Oscar fantascienza Isaac Asimov


parte sconosciuta di quel mondo. Era senza l'unica persona



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non mai. Era su un mondo straniero... in una parte

sconosciuta di quel mondo. Era senza l'unica persona

che potesse considerare amica (un'amicizia che dura-

va da nemmeno un giorno), e non aveva idea di dove

sarebbe andato o di cosa avrebbe fatto, né l'indomani

né in futuro.


Erano considerazioni che non conciliavano certo il

sonno... e naturalmente quando Seldon si rese conto

rassegnato che quella notte non avrebbe chiuso occhio

(solo quella notte?) ecco che la stanchezza ebbe il so-

pravvento...
Quando si svegliò c'era ancora buio... be', non com-

pletamente, perché all'estremit~ opposta della stanza

scorse una luce rossa che lampeggiava rapida, accom-

pagnata da un aspro ronzio intermittente. Indubbia-

mente, era stato quello a svegliarlo.
Mentre cercava di ricordare dove fosse e di decifrare

i messaggi limitati che i suoi sensi captavano, il lam-

peggio e il ronzio cessarono, e Seldon sentì un battito

deciso.
Probabilmente stavano bussando alla porta, ma Sel-

don non ricordava dove fosse la porta. Probabilmente

c'era un contatto che avrebbe inondato la stanza di lu-

ce, ma Seldon non ricordava dove si trovasse quel con-

tatto.
Si drizzò a sedere e tastò la parete sulla sinistra, gri

dando: «Un attimo, per favore«.
Trovò il contatto desiderato, e nella stanza si diffuse

subito una luce tenue.


Scese dal letto, battendo le palpebre, continuando a

cercare la porta. La individuò, fece per aprirla, poi ri-

cordò all'ultimo istante che doveva essere pn~dente e,

con tono di colpo severo e perentorio, chiese: «Chi è?)~.


Una voce femminile rispose con garbo: «Sono Dors

Venabili, e desidero vedere il dottor Hari Seldon«.


Mentre risuonavano quelle parole, una donna appar-
~\
~ di fronte alla porta, senza che la porta fosse stata
perta.

t ~ Per un attimo, Seldon la fissò sorpreso, poi si rese

pnto di avere addosso solo un monopezzo intimo. Con
,~iiin gemito strozzato si precipitò verso il letto, e solo al-

lora capì che stava fissando un'ologramma. L'immagi-

ne non possedeva i contorni forti della realtà, e la don-

na non stava guardando Seldon. Stava solo mostran-

dosi per essere identificata.
Seldon si fermò, ansimando, poi alzando la voce per

farsi sentire all'esterno disse: «Se volete aspettare, tra

poco sarò da voi. Datemi... una mezz'oretta«.
La donna, o l'ologramma, rispose: «Aspetterò« e

scomparve.


Non c'era doccia, così Seldon si lavò con una spugna,

bagnando tutto il pavimento nell'angolo-bagno. C'era

il dentifricio, ma niente spazzolino, e Seldon dovette

usare un dito. Aveva solo gli abiti indossati il giorno

prima, quindi non gli restò che mettersi quelli. Infine

aprì la porta.


Mentre lo faceva, rifletté che in realtà la donna non

si era identificata. Gli aveva soltanto dato un nome, e

Hummin non gli aveva detto chi sarebbe andato da lui,

se doveva aspettare una certa Dors Taldeitali o qual-

cun altro. Seldon si era sentito sicuro perché aveva vi-

sto l'ologramma di una giovane di bell'aspetto... ma

per quanto ne sapeva, con lei avrebbe potuto esserci

uno stuolo di giovani ostili.


Sbirciò fuori circospetto, vide solo la donna, aprì

uno spiraglio sufficiente per lasciarla entrare, quindi

richiuse subito la porta.
«Scusate« disse. «Che ore sono?«
«Le nove. La giornata è iniziata da un pezzo.«
Come ora ufficiale, Trantor adottava l'Ora Galattica

Standard, dal momento che era l'unico modo per evi-

tare complicazioni enormi nel commercio interstellare

e negli affari governativi. Ogni mondo, però, aveva an-

che un sistema orario locale, e Seldon essendo nuovo

del posto non aveva ancora abbastanza dimestichezza

da sentirsi a proprio agio quando un Trantoriano ac-

cennava all'ora senza specificare.


aMetà mattina?« chiese.
«Certo.)~
«Non ci sono finestre in questa stanza« disse Seldon,

in atteggiamento difensivo.


Dors si accostò al letto, allungò una mano e toccò un

punto scuro sulla parete. Sul soffitto, sopra il cuscino,

apparvero dei numeri rossi: 09.03.
La donna sorrise, senza la minima aria di superiori-

tà. aMi spiace. Pensavo che Chetter Hummin vi avesse

detto che sarei venuta alle nove. Il guaio è che Hum-

min è talmente abituato a sapere tutto che a volte di-

mentica che gli altri non sempre sanno tutto... E non

avrei dovuto usare l'identificazione radio-olografica.

Su Helicon non l'avete, immagino... e temo di avervi

spaventato.«


Seldon si rilassò. La donna sembrava un tipo sponta-

neo e cordiale, e quel breve accenno a Hummin lo ras-

sicurò. «Vi sbagliate a proposito di Helicon, signorì-

na...«
«Vi prego, chiamatemi Dors.«


«D'accordo, Dors... vi sbagliate riguardo Helicon.

Abbiamo la radio-olografia, ma io non ho mai potuto

permettermi l'acquisto di un'apparecchiatura del ge-

nére... né io, né quelli che conosco... quindi è stata un'e-

sperienza nuova per me. Ma ho capito quasi subito di

che si trattava.«


Seldon la studiò. Non era molto alta... statura media

per una donna. Aveva capelli color biondo rossiccio,

non particolarmente lucenti, acconciati attorno alla te-

sta in maniera tale da formare tanti riccioli corti. (Sel-

don aveva vistò parecchie Trantoriane con un'accon-

ciatura identica. Evidentemente era una moda locale,

che su Helicon avrebbe fatto ridere.) Non era bellissi-
~, pérò aveva un aspetto decisamente piacevole, gra-
,~ anche alle sue labbra carnose dalla lieve piega al-
~gra. Era snella, ben fatta, e sembrava molto giovane.

~roppo giovane, forse, per essergli utile, rifletté tur-

_ ato Seldon.)
_~ aHo superato l'ispczione?« chiese Dors. (Sembrava

_ F~n grado di indovinare i suoi pensieri, proprio come

_ 'KHummin, si disse Seldon. O forse era lui che non era

capace di nasconderli.)


«Scusate se vi ho fissato, ma stavo solo cercando di

farmi un'idea. Sono in un posto che non conosco. Non

conosco nessuno, e non ho amici.«
«Vi prego, dottor Seldon, consideratemi un'amica. Il

signor Hummin mi ha chiesto di occuparmi di voi.«


Seldon sorrise mesto. «Forse siete un po' giovane per

questo compito.«


«Vedrete che non sono troppo giovane.«
q~Be', cercherb di importunarvi il meno possibile. Po-

treste ripetermi il vostro nome?«


«Dors Venabili« disse lei, sillabando il cognome e ac-

centando la seconda sillaba. «Ma, vi prego, chiamate-

mi Dors, e se non avete nulla in contrario io vi chiame-

rò Hari. Possiamo darci del "tun. Qui all'Università non

siamo molto formali, e cerchiamo di evitare qualsiasi

titolo, professionale e non.«


«D'accordo, chiamami pure Hari.«
«Bene, niente cerimonie, allora. Per esempio, l'istin-

to convenzionale, ammesso che esista, mi suggerirebbe

di chiedere il permesso prima di sedermi. Invece, dal

momento che abbiamo accantonato le cerimonie, mi

siederò e basta.« E Dors si accomodò sull'unica sedia

della stanza.


Seldon si schiarì la voce. «E evidente che non sono in

possesso delle mie normali facoltà. Avrei dovuto farti

accomodare io.« Si sedette sul bordo del letto, rim-

piangendo di non averlo sistemato e lisciato un po'...

ma era stato colto alla sprovvista.
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`l
Dors disse: aOra ti spiego cosa faremo, Hari. Innan-

zitutto, andremo a fare colazione in uno dei ristoranti

dell'Università. Poi ti procurerò una stanza in una resi-

denza... una stanza migliore di questa. Avrai una fine-:

stra. Hummin mi ha detto di farti avere una tessera di

credito a suo nome, ma avrò bisogno di un paio di gior-

ni per ottenerne una dall'apparato burocratico univer-

sitario. Fino a quel momento, provveder~ io alle tue

spese... mi rimborserai dopo... E c'è del lavoro per te.

Chetter Hummin mi ha detto che sei un matematico, e

per chissà quale motivo all'Università i bravi matema-

tici scarseggiano«.
«Hummin ti ha detto che sono un bravo matemati-

co?«
«Si. Ha detto che sei un tipo eccezionale.«


«Be'...« Seldon si guardò le unghie. «Mi piacerebbe

essere considerato tale... ma Hummin mi conosce si e

no da un giorno, e anche se ha ascoltato una mia rela-

zione non ha i mezzi per giudicarla. Secondo me, l'ha

detto solo per cortesia.«
«Non credo« replicò Dors. «Hummin stesso è una

persona eccezionale, e ha parecchia esperienza in fatto

di gente. Mi baserò sul suo giudizio. Comunque, avrai

modo di dimostrare quel che vali. Immagino che tu

sappia pr.Qgrammare i computer.«
« Naturalmente . «
«Parlo di computer didattici, ovvio, e voglio sapere

se sei in grado di preparare dei programmi per inse-

gnare varie fasi della matematica contemporanea.«
«Sì, fa parte della mia professione. Sono assistente

di matematica all'Università di Helicon.«


«Certo, me l'ha detto Hummin... Naturalmente,

questo significa che tutti sapranno che non sei Tran-

toriano, ma nessun problema. Qui all'Università la

maggior parte sono Trantoriani, comunque c'~ una

minoranza abbastanza numerosa di stranieri prove-

nienti dai mondi più disparati, ed è un fatto accetta-


F~Jon dico che non sentirai mai qualche frase pe-

~nte e offensiva, però è più probabile che siano gli

tranieri a rivolgertela, non i Trantoriani. A proposi-

anch io sono straniera.«


t~` «Oh?« Seldon esitb, poi decise che l'educazione gli

~imponeva di chiederglielo. «Di dove sei?«

«Di Cinna. Mai sentito nominare?«
Se fosse stato così cortese da mentire, avrebbe finito

! col tradirsi, rifletté Seldon, quindi rispose: «No«.


«Non mi sorprende. Probabilmente è un mondo an-

~` cor meno importante di Helicon... Comunque, tornan-

do alla programmazione dei computer didattici, im-

magino si possa programmarli con competenza o in

modo scadente.«
~; «Certo.«
,
«E tu farai una programmazione come si deve.«
«Me lo auguro.«
«Benissimo, allora... Lavorerai, e l'Università ti pa-

gherà.E adesso andiamo a mangiare. A proposito, hai

dormito bene?«
«Malgrado tutto, sì.«
F «E hai fame?«
«Sì, ma...« Seldon esitò.
| Dors disse allegra: «Ma ti preoccupa la qualità del

cibo, vero? Be', non preoccuparti. Dato che anch'io sO-

no straniera, posso capire perfettamente che ne pensi

delle dosi massicce di microalimenti che mettono in

tutto, ma i menù dell'Università non sono malvagi. Al-

meno, alla mensa del corpo docente. Gli studenti sof-

frono un po', ma serve a temprarli«.
si alzò e si avviò alla porta, ma si fermò quando Sel-

don non poté fare a meno di dire: «Fai parte del perso-

nale docente?«.
Dors si girò e gli rivolse un sorriso birichino. «Non ti

sembro abbastanza vecchia? Mi sono laureata due an-

ni fa su Cinna, e da allora sono qui. I ra due settimane,

compirò trent'anni.«

«Scusa« disse Seldon, sorridendo a sua volta. ~Ma

dimostrando ventiquattro anni non puoi pretendere di

non far sorgere dei dubbi riguardo la tua posizione ac-

cademica.,. ?

«Oh, gentile e simpatico« fece Dors. Seldon fu perva-

so da una certa sensazione di piacere. "Dopo tuttoq '`ì

pensò "quando scambia delle battute garbate con una

donna attraente, uno non pub sentirsi un perfetto

estraneo.n
Dors aveva ragione. La colazione non fu affatto malva-

gia. C'era qualcosa che aveva un gusto inconfondibile

di uovo, e la carne aveva un piacevole sapore affumica-

to. La bibita al cioccolato (su Trantor si usava molto il

cioccolato, e a Seldon non dispiaceva) probabilmente

era sintetica, però era buona, come i panini.


Seldon si sentl in dovere di dirlo. «~ stata una cola-

zione gradevolissima. Cibo. Ambiente. Tutto quanto.


«Mi fa piacere che lo pensin fece Dors.
Seldon si guardò attorno. C'era una serie di finestre

in una parete, e anche se la luce del sole, quella vera,

non entrava (chissà se avrebbe imparato ad acconten-

tarsi di quella luce diurna diffusa smettendo di cercare

chiazze di sole in una stanza? si chiese Seldon) la sala

era abbastanza luminosa... anzi, molto luminosa, per-

ché evidentemente il computer meteorologico locale

aveva deciso che quella giornata doveva essere limpida

e serena.
I tavoli erano apparecchiati per quattro persone, e

perlopiù erano pieni, ma Dors e Seldon sedevano da so-

li al loro. Dors aveva salutato alcune delle persone in

sala e aveva fatto le presentazioni. Tutti erano stati

cortesi, però nessuno si era unito a loro due. Indubbia-

mente, Dors intendeva stare sola con lui, però Seldon

non capiva come ci fosse riuscita.
~isse: «Non mi hai presentato nessun matematico,
,i «Non ne ho visto nemmeno uno che conoscessi. La

,klaggior parte dei matematici iniziano presto la gior-

~ata e sono già in aula per le lezioni alle otto. Secondo
~me, gli studenti che sono tanto temerari da scegliere
~matematica vogliono finire quel corso il più presto

possibile.«


'r «Mi pare di capire che tu non sei una matematica.«
«Oh, no, qualsiasi cosa tranne la matematica« ridac-

chiò Dors. «Qualunque cosa. Il mio campo è la storia.

Ho già pubblicato alcuni studi sulle origini di Tran-

~ tor... il regno primitivo, non il mondo attuale. Immagi-

L no che finirò con lo specializzarmi in questo settore... il

~ periodo reale di Trantor.

,~ «Fantastico.«
r «Fantastico?« Dors fissò Seldon perplessa. «Interes-

e sa anche a te il periodo reale di Trantor?«


~' «In un certo senso, sì. Quel periodo e altre cose del

genere. Non ho mai studiato seriamente la storia, men-


·~ tre avrei dovuto farlo.~
«Davvero? Se avessi studiato storia, non credo che

avresti avuto il tempo di studiare matematica, e i ma-

tematici sono molto richiesti... soprattutto in questa

università. Siamo pieni fin qui di storici« disse Dors,

portando la mano alla fronte «e di economisti e di poli-

tologi, ma gli scienziati e i matematici scarseggiano.

Chetter Hummin me l'ha fatto notare, una volta. L'ha

chiamato il declino della scienza, e secondo lui era un

fenomeno generale.~
Seldon spiegò: «Dicendo che avrei dovuto studiare

storia non intendo dire che avrei dovuto dedicarmi a

tempo pieno a questa materia. No, avrei dovuto stu-

diarla abbastanza perché mi aiutasse nel campo della

matematica. La mia specializzazione è l'analisi mate-

matica della struttura sociale~.


«Orribile, si direbbe.~

«In un certo senso, sì. E molto complicata, e se non

avrò molti più dati sull'evoluzione delle società non ~

approderò a nulla. Capisci, il mio quadro è troppo `

statico.~
«Non capisco, perché non ne so nulla. Stando a,

Chetter, staresti sviluppando una cosa chiamata psi-

costoria, una cosa importante. Ho afferrato bene? Psi-

costoria?«


«Esatto. ~vrei dovuto chiamarla ~psicosociologia~,

ma mi sembrava un termine bruttissimo. O forse sa-

pevo istintivamente che erano indispensabili delle c~

noscenze storiche, e poi non ho prestato sufficiente at-

tenzione ai miei pensieri.~
«"Psicostoria" suona meglio, sì, però non so cosa

sia.«
«Io stesso lo so a malapena.« Seldon rifletté per

qualche minuto, guardando la donna sull'altro lato del

tavolo... forse grazie a lei il suo esilio sarebbe stato me-

no penoso. Pensò all'altra donna che aveva conosciuto

alcuni anni addietro, ma escluse quel ricordo con deci-

sione. Se un giorno avesse trovato un'altra compagna,

avrebbe dovuto trattarsi di una donna in grado di capi-

re cosa volesse dire "sapere scientifico" e quanto fosse

impegnativa la vita di uno studioso.


Per pensare ad altro, disse: «Chetter Hummin mi ha

detto che l'Universit~ viene sempre lasciata in pace dal

governo«.
«E vero.~
Seldon scosse la testa. «Mi sembra incredibilmente

indulgente da parte del governo imperiale. Su Helicon,

le istituzioni didattiche non sono affatto così indipen-

denti dalle pressioni governative.~


«Nemmeno su Cinna, né su qualsiasi altro mondo, a

parte forse un paio dei mondi più grandi. Trantor ~è un

altro discorso.
«Perché?~-
«Perché è il centro dell'Impero. Qui le università
ulno un prestigio enorme. Tutte le università della
,lassia sfornano professionisti, però gli amministra-
,~i dell'Impero, gli alti funzionari, i milioni di persone
~e incarnano i tentacoli dell'Impero protesi in ogni

J~golo della Galassia, vengono educati qui su Tran-


~r.l~

b' «Non ho mai visto le statistiche...« iniziò Seldon.


«Fidati di quel che dico. E importante che i funzio-
~nari dell'Impero abbiano una base comune, un atteg-
~giamento particolare verso l'Impero. E non possono es-

sere tutti Trantoriani, altrimenti gli altri mondi si agi-

terebbero. Per questo motivo, Trantor deve attirare mi-
~ lioni di stranieri perché completino qui la loro forma-

i zione. Non importa il loro luogo d'origine, o il loro ac-

cento, o la loro cultura indigena... basta che assorbano

~ la patina trantoriana e si identifichino con un back-

r ground educativo trantoriano. Ecco cos'è che tiene as-

sieme l'Impero. Gli altri mondi sono meno recalcitran-

ti e irrequieti quando un numero considerevole degli

amministratori che rappresentano il governo imperia-

le sono persone del posto, individui nati e cresciuti lì.«
Seldon si sentì di nuovo imbarazzato. Non aveva
~I mai pensato a un fatto del genere. Si chiese se fosse

F possibile essere davvero un grande matematico cono-

F scendo solo la matematica. Disse: «E questa è una cosa

che tutti sanno?~.


«No, non credoY rispose Dors dopo alcuni attimi di

riflessione. «Lo scibile è talmente vasto che gli specia-

listi si aggrappano alle loro specialità come a uno scu-

do, per non dover conoscere nulla degli altri campi, per

evitare di essere sommersi.«
«Eppure tu la sai.J~
«Ma è la mia materia. Sono una storica che studia il

periodo reale di Trantor, e questa tecnica amministra-

tiva è stata uno dei sistemi grazie ai quali Trantor ha

esteso la sua influenza e ha compiuto la transizione dal

periodo regale a quello imperiale.«

L Rivolto quasi a se stesso, Seldon commentò: aCom'è~

dannosa la specializzazione eccessiva. Recide la cono-

scenza in mille punti e lascia aperte le ferite...«.

~b Dors si strinse nelle spalle. «Che vuoi farci?..Co-

i.~ munque, per attirare gli stranieri alle università tran-

toriane, Trantor deve dare loro qualcosa in cambio, vi-

sto che li strappa dai loro mondi e li porta su un mondo

che non conoscono, con una struttura incredibilmente

artificiale e consuetudini strane. Io sono qui da due an-

ni e devo ancora abituarmi. Forse non ci riuscirò mai.

Del resto, non intendo dedicarmi all'amministrazione,

quindi non mi sto sforzando di essere Trantoriana.
«E in cambio Trantor non offre solo la prospettiva di

una posizione importante, con un potere notevole e pa-

recchio denaro, naturalmente... offre anche la libertà.

Mentre completano la loro istruzione, gli studenti sono

liberi di denunciare il governo, di dimostrare pacifica-

mente contro il potere, di elaborare teorie proprie,

punti di vista autonomi. A loro piacciono, queste cose,

e molti vengono qui proprio per provare questa sensa-

zione di libertà.«
«Immagino che serva anche ad alleviare la pressio-

ne« osservò Seldon. «Gli studenti danno sfogo ai loro

rancori, gongolano compiaciuti come tutti i giovani ri-

voluzionari, e quando entrano a far parte della gerar-

chia imperiale sono pronti a iniziare il lavoro docili e

obbedienti.«


Dors annuì. «Forse hai ragione. In ogni caso, per tut-

ti questi motivi il governo tutela con cura la libertà

delle università. Quella del governo non è affatto indul-

genza... è solo astuzia.«


«E se non vuoi dedicarti all'amministrazione, Dors,

cosa farai?«


«La studiosa di storia. Insegnerò, inserirò dei video-

libri miei nei programmi.«


«Una posizione non molto prestigiosa, forse.«
« E soprattutto, non molto redditizia, Hari. Riguardo
F
~Qsizione, è il tipo di lotta che preferisco evitare. Ho
to molte persone con una posizione importante, ma

,~vo ancora trovarne una che sia felice. La posizione

bn è qualcosa di stabile che si possa godere tranquil-

~nente; bisogna battersi di continuo per mantenerla e


~on affondare. Perfino gli imperatori molto spesso fan-

ho una brutta fine. Forse un giorno tornerò semplice-

llente su Cinna e farò la professoressa.«

k~ aE col tuo passato trantoriano sarai un personaggio

~importante.«
Dors rise. <~Credo di sì, ma su Cinna a chi vuoi che in-

teressi? E un mondo scialbo, pieno di fattorie e con

tanto bestiame, a due e a quattro zampe.«
«Non lo troverai monotono, dopo Trantor?«
Sì, e va benissimo. E se diventerà troppo noioso,
4 posso sempre strappare una sovvenzione e andare un

po' in giro a cornpiere qualche ricerca storica. E questo

il vantaggio della mia materia.«
~' «Un matematico invece« disse Seldon, provando una

lieve amarezza per qualcosa che fino a quel momento

non l'aveva mai infàstidito «deve starsene seduto al

computer e pensare. A proposito di computer...« Esitò.

La colazione era terminata, e probabilmente Dors ave-

va degli impegni.


[ Ma Dors, apparentemente, non aveva alcuna fretta

di andarsene. «Sì? A proposito di computer?~-


«Sarà possibile avere il permesso di usare la biblio-

teca di storia?«


Ora fu Dors a esitare. «Be', credo di sì. Lavorando ai

programmi di matematica, probabilmente verrai con-

siderato un membro o quasi del corpo docente, e do-

vrei riuscire a farti avere il permesso. Solo...J-


«Solo?«
«Non voglio offenderti, ma sei un matematico e dici

di non sapere nulla di storia. Sarai capace di usare una

biblioteca storica?«
Seldon sorrise. «Usate computer molto simili a quel-

li di una biblioteca matematica, immagino.«

«Certo, però per i programmi di ogni materia ci sond

trucchi particolari. Tu non conosci i videolibri di con-

sultazione standard, i metodi rapidi per selezionare e,

saltare le informazioni. Sarai anche capace di trovare

un integrato iperbolico a occhi chiusi...
«Integrale iperbolico, intendi dire~. l'interruppe Sel-

don.
Dors lo ignorò. «Però probabilmente impiegheresti

un giorno e mezzo per trovare le clausole del Trattato


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