Isaac Asimov. L'Orlo della fondazione



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dovrebbe importarcene qualcosa? Basta accettare il trac-

ciato stabilito dal Piano ed essere grati a chi provvede a

non farci deviare, vi pare?
Trevize si stropicciò gli occhi con una mano. Nonostan-

te la giovane età, sembrava il più stanco dei due.


--Non credo che diciate sul serio, che pensiate davvero

che la Seconda Fondazione faccia tutto quello che fa per

il nostro bene. Per idealismo ~ disse, fissando il sindaco.

--Voi siete pratica di politica, conoscete le manovre del

potere, e quindi saprete che non lo fa per politica, ma per

il proprio interesse. Noi siamo la punta di diamante, sia-

mo il motore, I'energia propulsiva. Fatichiamo e sudiamo

e sanguiniamo e peniamo. Loro si limitano a controllarci:

regolano un amplificatore qui, chiudono un contatto là, e

fanno tutto quanto comodamente, senza rischi per loro

stessi. Poi, quando sarà tutto a posto e quando, dopo mil-

le anni di sforzi e di lotte da parte nostra, sarà stato fon-

dato il Secondo Impero Galattico, quelli della Seconda

Fondazione si presenteranno come l'élite dominante.


La Branno disse:--Allora volete eliminare la Seconda

Fondazione? Poiché abbiamo percorso metà della strada

che ci separa dal Secondo Impero, pensate sia il caso di

correre il rischio di portare a termine il compito da soli e

di diventare noi i padroni di noi stessi. E così?
--Certamente! Perché, non dovreste volerlo anche voi?

Voi ed io non vivremo abbastanza per vedere l'epilogo

della storia. Ma voi avete dei nipoti e forse un giorno ne

avrb anch'io, e loro avranno a loro vólta dei nipoti e così

via. Vorrei che godessero del frutto delle nostre fátiche,

che ci considerassero la fonte del loro benessere, che ci lo-

dassero per il nostro operato. Non voglio che tutto si ri-
duca a una congiura segreta ordita da Seldon, che non

considero affatto un eroe. Vi dirò anzi che se permettere-

mo al Piano di proseguire inalterato, Seldon diventerà
~` una minaccia peggiore del Mulo. Per la Galassia, avrei

voluto che il Mulo avesse distrutto sul serio il Piano, com-

,~ pletamente e definitivamente. A lui saremmo sopravvis-

suti: era unico nel suo genere, e del tutto mortale. La Se-

E conda Fondazione, invece, pare immortale.

--Ma voi la vorreste distruggere, no?

1~ --Se solo sapessi come farlo!

F ~ Dal momento che non lo sapete, non ritenete proba-

bile che sarà la Seconda Fondazione a distruggere voi?

Trevize assunse un'espressione di disprezzo.--Ho pen-

sato che poteste essere sotto controllo perfino voi. Avete

previsto alla perfezione cosa avrebbe detto Seldon, e poi

mi avete trattato in quel modo... Tutto questo potrebbe

essere opera della Seconda Fondazione. Voi potreste esse-

re un guscio vuoto, riempito dal contenuto della Seconda

Fondazione.


--Allora come mai mi parlate così?
Perché se siete sotto il controllo della Seconda Fon-

dazione, io sono comunque perduto, e tanto vale che but-

ti fuori un po' della rabbia che ho dentro. E poi perché

penso che non siate affatto sotto controllo ma che sempli-

cemente non vi rendiate conto di quello che fate.
--In~atti non sono sotto il controllo di nessuno--disse

la Branno.--Come fate però a essere sicuro che stia di-

cendo la verità? Se fossi sotto il controllo della Seconda

Fondazione, ammetterei di esserlo? Saprei~di esserlo? Ma

è del tutto inutile chiedersi cose del genere. Io ritengo di

non essere sotto il controllo di nessuno, e voi non avete al-

tra scelta se non crederci. Riflettiamo però su un detta-

glio. Se la Seconda Fondazione esiste, certo ha tutto l'in-

teresse ad assicurarsi che nessuno nella Galassia sappia

della sua esistenza. Il Piano Seldon funziona bene solo se

le pedine, ovvero noi, non si rendono conto di come il Pia-

no stesso funzioni e di come vengano manipolate. All'epo-

ca di Arkady, la Seconda Fondazione fu distrutta perché

il Mulo attirò su di essa l'attenzione della Prima. O devo

dire che la Seconda Fondazione fu quasi distrutta, consi-

gliere?
«Da queste considerazioni possiamo trarre due corolla-

ri. Il primo è che la Seconda Fondazione molto probabil-

mente limita al minimo le grosse intromissioni. Ritengo

ragionevole supporre che le sia impossibile assumere il

controllo di tutti noi. Il suo potere ha certamente dei li-

miti. Assumere il controllo di alcuni e permettere agli al-

tri di intuirlo porterebbe inevitabilmente ad alterazioni

del Piano. Di conseguenza, dobbiamo concludere che il

loro modo di intromettersi è il più prudente, indiretto e

saltuario possibile, e che quindi né io né voi siamo con-

trollati.«


--Accettiamo pure questo corollario, anche se magari

è solo un desiderio. Qual è l'altro?


E più semplice e più chiaro ancora. Se la Seconda

Fondazione esiste e desidera conservare il segreto sulla

propria esistenza, una cosa è certa: chiunque pensi che

esista, parli apertamente della cosa e la gridi ai quattro

venti, deve per forza venire eliminato, cancellato, sop-

presso. Non la pensate così anche voi?


--E per questo che mi avete fatto arrestare, signor sin-

daco?--disse Trevize.--Per proteggermi dalla Seconda


Fondazione?
--In certo senso, e fino a un certo punto. Alla registra-

zione di Liono Kodell verrà data pubblicità non solo per

impedire agli abitanti di Terminus e della Fondazione di

venire indebitamente turbati dai vostri sciocchi discorsi,

ma anche per evitare di mettere in allarme quelli della

Seconda Fondazione. Non voglio che rivolgano la loro at-

tenzione su di voi.
--Ma pensa un po'!--disse Trevize, con pesante iro-

nia.--Allora è stato fatto tutto per il mio bene? Per i miei

begli occhi neri?
La Branno si mosse nella sua sedia e poi, di punto in

bianco, fece una risatina.--Consigliere--disse--non

sono così vecchia da non accorgermi che avete dei begli

occhi neri, e trent'anni fa questo sarebbe forse stato un

motivo sufficiente. Adesso però non muoverei un dito per

salvarli, se c'entrassero solo gli occhi. Ma se la Seconda

Fondazione esiste e si accorge di voi, si può accorgere an-

che di altri. Sono in gioco la mia vita e la vita di molte

persone, assai più intelligenti e importanti di voi. Senza

contare tutti i piani che abbiamo fatto.


--Oh, ma se vi preoccupate tanto dell'eventuale rea-

zione della Seconda Fondazione, vuol dire che credete sul

serio nella sua esistenza...
La Branno batté un pugno sul tavolo.--Certo che ci

credo, idiota paténtato! Se non sapessi che la Seconda

IIF~ Fondazione esiste, se non la combattessi con tutte le mie

F forze,.che cosa m'importerebbe dei vostri discorsi? Se

1~ non esistesse e voi sosteneste in pubblico la sua esistenza,

~ che importanza avrebbe mai la cosa? Da mesi volevo tap-

r~ parvi la bocca prima che parlaste nella Sala del Consi-
,4~ glio, ma il mio potere politico non mi consentiva di trat-

tare rudemente un consigliere. Dopo l'apparizione di Sel-

don ho guadagnato in prestigio, mi sono conquistata quel
~' potere, anche se solo temporaneamente... e proprio allora

voi avete preso la parola nella Sala del Consiglio. Ho rea-

gito immediatamente, e ora vi farò uccidere senza il mi-
t~ nimo scrupolo di coscienza e senza un secondo di esita-

zione, se non farete esattamente quello che vi dirò di fare.


~Tutta la nostra conversazione, fatta a un'ora in cui

avrei preferito di gran lunga trovarmi a letto a dormire,

ha avuto un unico scopo: indurvi a credere che quanto sto

per dire non è assolutamente uno scherzo. Intendo farvi

sapere che il problema della Seconda Fondazione, che so-

no stata abbastanza prudente da fare illustrare a voi, mi

dà sufficienti motivi per farvi condannare alla morte

mentale senza processo. E state certo che non esiterei ad

agire in questo senso, se ci fossi costretta.«
Trevize fece per alzarsi.
--Non fate nessuna mossa consigliere--disse la Bran-

no.--Sono solo una vecchia come indubbiamente stare-

te pensando, ma prima di arrivare a mettermi una mano

addosso sareste già morto. Sciocco ragazzo. Gli uomini

della Sicurezza non ci perdono d'occhio un momento.
Trevize tornò ad appoggiarsi allo schienale. Disse, con

appena un lieve tremito nella voce:--Non vi capisco. Se

credete davvero all'esistenza della Seconda Fondazione,

non ne parlereste così apertamente, non vi esporreste ai

pericoli ai quali avete detto che mi espóngo io.
--Riconoscete quindi che ho un po' più di buon senso

di voi. In altre parole, voi credete che la Seconda Fonda-

zione esista, ma ne parlate apertamente perché siete stu-

pido. Io credo che esista e ne parlo apertamente solo per-

ché mi sono curata di prendere precauzioni. Poiché sem-

bra che abbiate letto attentamente la storia di Arkady,

probabilmente ricorderete che Arkady parla di un conge-

gno statico mentale inventato da suo padre. Questo conge-

gno fa da schermo contro il potere mentale degli abitanti

della Seconda Fondazione. Esiste ancora, ed è stato an-

che perfezionato in condizioni di massima segretezza.

Questa casa per il momento è abbastanza al sicuro da

qualsiasi intrusione esterna. Adesso che abbiamo chiarito

questo punto, permettetemi di dirvi che cosa voglio da


vol.
--Che cosa?
--Dovete scoprire se quello che voi e io pensiamo è

davvero una realtà. Dovete scoprire se esiste ancora la

Seconda Fondazione, e se sì, dove si trova. Ciò significa

che dovrete lasciare Terminus per una destinazione igno-

ta, anche se magari alla fine risulterà che, come ai tempi

di Arkady, la Seconda Fondazione è qui tra noi. .~on tor-

nerete finché non avrete qualcosa da riferire, e se non

avrete niente da dire, non tornerete mai più, così la popo-

lazione di Terminus conterà uno sciocco in meno.
--Come diavolo posso cercare la Seconda Fondazione

senza far capire che la cerco?--disse Trevize, balbettan-

do.--Mi uccideranno subito, e voi non verrete a sapere

un bel niente.


--Allora non cercatela, ingenuo che siete. Cercate con

tutte le vostre forze qualcos'altro, e se per caso mentre lo

fate v'imbattete nella Seconda Fondazione, la quale non

avrà prestato la minima attenzione a voi, tanto meglio.

Potrete allora spedirci le debite informazioni con~ l'ipe-

ronda schermata e in codice, e la ricompensa sarà che po-

trete tornare qui.
--Immagino che abbiate un'idea della mia possibile

destinazione.


--Certo. Conoscete Janov Pelorat?
--Mai sentito nominare.
--Lo conoscerete domani. Vi dirà la vostra destinazio-

ne e partirà assieme a voi su una delle nostre navi miglio-

ri. Sarete solo voi due, perché due uomini sono anche

troppo quando si tratta di correre rischi. E se vi provate a

tornare senza avere in mano sufficienti informazioni, ver-

rete polverizzato prima di arrivare a un parsec da Termi-

nus. Questo è tutto. La conversazione è finita.
Si alzò, si guardò le mani e s'infilò lentamente i guanti.

Si girò verso la porta, e subito entrarono due guardie ar-

mate, che si scostarono per lasciarla passare.
Sulla soglia, Harla Branno si voltò.--Ci sono altre

guardie, fuori. Non fate niente per provocarle, o ci rispar-

mierete tutte le grane che la vostra esistenza comporta.
--Perdereste anche i benefici che potrei portarvi

disse Trevize, e riuscì a dirlo con noncuranza.


_ ~ --Correremo questo rischio--disse la Branno con un

~sorriso freddo.


8
Fuori la aspettava Liono Kodell.--Ho sentito tutto, sin-

daco--disse.--Siete stata eccezionalmente paziente.


--E sono eccezionalmente stanca. M'è parsa una gior-

nata di settantadue ore. Adesso occupatevene voi.


--Certo, ma ditemi, c'era davvero un congegno menta-

ri~ le statico intorno alla casa?


E~ --Oh, Kodell--disse la Branno, con un sospiro.--Co-

F~- me potete pensare una cosa del genere? Che probabilità

r c'erano che ci stessero òsservando? Credete proprio che la

Seconda Fondazione spii tutto e tutti, in tutti i momenti?

Io non sono giovane e romantica come Trevize: lui potrà

credere a questo, non certo io. Ma anche se così fosse, an-

che se gli occhi e le orecchie di quelli della Seconda Fon-

dazione fossero dappertutto, la presenza di un CMS non

ci tradirebbe immediatamente? Se l'avessimo usato, la

Seconda Fondazione avrebbe individuato una regione

mentalmente opaca e avrebbe dedotto che esiste uno

schermo contro i suói poteri, non vi pare? Il silenzio sull'

esistenza del CMS, almeno finché non saremo pronti a

usare il congegno al massimo delle sue possibilità, vale

non solo più della vita di Trevize, ma anche più della vo-

stra vita e della mia, credo. E però...


Erano saliti sulla macchina di superficie, guidata da

Kodell.
--E però?--disse il capo della Sicurezza.


--E però cosa?--fece la Branno--Ah, sì. Volevo dire

che quel ragazzo è intelligente. L'ho chiamato stupido

un'infinità di volte, per tenerlo al suo posto, ma non è af-

fatto uno stupido. E giovane e ha letto troppi romanzi di

Arkady Darell, e attraverso essi si è fatto l'idea che le cose

nella Galassia stiano in un certo modo, ma ha un ottimo

intuito; sarà un vero peccato perdere un elemento del ge-

nere.
--Siete sicura che lo perderemo?


--Sicurissima--disse la Branno con tristezza.--Ma è

meglio così. Non è di giovani romantici che abbiamo bi-

sogno. Non abbiamo bisogno di gente che lanci accuse al-

la cieca, col rischio di distruggere in un istante quello che

abbiamo impiegato anni a costruire. E poi, Trevize a

qualcosa servirà. Attirerà sicuramente l'attenzione degli

abitanti della Seconda Fondazione, sempre che esistano e

che si interessino a noi. E finché saranno polarizzati da

lui, c'è il caso che non bádino a noi. Forse otterremo addi-

rittura qualcosa di più del vantaggio di essere ignorati.

Preoccupati per Trevize, potrebbero involontariamente

tradirsi, e darci quindi il tempo e l'opportunità di elabo-

rare contromisure.
--Allora, Trevize fa da parafulmine.
La Branno abbozzò un sorriso.--Ecco la metafora che

cercavo tanto! Sì, è il nostro parafulmine, assorbe il colpo

e ci impedisce di subire danni.
--E l'altro parafulmine? Pelorat~
--Anche lui potrà rimetterci è inevitabile.
Kodell annuì. Conoscete il detto di Salvor Hardin,

no? Che il tuo senso morale non ti trattenga mai dal fare

quello che è gtusto.
--Al momento non ho nessun senso morale--mormo-

rò Harla Branno.--Ho solo un senso di mortale stan-

chezza. E tuttavia... Potrei nominare una quantità di per-

sone che perderei più volentieri di Golan Trevize. E un

gran bel ragazzo. E sa di esserlo, naturalmente.--Le ul-

time parole le biascicò, poi chiuse gli occhi e cadde in un

sonno leggero.
TERZA PARTE

Lo storico


9 ~
Janov Pelorat aveva i capelli bianchi e il suo viso, quand'

era calmo- ma era praticamente sempre calmo - aveva

un'espressione vacua. Pelorat era di statura e corporatu-

ra medie, tendeva a muoversi sempre senza fretta e par-

lava con ponderatezza. Dimostrava sempre assai più dei

suoi cinquantadue anni.


Non si era mai allontanato da Terminus, cosa alquanto

insalita, soprattutto considerata la sua professione. Lui

stesso non sapeva dirsi se la sua mania sedentaria ~osse

dovuta al pallino della storia, o se si fosse espressa nono-

stante quello.
Quell'hobby gli era venuto all'improvviso, all'età di

quindici anni, quando, durante una breve malattia, ave-

va ricevuto in dono un libro che parlava di antiche leg-

gende. In esso aveva trovato il motivo insistente di un

mondo solo e isolato, un mondo che non si rendeva nem-

meno conto del proprio isolamento, perché non aveva

mai conosciuto nessun'altra realtà.
La malattia era finita presto, e in capo a due giorni Pe-

lorat aveva letto il libro tre volte e si era rimesso in piedi.

Poi era andato al suo terminale di computer e aveva con-

trollato se la Biblioteca Universitaria di Terminus avesse

materiale che riguardava quel tipo di leggende.
Proprio di quel tipo di leggende si era occupato da allo-

ra. La Biblioteca Universitaria di Terminus era ben poco

fornita riguardo a quell'argomento, ma quando era di-

ventato più grande Pelorat aveva scoperto le gioie del

prestito interbibliotecario. Aveva in suo possesso tabulati

ottenuti, tramite segnali iper-radiazionali, da mondi lon-

tani come Ifnia.
Era diventato professore di storia antica. Adesso, tren-

tasette anni dopo aver letto quel libro di leggende, era al

suo primo congedo per motivi di ricerca, un congedo che

aveva chiesto con l'idea di fare un viaggio nello spazio (il

suo primo) fino a Trantor.
Pelorat si rendeva conto che per un abitante di Termi-

nus era stranissimo non avere mai viaggiato nello spazio,

e certo lui non aveva mai desiderato farsi notare per una

bizzarria del genere. Era successo per caso. Ogni volta

che avrebbe potuto intraprendere un viaggio, si era tro-

vato invischiato in qualche nuovo studio, in qualche nuo-

va analisi, in qualche nuova ricerca. Non aveva mai potu-

to sopprimere l'esigenza di sviscerare il nuovo argomento

e di aggiungere altre informazioni e considerazioni alla

montagna di dati raccolti, e così aveva sempre rimandato

tutti i viaggi. Il suo unico rimpianto, alla fine, era quel!o

di non avere mai visto Trantor.


Trantor era stata la capitale del Primo Impero Galatti-

co. Era stata la sede degli imperatori per dodicimila an-

ni, e prima di allora la capitale di uno dei più importanti

regni pre-imperiali, un regno che a poco a poco aveva

conquistato o assorbito in qualche modo gli altri, crean-

do le condizioni per la fondazione dell'Impero.


Trantor era un tempo una città che si estendeva su un

intero pianeta, una città ricoperta di metallo. Pelorat sa-

peva com"era dalle opere di Gaal Dornick, che l'aveva vi-

sitata all'epoca dello stesso Hari Seldon. Le opere di Dor-

nick non erano pid in circolazione, e il volume che Pelo-

rat possedeva avrebbe potuto essere venduto per una ci-

fra pari a metà di quanto uno storico guadagnava in un

anno. Ma solo l'idea di separarsi da quel libro lo avrebbe

fatto inorridire.
Naturalmente a Pelorat interessava Trantor per via

della Biblioteca Galattica, che ai tempi dell'Impero

(quando si chiamava Biblioteca Imperiale) era stata la

più grande della Galassia. Trantor era stata la capitale

dell'impero più vasto e popoloso che l'umanità avesse

mai conosciuto. I suoi abitanti superavano di parecchio i

quaranta miliardi, e la Biblioteca conteneva tutte le ope-

re creative (e anche un po' meno creative) dell'umanità,

I'intero compendio delle sue conoscenze. Ed era compu-

terizzata in modo talmente complesso, che occorrevano

persone esperte per poterla consultare.
Il fatto più interessante era che la Biblioteca esisteva

ancora. Pelorat non cessava di stupirsene. Quando Tran-

tor era caduta ed era stata saccheggiata, due secoli e mez-

zo prima, rovina e distruzione erano state tremende e i

racconti di morti e sofferenze inaudite non si contaváno.

Eppure la Biblioteca era rimasta in piedi, difesa (così si

diceva) dagli studenti universitari, che avevano usato ar-

mi costruite ingegnosamente. (Qualcuno riteneva che la

storia della difesa da parte degli studenti fosse completa-

mente romanzata.)


In ogni caso, la Biblioteca aveva resistito indenne al pe-

riodo di devastazioni. Ebling Mis aveva compiuto il suo

lavoro proprio lì, nella Biblioteca, quando per poco non

aveva localizzato la Seconda Fondazione (una storia alla

quale la gente della Fondazione credeva ancora, ma su

cui gli storici avevano sempre sollevato più di una riser-

va). I tre Darell, Bayta, Toran e Arkady, erano stati tutti

su Trantor. Arkady però non aveva visitato la Biblioteca,

e dalla sua epoca in poi la storia galattica non aveva fatto

mai più cenno a essa.


va centovent'anni nessun abitante della Fondazione

andava su Trantor, ma non c'era motivo di credere che la

Biblioteca non esistesse più. Che non si fosse più accenna-

to a essa dimostrava che esisteva ancora. Se fosse stata

distrutta, se ne sarebbe certo sentito parlare.
Era una Biblioteca antiquata e arcaica (lo era già all'

epoca di Ebling Mis), ma Pelorat era ben contento che co-

sì fosse; si sfregava le mani per la soddisfazione ogni vol-
a che pensava a biblioteche vecchie e antiquate. Più era-

I no antiche, più era probabile trovarvi ciò che cercava lui.

Di notte sognava a volte di entrare nella Biblioteca e di

chiedere, preoccupato e angosciato: Avete rimodernato?

Avete buttato via i vecchi nastri e le vecchie registrazioni? E

`anziani bibliotecari con gli abiti polverosi rispondevano

immancabilmente E tutto rimasto come è sempre stato,

~ professore.


Lll Ora il sogno si sarebbe avverato, gliel'aveva assicurato

~ il sindaco in persona. Come avesse saputo del suo lavoro,

F Pelorat lo ignorava. Non era riuscito a pubblicare gran-

,~` ché. Poco di quello che aveva fatto era abbastanza artico-

lato da essere adatto alla pubblicazione, e le cose che era-
` no apparse non avevano lasciato traccia di sé. Si diceva

però che Branno la Bronzea sapesse tutto quello che suc-

cedeva su Terminus e avesse occhi anche nelle dita dei

piedi e delle mani. Pelorat quasi quasi poteva anche cre-


j derci, ma se la Br(anno sapeva da tempo del suo lavoro,

f come mai non ne àveva capito l'importanza e non aveva

dato un contributo finanziario già prima di allora?
In certo modo, pensò con quel po' di rancore che un ti-

po tranquillo come lui era in grado di serbare, la Fonda-

zione guardava sempre e soltanto al futuro, assorbita

dall'idea del Secondo Impero. Non aveva né il tempo, né

la voglia di volgere lo sguardo al passato e considerava

con irritazione quelli che lo facevano.


Era un atteggiamento stupido, naturalmente, ma Pelo-

rat non poteva da solo sconfiggere la follia di tanti. E for-

se era meglio così. Poteva coltivare amorevolmente la sua

passione e forse un giorno sarebbe stato ricordato come il

grande Pioniere dell'Importante.
Ciò signiflcava ovviamente (aveva troppa onestà intel-

lettuale per rifiutarsi di capirlo) che anche lui era assor-


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