  1. CASILLO aveva piena autonomia nella gestione della N.C.O. ed esautorò CUTOLO.

  2. CUTOLO veniva posto in totale isolamento dal 19.4.1982 e vedeva l’ultima volta CASILLO prima dell’estate 1981, in occasione del sequestro CIRILLO.

  3. Nel 1981 – 1982, i NUVOLETTA, su sollecitazione dei vertici di Cosa Nostra, si erano adoperati per concretizzare una pacificazione. Si erano tenute delle apposite riunioni alle quali aveva partecipato CASILLO (si vedano le dichiarazioni rese da GALASSO, ALFIERI e AMMATURO).

  4. L’alleanza con CASILLO rafforzò la posizione dei corleonesi in Campania.

  5. Secondo ALFIERI e GALASSO, i NUVOLETTA erano doppiogiochisti e mantenevano rapporti sia con la N.C.O., sia con la ‘Nuova Famiglia’. Il “punto di non ritorno” fu rappresentato dall’operazione CALVI e dalla partecipazione all’esecuzione del delitto di CASILLO.

  6. CASILLO dimorava stabilmente a Roma e aveva rapporti con CALO’, tant’è che Mario STRAZZERI assistette a un incontro nel 1982 tra i due; Giuseppe CILLARI, nel riferire dei rapporti diretti dei due, diceva a GALASSO che CALO’ avrebbe potuto consegnargli CASILLO; MANNOIA ha riferito che: Nicola MILANO (uomo d’onore della famiglia di CALO’), era sottoposto al soggiorno obbligato a Napoli e conosceva bene CASILLO, come pure Gerlando ALBERTI (consigliere della famiglia di CALO’) conosceva bene CASILLO e CUTOLO; CALO’ e CASILLO si conoscevano molto bene, come aveva saputo da un commento sul punto quando era stato ucciso CASILLO, nato da un dialogo tra Gerlando ALBERTI e Pietro LOIACONO.

  7. Secondo Raffaele CUTOLO, CASILLO aveva contatti diretti con CALVI.




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