La vita e I miracoli



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Fate largo, arriva il sacrestano di Padre Pio. - Proprio davanti all'ingresso di Cinecittà si era ferma­to un taxi e ne era sceso Carlo Campanini. Gli attori che stavano entrando negli stabilimenti, vedendolo, avevano deciso di aspettar­lo. Campanini era uno dei protagonisti del cast del film in cui la­voravano. - Dacci la tua santa benedizione - disse Ignazio, protagonista del film, inginocchiandosi per terra con le mani giunte. - Sfotti, sfotti pure - rispose Campanini fermandosi di fronte a loro. - Ma vedrai che prima o poi verrai a supplicarmi di ac­compagnarti da lui. È sempre là che ti aspetta. - Digli che non ho la vocazione per diventare un "mangiao­stie" come te. Risero tutti. Campanini ormai era conosciuto ovunque come un devotissimo "figlio spirituale" di Padre Pio. Dopo la sua seconda vi­sita a San Giovanni Rotondo aveva completamente cambiato vita. Tutte le mattine, prima di recarsi al lavoro, andava a Messa e faceva la Comunione. Non perdeva mai occasione per parlare di Padre Pio, e i colleghi lo prendevano in giro. Bonariamente però, perché in fon­do molti ammiravano il suo coraggio e la sua coerenza. - Non ti sarai mica offeso... - gli disse Ignazio alzandosi in piedi e abbracciandolo con affetto. - Figurati! - rispose l'attore ricambiando l'abbraccio. – Mi hai abituato a cose ben peggiori. Del resto, meglio essere un mangiaostie" che un "mantenuto" come te. - Ah, ah, ah... - risero gli altri attori. - Vigliacco - sbottò Ignazio accusando il colpo. - Adesso of­fendi. Glielo dirò io a Padre Pio che razza di cristiano falso sei. In­vece di porgere gentilmente l'altra guancia, come insegna il Van­gelo, tu attacchi e schiaffeggi. - Andiamo, andiamo, signori: siamo in ritardo - disse l'aiuto regista. Si avviarono verso i rispettivi camerini. Campanini teneva un’immagine del Padre bene in vista sul ta­volino. Parrucchiere, truccatrici, donne delle pulizie, andavano a salutare l'attore, a raccontargli i loro guai, a raccomandarsi. - Commendatore, mio figlio ha gli esami... - Mia suocera deve essere operata... - Hanno ricoverato la mia mamma... - Commendatore, dica al Padre una parolina. A volte arrivavano anche colleghi importanti, con enormi pro­blemi. Sorridenti, sfavillanti nei loro abiti lussuosi, ma con l'infer­no nel cuore. Allora Campanini chiudeva la porta del camerino e rimaneva a lungo con loro. - Da quando sono un «figlio spirituale" di Padre Pio - diceva ridendo - faccio un doppio lavoro: l'attore e il consolatore. Ma è il secondo mestiere a darmi le più grandi soddisfazioni. Alle 5 del pomeriggio il regista disse: - Per oggi basta, ci vediamo domattina alle 10. Campanini si sentiva stanco. Si avviò verso il camerino per cam­biarsi e struccarsi. - Carlo, posso accompagnarti a casa? Ho qui la mia auto - gli disse Franco Luni, un giovane collega. - Ti ringrazio, Franco, mi fai proprio un favore, questa matti­na sono venuto in taxi. - Ti aspetto all'ingresso. - Farò in un attimo. Franco Luni era il "bello" della compagnia. Non più giovanissi­mo, senza una spiccata personalità artistica, era però il cocco delle primedonne, che se lo contendevano. Conduceva una vita disordi­nata, che influiva negativamente anche sulla sua professionalità. Nutriva una grande ammirazione per Campanini e soffriva quando i colleghi lo prendevano in giro. - Mi dispiace per il comportamento incivile che Ignazio tiene sempre nei tuoi confronti - gli disse non appena Carlo fu salito sull'auto. - Sei ancora fermo alla scena di questa mattina? - domandò Campanini. - Ero indignato e volevo intervenire. - Ma no, no, lascia perdere. È un gioco, un rito, si divertono. - Dovrebbero avere maggior rispetto per le convinzioni degli altri, soprattutto se riguardano la religione. Sono schifosi quando si comportano così. - Lasciali fare... Blaterano tanto, ma appena hanno un guaio corrono da me per supplicarmi di accompagnarli a San Giovanni Rotondo. È vero che anche Walter Chiari è venuto da Padre Pio? - No, Walter non è mai venuto da Padre Pio. Sono anni che io e Walter parliamo del Padre. Lui ha un grande rispetto per il Pa­dre, anzi, una grande ammirazione. Walter è del tutto diverso da come appare. La sua fede religiosa è seria e profonda, però non riesce a tenere una condotta adeguata, e allora non vuole venire dal Padre. Pensa che siamo partiti diverse volte da Roma per rag­giungere San Giovanni Rotondo. Arrivati a Foggia, lui scappava. «So che se vengo lassù devo cambiare vita mi diceva. «E non ne sono capace." Scappava via, nel vero senso della parola. Io lo rin­correvo. Era sconvolto, a volte piangeva come un bambino. Un giorno ho raccontato queste scene al Padre, e lui mi ha detto: "Povero figliolo, quanto soffre - Quanti colleghi hai accompagnato da Padre Pio? - Tanti. E tutti quelli che sono venuti non lo hanno più dimen­ticato. È questa la cosa straordinaria del Padre: una volta che ti ha visto e ha preso contatto con te, è come se avesse gettato un amo nel tuo cuore; ti ha preso e non ti molla più. Anche se continui a camminare sulla strada sbagliata, lui ti è accanto, e prima o poi ti cambia. Io l'ho incontrato nel 1939. Mi ha fatto delle grazie im­portantissime, e io, invece di essergli grato e seguire i suoi consigli e i suoi insegnamenti, ero diventato il più grande peccatore che tu possa immaginare. Eppure, sentivo che mi era sempre accanto e mi tormentava. Nel 1946 non ho più resistito e sono dovuto tor­nare da lui. Mi ha accolto con un pugno sulla testa che quasi me la spacca. Ma aveva ragione. Quel gesto mi ha fatto riflettere. Ho capito e ho cambiato vita. - Tutti i colleghi che hai accompagnato lassù hanno cambiato vita? - Non lo so. Come si fa a vedere nella coscienza delle persone? A volte le apparenze ingannano. Qualcuno lo ha fatto, si è messo a posto con la coscienza; altri hanno continuato a vivere come prima, almeno apparentemente, ma Padre Pio non lo hanno più dimenticato. Lo so bene, perché continuano a tenere contatti con me, a confidarmi le loro difficoltà, a chiedermi consigli, e spesso torniamo insieme dal Padre. "Macario, per esempio. Dopo che è venuto dai Padre, è cam­biato. È diventato un cristiano fervente e praticante. Non si direb­be vedendolo e sentendo la verve irresistibile delle sue battute. Ep­pure, è un'altra persona. Quando siamo andati insieme l'ultima volta a San Giovanni, Macario ha chiesto al Padre se poteva rappresentare una certa commedia insieme a me.”Certo che la puoi fare”gli ha risposto Padre Pio.”Basta che tu non riprenda certi spettacoli sconci che facevi prima, altrimenti qui non ci metti più piede.”C'era molta gente lì intorno, e noi due eravamo conosciuti. Il Pa­dre ne approfittò e rivolgendosi verso di noi disse forte:”Ricorda­tevi di farvi un pò d’onore, perché finora non ve lo siete fatto'. "Con Macario sono andato anche in pellegrinaggio a Lourdes. Alla sera mi diceva:”Carlo, diciamo il rosario insieme'. Abbiamo fatto insieme anche i primi venerdì del mese: per nove mesi, tutte le mattine del primo venerdì del mese, andavamo a Messa insieme e facevamo la Comunione. Macario ha proprio cambiato vita. «Un altro amico che è venuto con me da Padre Pio e ha riporta­to da quell'incontro un ricordo indelebile è Tino Scotti. Quando ci incontriamo, si parla sempre del Padre, e si capisce che è diver­so da prima. Va a Messa quasi tutte le mattine. Quando è in giro con la compagnia teatrale, ne approfitta per visitare santuari e chiese. Insomma, vive la sua fede con convinzione. "Nel 1954 Tino mi ha scritto una lettera da Siracusa, dove è stato testimone di un fatto prodigioso. La porto con me e ogni tanto la leggo perché è commovente e fa capire quanto sia cam­biato questo attore. Nessuno penserebbe che dietro i lazzi e le bat­tute micidiali di Tino ci siano una grande fede e un grande amore per Dio. Senti, te la voglio leggere. E”eccezionale." Campanini estrasse dal portafoglio una lettera ormai a brandelli. - Conosci la storia della Madonna delle lacrime di Siracusa? - domandò. E cominciò a raccontare: - Nell'agosto del 1953 una giovane donna siciliana stava pregando in casa, davanti ad un qua­dretto di gesso che raffigurava il Cuore Immacolato di Maria San­tissima, allorché vide scendere delle lacrime dagli occhi della Ma­donna. Sconvolta, chiamò i vicini, e tutti quanti poterono vedere. Il fenomeno si ripeté tante altre volte. Le lacrime furono esaminate e risultarono lacrime umane. Si verificarono delle guarigioni, eventi accertati, che hanno avuto anche il riconoscimento delle autorità ecclesiastiche. Nel 1954 Tino Scotti si trovava da quelle parti per motivi di lavoro, è andato a vedere il quadretto miracoloso e ha avuto la fortuna di assistere al prodigio. Senti che cosa mi ha scritto in quell'occasione. Campanini incominciò a leggere: Caro Campanini, di passaggio per Siracusa, in visita alla Madonna delle lacrime, ho avuto l'alto dono divino di assistere io di persona alla lacrimazione. Le mie mani tremavano, caro Campanini! Non puoi immaginare l'emo­zione! Erano due giorni che la Madonna non lacrimava, ma non appe­na entrato nella casetta ove Ella sta appesa ad un muro e avvicinatomi, ho visto sgorgare dai suoi occhi divini una lacrima che bagnò la mia mano destra. Tutti i presenti gridarono al miracolo e si inginocchiarono pregando. Io, come inebetito, non ebbi il coraggio di muovermi, e sempre più avvicinando il mio viso, rimasi fisso con i miei occhi sul suo volto, che si irrigava continuamente di lacrime. Mi dettero un ba­tuffolo d’ovatta per asciugare le gote e uscii da quella casetta come in un sogno. So che tu sei molto devoto e credi più di quanto possa aver creduto io fino a pochi giorni fa, ed è per questo che ho subito pensato a te... Sono certo di recarti una grande gioia sapendo quanto tu sia devoto anche a Padre Pio. Campanini ripiegò con diligenza il foglio sgualcito e io rimise nel portafoglio. - I rotocalchi sono pieni di storie sugli attori - disse - ma nessuno potrebbe immaginare questi risvolti spirituali. E sono tut­ti frutto d’incontri con Padre Pio. "Un collega che ama il Padre ma, come Walter Chiari, non vuol venire da lui perché sa che dovrebbe cambiare vita, è Totò" conti­nuò a raccontare Campanini. "Quando ci incontriamo parliamo sempre del Padre, e ogni volta Totò si entusiasma e mi dice:”Por­tami da lui'. Ma non si combina mai. Solo una volta avevamo fis­sato il giorno. Sia io che lui avevamo del tempo libero e si poteva fare il viaggio. Quando gli domandai a che ora saremmo partiti, rimase in silenzio e poi mi disse con molta franchezza:”Carlo, io non posso venire dal Padre. Non sono ancora preparato. Ho certi appetiti che non riesco a scacciare. Quando finiranno, andrò da Padre Pio'. Ingenuamente gli risposi:”Attento: alla radio hanno detto che nel mondo muoiono 250.000 persone al giorno, e che il 30 per cento muore di morte improvvisa, quindi è pericoloso per la tua anima fare certi calcoli...'. Totò, da buon napoletano, è molto superstizioso e cominciò a danzare per la stanza facendo le corna.”Ho capito”gli dissi.”Non toccherò più questo argomento.”"Mario Riva ha avuto un incontro piuttosto difficile con il Pa­dre. Mario ha dei problemi familiari: è diviso dalla moglie e vive con una collega. È credente, ma la sua posizione gli impedisce di frequentare i sacramenti, e ne soffre. Un giorno mi domandò se potevo scrivergli due righe di presentazione per fare visita al Pa­dre. Non ce n’è bisogno gli risposi. Da Padre Pio le raccoman­dazioni non servono. "Arrivato a San Giovanni Rotondo, si avvicinò ad un gruppo di frati in mezzo ai quali c'era il Padre.”Sono amico di Campanini, vorrei vedere Padre Pio'. E il Padre:”Cosa vuoi da lui?'. E Riva:”Vorrei vederlo'.”Beh, allora guardami rispose il Padre.”Potremo dire di esserci visti e guardati.”"Riva tirò fuori di tasca un rotolo di biglietti da 10.000 e disse:”Ho visto quell'ospedale là fuori e desidero fare un'offerta'. Il Pa­dre prese la penna stilografica che il presentatore teneva nel ta­schino della giacca e scrisse su uno di quei biglietti qualcosa che fece impallidire Mario. «È un amico di Carletto, intervenne Fra Daniele, il confratello che spesso gli sta accanto e che è amico mio.”Deve andare via, perché non lo confessate?'“Tu non sai com’è inguaiato questo disgraziato rispose il Pa­dre e se ne andò via. "Mario Riva, nonostante quell’incontro non troppo sereno, non ha dimenticato Padre Pio. Ha capito che quel rimprovero non era dettato dal disprezzo, ma dall'amore. Qualche tempo fa l'ho incontrato al Palazzo dei Congressi dell'EUR, dove ci assegnavano il premio della”Maschera d'oro'. Come mi ha visto, mi è venuto incontro dicendo:”Come sta Padre Pio? Quando lo vedi, digli che Mario Riva prega tutte le sere perché lui non abbia mai a dimenti­carsi di me. "Anche Fausto Coppi ha avuto un brutto incontro con il Padre. Era andato a San Giovanni Rotondo con la moglie. La gente lo aveva riconosciuto e gli si era fatta intorno chiedendo autografi. Padre Pio, uscendo dal convento, lo vide, gli si avvicinò e disse ad alta voce:”Dov'è la signora Coppi?'. Tutti si guardarono intorno, e la moglie del ciclista si fece avanti. Allora il Padre le disse:”Si­gnora Coppi, stai attenta che non t'accoppi'. Tutti si misero a ri­dere, perché avevano creduto che volesse fare una battuta di spiri­to. Non rise Fausto, però. Sette giorni dopo sui giornali sarebbe scoppiato lo scandalo della”dama bianca'. Coppi lasciò la moglie e la figlia. Padre Pio certamente lo sapeva. "A Beniamino Gigli, quando lo vide la prima volta, il Padre dis­se:”Ti chiami Gigli, però non sei un giglio. Hai la camicia bianca, ma la tua anima è nera. Vai via, allontanati da me'. Il famoso te­nore, che era impegolato in una brutta faccenda familiare, scop­piò a piangere. Decise di cambiar vita; e lo fece. È diventato un amico del Padre. Quando rientra in Italia dalle sue tournée al­l'estero, va sempre a San Giovanni Rotondo. Padre Pio lo accoglie con grande affetto. Gigli ha il privilegio di trascorrere qualche ora del pomeriggio nell'orto del convento, insieme al Padre e agli altri religiosi. E il Padre gli chiede sempre di cantare Mamma.”Orsù Beniamino, cantami Mamma”gli dice. Il tenore si alza in piedi e comincia a intonare la canzone, ma non è mai riuscito a finirla, perché a un certo punto il Padre, vinto dalla commozione, scoppia a piangere, si alza e scappa nella sua cella." - Ma quanta gente hai accompagnato lassù? - Non lo so neppure io. Lisa Gastoni, Elisa Merlini, Benito Lorenzi, Luzzi, Lea Padovani, Franco Scandurra, Aldo Fabrizi e tanti altri. Tutti hanno delle storie bellissime da raccontare. Ma non voglio annoiarti. Ti voglio però raccontare la storia di un me­dico rinomato, il professor Mario Spallone. - Quello di Togliatti? - Proprio lui, il medico personale di Palmiro Togliatti, quello che ha curato il leader comunista dopo il famoso attentato del”48. Anche lui è un comunista convinto. L’ho conosciuto subito dopo la guerra, si era laureato da poco. Militava nel Partito co­munista fin da quando era studente di liceo ed era stato in carcere sotto il fascismo. Aveva partecipato alla Resistenza. "Per arrotondare lo stipendio, quando lo conobbi faceva anche l'assicuratore. Bazzicava tra noi attori perché avevamo un pò di soldi e stipulavamo facilmente delle polizze sulla vita. Io conti­nuavo a parlargli di Padre Pio, lui rideva e si annoiava. "Una sera venne a casa mia e mi disse:”Ho bisogno che mi ac­compagni a San Giovanni Rotondo'.”Ti sei convertito?”gli doman­dai meravigliato.”Non fare domande cretine”ribatté lui.”Va bene”risposi.”Quando pensi di andare a San Giovanni?'“Subito”disse.”Mia moglie è giù in macchina che aspetta. Partiamo adesso.”"Avevo degli impegni, ma non fiatai. Quando si tratta di Padre Pio, voglio essere sempre disponibile. A volte attendere significa perdere l'autobus.'Andiamo”dissi. Avvertii mia moglie e via. "Mario Spallone era nervoso, me ne ero accorto subito. Si viag­giava in un silenzio carico di tensione. Sua moglie, nel sedile po­steriore dell'auto, stava zitta pure lei. Io cercavo di rompere il si­lenzio con qualche battuta, che però non aveva alcun successo, cosi finii per stare zitto anch'io. "Facemmo un bel tratto di strada senza pronunciare una paro­la. Era ormai buio; il traffico quasi inesistente. Le luci delle case che incontravamo lungo il percorso trasmettevano un senso di ca­lore umano, di tenerezza. Dalle finestre vedevamo le sagome delle persone sedute a tavola. Approfittai per pregare un pò e pensare a Padre Pio. A un certo momento Spallone ruppe il silenzio e mi disse:”Devo raccontarti una cosa allucinante. Se non fosse acca­duta a me, non potrei mai crederci. "'Racconta, racconta”lo invitai io.”Da quando conosco Padre Pio ne ho sentite di tutti i colori, non riesco più a meravigliarmi di niente.”Spallone fece ancora una lunga pausa e poi attaccò:”Come sai, mi sto specializzando nella clinica medica diretta dal professor Frugoni, e per guadagnare qualcosa faccio le visite notturne. Sono in contatto con una farmacia che mi passa le chiamate. È duro al­zarsi nel cuore della notte, e per questo motivo di solito mi ac­compagna mia moglie, oppure il nostro cane lupo. Una notte di due settimane fa il farmacista mi ha passato una chiamata che ve­niva dall'Appia Nuova. C'era brutto tempo e ho deciso di andare da solo, anche senza il cane. Sono partito con questa automobile. Dopo qualche chilometro mi sono accorto che sul sedile qui ac­canto, proprio dove sei seduto tu, c'era un frate con la barba. Car­lo, ti giuro: l'ho guardato bene! Era identico alle foto di Padre Pio che tu mi hai fatto vedere tante volte!'. "Spallone era visibilmente emozionato. Fece ancora una lunga pausa, poi riprese:”Sono rimasto allibito, frastornato, puoi imma­ginare! Comunque ho cercato di stare calmo. Ero ben sveglio e in piena coscienza, mi sono stropicciato gli occhi e, adagio, ho girato ancora lo guardo verso il sedile: il frate, o il fantasma di un frate, non ti saprei dire, era lì, tranquillo, come assorto in preghiera. Im­magina quello che potevo provare. Ho atteso ancora alcuni secon­di, che mi sono sembrati eterni, poi ho guardato di nuovo: stessa scena. Ho allungato una mano per toccarlo, ma è penetrata nel suo corpo come se fosse stato fatto di luce. Ho riprovato, ma non sentivo niente, nessuna resistenza. Eppure lì c'era una presenza. A un certo momento ho avuto l'impressione che quel frate mi par­lasse. Non udivo delle parole, era come se la comunicazione avve­nisse in altro modo. Il frate mi ha detto che all'indirizzo dove sta­vo andando avrei trovato due vecchietti, marito e moglie. Che il vecchietto aveva avuto un ictus.”Non devi curarlo facendogli il solito salasso, che non serve a niente”ha aggiunto deciso.”Usa in­vece quel farmaco nuovo che ti porti nella borsa, vedrai che tutto andrà bene', ed è scomparso. "Ho continuato a guidare in mezzo a quel diluvio, ma ero scon­volto. Ero rimasto sorpreso anche dall'accenno al medicinale nuo­vo, che effettivamente avevo con me nella borsa. Si trattava di un campione di un ritrovato americano indicato proprio per le emor­ragie, che mi era stato dato da un rappresentante di farmaci pochi giorni prima. "Arrivato a destinazione, ho trovato davvero la situazione che mi era stato descritta dal fantasma. Un vecchietto magrolino era stato colpito da un emorragia cerebrale. Le sue condizioni erano gravissime. Sua moglie era disperata. Ho pensato subito di fare un salasso, ma, ricordando le parole del fantasma, ho optato per il nuovo medicinale. "Sono rimasto lì a controllare le reazioni. Sembrava un farmaco portentoso. Il vecchietto ha reagito subito bene, e verso il mattino potevo ritenere che fosse fuori pericolo. "'Adesso la situazione è sotto controllo”ho detto alla signora.”Io torno a casa, ma se avesse bisogno mi chiami. Posso andare in bagno a lavarmi le mani?”"La signora mi ha indicato il bagno. Mentre mi stavo lavando, ho sentito che diceva al marito:”Hai visto? È proprio un medico giovane, come mi aveva detto Padre Pio'. Sentendo quel nome e pensando a quanto mi era accaduto durante il viaggio, mi sono pre­cipitato fuori dal bagno.”Che cosa ha detto?”le ho domandato. "La donna mi ha raccontato che la notte precedente aveva so­gnato Padre Pio. Il frate le aveva detto che suo marito sarebbe sta­to male, ma lei non doveva spaventarsi perché lui avrebbe manda­to un giovane medico, suo amico, che lo avrebbe curato bene.”Lei è proprio giovane e carino, come il medico che mi ha promesso il Padre”ha detto la donna. "A me tremavano le mani. Ho salutato e me ne sono andato, al­trimenti sarei svenuto. "Ho tenuto nascosto questo fatto anche a mia moglie. Ho cer­cato di convincermi che si era trattato di un'allucinazione. Ma quel frate, Carlo, continua a perseguitarmi. Me lo vedo sempre davanti, lo sogno, lo sento, non ne posso più. Così oggi ho deciso, ho raccontato tutto a mia moglie e poi sono venuto da te. Devo andare da lui e chiarire una volta per sempre questa situazione.', "Spallone sudava per lo sforzo psicologico compiuto nel rac­contarmi quanto gli era accaduto. Lui, medico e comunista, non si ritrovava affatto a suo agio in quella vicenda. Io invece lo avevo ascoltato divertendomi. In quella storia riconoscevo il tipico comportamento di Padre Pio. Quando decide di chiamarti, suscita intorno a te una ragnatela di coincidenze incredibili, finché non ti decidi a capitolare. "'Perché ridi?”mi domandò Spallone sospettoso.”Perché mi sembra di rivivere ciò che è capitato a me gli risposi.”Padre Pio ti chiama. Di questo sono certo. Che cosa voglia da te, te lo dirà lui. Ma non ci sono dubbi, ti sta chiamando.”"Spallone non rispose." - Arrivammo a San Giovanni alle 4,30 del mattino. C'era già molta gente in attesa per la Messa. Io conoscevo tutte le strade per entrare in convento anche a quell'ora. Lasciammo la moglie di Spallone in macchina e via, su al primo piano del convento, dove ci sono le celle dei frati. "Bussai alla porta di Padre Pio. Stava preparandosi per la Mes­sa. Uscì e, come vide Spallone, fissandolo con occhi di fuoco gli disse:”Lazzarone, finalmente ce l'hai fatta a venire a trovarmi”"Spallone era imbarazzatissimo. Il Padre, cambiando tono di voce, aggiunse:”Però, Mario, non ti dare troppe arie e non crede­re di essere un bravo medico. Sei bravo perché ci sono io alle tue spalle e ti guido. Se a quel vecchietto avessi fatto un salasso come volevi, credi che se la sarebbe cavata così bene?'. "Sentendosi chiamare per nome e udendo un chiaro accenno alla stranissima storia che gli era capitata, Mario Spallone crollò in gi­nocchio. Piangeva come un bambino, travolto da un'emozione for­tissima. Padre Pio mi guardò ed era sorridente. Mi aspettavo la so­lita ramanzina, per il fatto che Spallone era un comunista. Invece il Padre mise la sua mano sulla testa del mio amico e gli accarezzò i capelli.”Figliolo”gli disse con voce dolcissima.”Mi raccomando, cammina dritto e non dimenticare Gesù.”Lo aiutò a rialzarsi e lo abbracciò. "Non conosco la vita privata di Spallone, ma so che non ha più di­menticato Padre Pio. Ha battezzato i suoi figli, sono stato io il loro padrino. Un cambiamento certamente c'è stato, e grande ritengo." Campanini rimase in silenzio. Anche Franco Luni taceva. Il traffico romano a quell'ora era intenso. Improvvisamente Luni disse: - Carlo, accompagneresti anche me da Padre Pio? Campanini lo guardò serio e rispose: - Non sono viaggi che si fanno per turismo. - So che cosa pensi - disse Luni. - Che con la mia vita disor­dinata non abbia voglia di cambiare. Forse non ci riuscirò mai, ma vorrei provare. Mia madre è preoccupata. Quando mi vede piange. È devota di Padre Pio. Mi ha detto che lo sogna spesso e che in tutti i sogni il Padre si lamenta per la mia condotta. L'ulti­ma volta che l'ho vista, ha voluto mettere sul cruscotto della mia auto una foto di Padre Pio. Io mi vergognavo di tenerla lì, in vista, e appena ripartito da casa l'ho nascosta nel cassetto del cruscotto. Apri, è ancora lì. Mentre rientravo a Roma, nei pressi di Orvieto, a una curva mi sono trovato di fronte un camion che viaggiava in mezzo alla strada. Era impossibile salvarsi. Ho frenato, e anche il camion ha fatto lo stesso. Ci siamo fermati a un millimetro l'uno dall'altro. Carlo, ad un millimetro! Il conducente è sceso pallido come un morto. Si è inginocchiato per terra e piangeva. Io trema­vo come una foglia.”Correvo troppo - mi ha detto - ma Padre Pio ci ha protetto”"L’ho guardato stupito. E lui mi ha indicato il santino di Padre Pio che aveva bene in vista sul cruscotto del suo camion. Non ho detto niente, ma vedendo quell'immagine e pensando a quella che io tenevo nascosta nel cassetto, mi sentivo ancor più sconvolto. Ho capito che era stato lui a salvarci. Non c'erano dubbi: solo un mira­colo poteva aver impedito uno scontro terribile.”Carlo”ha continuato Luni emozionato”devo andare da Padre Pio. Questa sera ho voluto accompagnarti a casa per chiederti di portarmi da lui. Sono certo che mi ha salvato la vita. Andavo forte, Carlo, e anche il camion andava forte, lo scontro era inevitabile.”“ Campanini aveva ascoltato il racconto del suo giovane collega con viva attenzione. - Ne ho sentito tanti di questi episodi - disse. - Dovrei aver­ci fatto l'abitudine, invece mi emoziono sempre. Tua madre sogna Padre Pio, ti dà il santino, anche il camionista ne ha uno sul cru­scotto. Certo, qualcuno potrà dire che sono tutte coincidenze, ma chiamale coincidenze! Io non ho dubbi che sia proprio il Padre a creare tutte queste coincidenze per spingerti a riflettere. - Accompagnami da lui - ripeté Franco Luni. - Sei libero sabato? - domandò Campanini. - Sì, sabato e anche domenica. - Allora ci andiamo. Avevo già in programma un viaggio a San Giovanni. - Devo mettere la sua foto bene in vista sul cruscotto? - No, tienila nel cassetto, nascosta. Padre Pio non ama la pub­blicità. Non desidera che si sbandieri ai quattro venti il vincolo che ci lega a lui. Vuole che si cambi dentro, nel cuore, nella con­dotta. Non vuole dei bigotti, ma persone che vivano con dignità e orgoglio la fede. Fermati qui, dopo la curva, io sono arrivato. Ti ringrazio del passaggio. Allora, a sabato. Bisogna partire molto presto, in modo da essere a San Giovanni verso mezzogiorno: è il momento migliore per parlare con il Padre. Carlo Campanini e Franco Luni arrivarono al convento di San­ta Maria delle Grazie alle 10,30. Erano partiti dalla capitale pri­ma dell'alba. Padre Pio si trovava in fondo al sagrato, dove stava benedicen­do un'auto. C'era molta gente intorno. Si avvicinarono. Fra Da­niele, che era accanto al Padre, riconobbe Campanini, lo salutò con la mano e sussurrò al Padre: - È arrivato Carletto. Padre Pio continuò nella sua funzione. Recitò le preghiere, be­nedisse con un ampio gesto l'auto che aveva di fronte e al termine gettò uno spruzzo d’acqua benedetta nella direzione di Campani­ni mormorando: - Vade retro, Satana. – L’attore sentì la frase e sorrise. Sapeva che era rivolta a lui: Padre Pio con gli amici era un burlone delizioso. Terminata la cerimonia, Campanini si avvicinò al Padre che fin­se di non riconoscerlo. - Che cosa vuole questo signore? - domandò rivolgendosi a Fra Daniele. - È Carletto Campanini, l'attore. - Il "buffone", vorrai dire - lo corresse il Padre. E poi, rivol­to a Campanini: - Quando metterai la testa a posto e comincerai a farti un pò d’onore davanti a Dio? - Ho portato quest’amico che vuole conoscervi, Padre - dis­se Campanini. Padre Pio scrutò Luni e disse: - Ci conosciamo. - No, Padre, si sbaglia, non ci siamo mai visti - precisò Luni. - Hai la memoria corta, figliolo. Se non fermavo la tua macchina in tempo, avresti fatto un bel botto contro quel camion ad Orvie­to. - Lo fulminò una seconda volta con una delle sue occhiate mi­cidiali e si avviò verso il convento. Luni era rimasto di pietra. - Vieni, vieni - gli disse Campanini scuotendolo. - Non me­ravigliarti di niente. Il Padre sa tutto. Vieni, dobbiamo seguirlo, così potrai parlargli. Padre Pio procedeva tra due ali di folla. Tutti volevano toccano, baciargli la mano. Gli lanciavano messaggi: - Padre, guariscimi. - Padre, dammi la tua benedizione. - Padre, fammi baciare le stigmate. - Padre, ricordati di mia madre che sta male. C'era chi gli presentava una fotografia, una maglietta, un fazzo­letto. Il Padre si fermava, guardava, benediceva, toccava gli ogget­ti. Posava la sua mano sul capo delle persone. - Padre, stringetemi a voi - gridava una donna da lontano. Seguiva il procedere lento del religioso tra la folla, e ogni tanto fa­ceva sentire quel richiamo monotono, amorfo, urlato forte per so­vrastare il frastuono della gente. La petulante ripetizione, quasi ad intervalli regolari, diventava ridicola e noiosa. Ad un certo momen­to il Padre, voltandosi verso la donna, le disse: - Va bene, ho capito. Ti stringo, figlia mia, ti stringo e ti strozzo. Fra Daniele si fermò di fronte ad un uomo molto ben vestito e mormorò qualche cosa a Padre Pio. - Un viaggio così lungo per vedere me? - disse il Padre. - Non lo avete a casa un libro di preghiere? Potevate risparmiarvi il viag­gio. Un'Ave Maria" vale più di un viaggio, figlio mio. - Siamo di Pietrelcina - gridò un signore. Il Padre si girò da quella parte e il suo volto s’illuminò. - Paesà, che notizie mi portate? - domandò. - Stiamo tutti bene e vi aspettiamo sempre. Quando tornerete al vostro paese? - Quando vorrà il Signore. Salutatemi la Morgia. Forse la gen­te cara e semplice che ho conosciuto laggiù non tornerà mai più. - vi ricordate di noi? - Figlio mio, di Pietrelcina ricordo pietra su pietra. Molto ci de­ve stare a cuore il nostro paese. Fate il possibile per essere d’esem­pio a tutti. - Maria insiste per quella grazia che voi sapete - aggiunse an­cora l'uomo. - La vuole proprio. Padre Pio sorrise e rispose: - Digli a Maria accussì: che Gesù Cristo quella grazia proprio non gliela vo”fa. Io mica lo posso pighà pe”lu collo. Risero tutti. Una donna gli si parò davanti a braccia alzate. - Padre - disse - come sei bello. Lui la guardò sorpreso e poi disse ridendo: - Su via, figliola, fammelo passà sto bell'omo.- Entrò in convento dal portone. Fra Daniele si affrettò a trattene­re la gente e a chiudere. Però fece passare Campanini e il suo amico Il Padre li attendeva. Era affaticato. - Quanto ti fermi, Carletto? - domandò con dolcezza al­l'attore. - Sei appena arrivato e già te ne vai? - Ho fatto una volata per farvi conoscere questo mio amico che ha bisogno. Il Padre guardò Luni. - Vieni con me, figliolo - gli disse prendendolo sottobraccio. - Vieni, noi due adesso dobbiamo parlare seriamente - e si al­lontanò con lui.

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