Oscar fantascienza Isaac Asimov


parte nostra, importante per Micogeno, tra-



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cante da parte nostra, importante per Micogeno, tra-

scurabile per noi... e non intendevo recitare un ruolo

~ diretto nell'accordo. Tutto doveva svolgersi con accor-

F; tezza e discrezione.«


~ «Già, ovvio« osservò Cleon. «Ma è stato un fallimen-

r to. Il Sindaco di Micogeno...«


«Si chiama Sommo Anziano, sire.«
«Non sottilizzare sui titoli. Questo Sommo Anziano

ha rifiutato?«


~ «Al contrario, sire. Ha accettato, e il matematico,

F Seldon, è caduto nel tranello.«


«Allora?«
«Lo hanno lasciato andar via impunemente.«
«Perché?« disse Cleon indignato.
«Di preciso non lo so, sire, ma credo che ci sia stata

t un'offerta superiore alla nostra.«

«Da parte di chi? Del Sindaco di Wye?«
«Forse, sire, ma ne dubito. Wye è costantemente sot-

to sorveglianza. Se avessero il matematico, lo saprei.«


L'Imperatore non era solo accigliato. Era visibilmen-

te arrabbiato. «Demerzel, non andiamo affatto bene.

Sono molto scontento. Di fronte a un fallimento del ge-

nere, mi chiedo se tu sia ancora l'uomo di un tempo

Che provvedimenti dobbiamo adottare contro Micoge-

no per avere sfidato apertamente la volontà dell'Impe-

ratore?"
Demerzel abbassò il capo, consapevole dell'atmosfe-

ra burrascosa, ma il suo tono rimase perfettamente

calmo e deciso. «Sarebbe un errore punire Micogeno,

sire. Lo scompiglio provocato da un nostro intervento

farebbe il gioco di Wye.«
«Ma dobbiamo fare qualcosa!~-
«Forse no, sire. La situazione non è grave come po-

trebbe sembrare.~


«~h, e perché non sarebbe grave?«
«Se ben ricordate, sire, questo matematico era con-

vinto che la psicostoria fosse irrealizzabile.«


·tCerto che ricordo. Ma quello è un particolare senza

importanza per i nostri scopi, no?~


«Può darsi. Però se fosse realizzabile, applicabile a

livello pratico, la psicostoria sarebbe infinitamente più

utile per noi, sire. E stando a quanto sono riuscito a

scoprire, il matematico adesso sta cercando di svilup-

pare la psicostoria a livello pratico. Il suo gesto blasfe-

mo a Micogeno, a quanto pare, era collegato a un ten-

tativo di risolvere il problema della psicostoria. Quin-

di, sire, forse ci conviene lasciarlo fare senza distur-

barlo. Meglio prenderlo quando sarà più vicino alla

sua meta o quando l'avrà raggiunta.~.


«Sempre che non lo prenda prima Wye.
«Questo non accadrà, provvederò io.~-
«Come hai appena provveduto a prelevare il mate-

matico da Micogeno?~


«La prossima volta non sbaglierò, sire« disse gelido

~merzel.


dF « Sì, è meglio che non sbagli, Demerzel . Non tollererò

altro sbaglio in questa faccenda« fece Cleon. E sog-


~unse stizzito: «Credo proprio che malgrado tutto non

|ormirò, questa notte«.


~llrad Tisalver, del Settore di Dahl, era basso. Con la

~ommità della testa arrivava appena al naso di Seldon.

~omunque, non sembrava badarci. Aveva bei linea-

klenti regolari, il sorriso facile, e sfoggiava dei folti baf-

.~ neri e una chioma nera e riccia.
Viveva, con la moglie e una figlia, in un apparta-

hento di sette stanzette, pulitissime, ma quasi prive

li mobili.
Tisalver disse: «Chiedo scusa, signor Seldon, se

on posso offrirvi il lusso a cui sarete senz'altro abi-

~uato, ma Dahl è un settore povero, e io non appar-

tengo nemmeno alla categoria pi~ benestante della


ostra gente«.
«~ maggior ragione siamo noi che dobbiamo scusar-

ci dal momento che veniamo a importunarvi con il pe-

so della nostra presenza). fece Seldon.
«Non e affatto un peso, signor Seldon. Il signor Hum-

min ci paga generosamente per l'uso del nostro mode-

sto alloggio, e i crediti sarebbero bene accetti anche se

voi non lo foste... mentre qui siete i benvenuti.«


Seldon ricordò le parole di commiato di Hummin

quand'erano arrivati finalmente a Dahl.


«Seldon, questo è il terzo rifugio che vi trovo. I primi

due erano posti dove l'autorità imperiale normalmente

non arrivava, quindi può darsi che proprio questo fatto

abbia attirato l'attenzione dell'Impero... in fin dei con-

ti, erano i posti più logici in cui cercarvi. Questo posto

è diverso. E un settore povero, normalissimo, addi

tura poco sicuro per certi versi. Non è un nascondi,

naturale per voi, e forse l'Imperatore e il suo Cap~

Ciabinetto non penseranno di guardare in questa d

zione. Dunque, vorreste farmi il favore di stare lonta

dai guai questa volta?« k3
«Proverò, Hummin« aveva risposto Seldon, un

offeso. «Rendetevi conto che non vado a cercarli i~

guai. Io sto tentando di raccogliere dati` che potrebbe3

richiedere anche secoli di lavoro, per avere una min

ma possibilità di elaborare la psicostoria.~
«Capisco« aveva detto Hummin. «I vostri tentativi y

hanno portato sulla Faccia superiore a Streeling, nell

guglia degli Anziani a Micogeno, e a Dahl chissà dovì

vi porteranno... In quanto a voi, dottoressa Venabili, s~

che avete cercato di proteggere Seldon, però dovet

impegnarvi di più. Mettetevi bene in testa che Seldon~

la persona più importante di Trantor... o della Galas~

sia, se è per questo... e che va protetto ad ogni costo.l~


«Continuerò a impegnarmi al massimo~ aveva repli

cato impettita Dors.


«E per quanto riguarda la famiglia che vi ospita,3

hanno le loro stranezze, però fondamentalmente sono~

brave persone, con cui ho già avuto a che fare in passa-

to. Cercate di evitare dei guai anche a loro.«


Ma Tisalver, almeno, non sembrava aspettarsi alcun

tipo di problema dai suoi nuovi inquilini, e il piacere

che aveva espresso per il loro arrivo (a parte i crediti

che avrebbe intascato) sembrava del tutto sincero.


Non era mai stato fuori Dahl, e aveva una fame insa-

ziabile di storie di luoghi lontani. Anche sua moglie

ascoltava, piegando il capo e sorridendo, e la loro fi-

glia, con un dito in bocca, sbirciava con un occhio da

dietro la porta.
Di solito era dopo il pasto, con l'intera famiglia riu

nita, che Seldon e Dors dovevano parlare del mondc

f~ctPrnn. ~1 ~ih.. era abbondante. ma poco saporito, e
~r
~ duro. A cosl breve distanza dalle vivande gusto-

tiie di Micogeno, era quasi immangiabile. Il "tavo-

~a una lunga mensola fissata a una parete, e si

3~iava in piedi.


fn domande garbate Seldon apprese che non si

tava di un fatto dovuto a un'estrema povertà, bensi

~ha normale usanza dahlita. Naturalmente, spiegò

~gnora Tisalver, certi Dahliti che occupavano im-

lanti incarichi governativi erano propensi ad adot-

I~ ricercatezze di ogni genere, le sedie, per esempio

~le chiamava "mensole per il corpo"), ma la sana

~se media disprezzava simili usanze.


~nche se disapprovavano il lusso superfluo, ai Tisal-

~piaceva sentirne parlare, e ascoltavano estásiati la

scrizione di materassi dotati di gambe, di cassettoni

;~nadi intarsiati, di vasellame e posate d'ogni tipo.

~Ascoltarono anche una descrizione delle consuetudi-

l~micogeniane, e Jirad Tisalver si accarezzò i capelli

5iinpiaciuto facendo capire che avrebbe preferito l'evi-

~zione piuttosto che la depilazione. La signora Tisal-

~r si infuriò quando seppe del servilismo delle donne

6i rifiutò di credere che le Sorelle l'accettassero tran-


illamente.

Comunque, a colpirli maggiormente fu un accenno

r_l'area imperiale fatto da Seldon. Quando, dopo alcu-

e domande, saltò fuori che Seldon aveva visto di per-

~na I Imperatore e gli aveva parlato, una coltre di sog-

~ezione calò sulla famiglia. Ci volle un po' prima che

,~osassero rivolgere delle domande, e Seldon scoprì che

~non era in grado di accontentarli. In fin dei conti non

Eaveva visto granché del parco attorno al Palazzo, e non

~aveva praticamente visto nulla dell'interno del Palazzo


~stesso.
I Tisalver rimasero delusi e cercarono con insistenza

di sapere di più. E una volta a conoscenza dell'avven-

~ tura imperiale di Seldon parvero increduli quando

F Dors affermò che lei invece non era mai stata nell'area

del Palazzo. Soprattutto, rifiutarono di accettare u~

commento di Seldon a proposito del comportamen~

dell'Imperatore. Seldon diceva che Cleon aveva parlà~

to e si era comportato come un essere umano qualsiasi~

cosa che ai Tisalver sembrava completamente impossi~

bile.
Dopo tre sere trascorse così, Seldon comincib a stan-

carsi. All'inizio aveva accolto con piacere la possibilità

di non fare nulla per un po' (di giorno, almeno) a parte

la visione di alcuni videolibri storici consigliati d?

Dors. I Tisalver cedevano di buon grado il loro visor~

agli ospiti durante il giorno, anche se la bambina no

era molto contenta e doveva andare nell'appartament~

di una famiglia di vicini e usare il loro visore per i com

piti.
«Non serve« disse Seldon inquieto nella sicurezz~_

della propria stanza dopo avere messo della musica

per scoraggiare eventuali orecchie indiscrete. «Posso

capire il fascino che esercita su di te la storia, ma è un ~

susseguirsi continuo di dettagli. E un cumulo enorme, 1

anzi galattico, di dati in cui non vedo l'ordine di base.«
«Be', un tempo gli esseri umani sicuramente non ve-

devano alcun ordine nelle stelle del cielo« disse Dors. 3

«Però alla fine hanno scoperto la struttura galattica.«
«E sicuramente ci sono volute intere generazioni, 1

non qualche settimana. Un tempo la fisica sarà sem- '

brata senz'altro una massa di osservazioni slegate, pri-

ma che fossero scoperte le leggi naturali fondamentali

dopo chissà quante generazioni... E i Tisalver?,3
«Be'? Cos'hanno? Secondo me sono molto simpa-

tici.
·~Sono curiosi.


«Naturale. Non lo saresti anche tu se fossi ál loro po-

sto?«
·~Ma è semplice curiosità? Pare che gli interessi da

morire il mio incontro con l'Imperatore.«
Dors fece spazientita: «Anche questo è normale. Non

ti comporteresti come loro se i ruoli fossero invertiti?«.

~«La cosa mi innervosisce.«

~«Ci ha portati qui Hummin.«


~Già, ma non è perfetto. Mi ha portato all'Università

~ono finito sulla Faccia superiore. Ci ha portati da Ca-

~sole Quattordici, che ci ha teso un tranello. Lo sai

~:enissimo. Dopo essere rimasto scottato due volte, lo-

~ico che sia diffidente. Sono stanco di tante domande.«
~Allora ribalta la situazione, Hari. Non ti interessa

~ahl?«


~Certo. Tu cosa sai, tanto per cominciare?«
~ «Nulla. E solo uno degli oltre ottocento settori, e io

pno su Trantor da poco più di due anni.«


F' «Appunto. E ci sono venticinque milioni di altri

,~!nondi e io sto dedicandomi a questo problema da poco

~iù di due mesi... Sai, voglio tornare su Helicon, inizia-

.~e uno studio sulla matematica della turbolenza, l'ar-

Egomento della mia tesi, e dimenticare di aver visto, o

~di aver creduto di vedere, che la turbolenza offriva una

~nuova prospettiva di studio della società umana.«
Ma quella sera Seldon disse a Tisalver: «Sapete, si-

~gnor Tisalver, non mi avete ancora detto cosa fate,

Pquale è la vostra occupazione~.
«Io?« Tisalver portò le dita al torace, che era coperto

da una semplice maglietta bianca senza nulla sotto...

l'uniforme maschile adottata a Dahl, apparentemente.

«Nulla di speciale. Lavoro alla stazione olovisiva loca-

le, mi occupo di programmazione. Lavoro molto noio-

so, però permette di tirare avanti.«


F «Ed è rispettabile~ intervenne la signora Tisalver.

F ~Almeno non deve lavorare nelle cistermiche.«


r «Le cistermiche?« Dors inarcò le sopraccigl'ia, mo-

strandosi affascinata.


«Oh, be'« fece Tisalver «Dahl è noto soprattutto per

F questo. Non è granché, però quaranta miliardi di Tran-

toriani hanno bisogno di energia e noi ne forniamo pa-

g recchia. Non ci considerano molto, ma vorrei vedere

L come se la caverebbero certi settori ricchi senza la no-

~ s~ra energia.«

Seldon era confuso. «L'energia di Trantor non pro-

viene dalle centrali solari in orbita?«


«Una parte« rispose Tisalver. «E una parte proviene

dalle centrali nucleari a fusione sulle isole, una parte

da motori a microfusione, una parte dalle centrali eoli-

che della Faccia superiore, per~ la metà" alzò un dito,

assumendo un'espressione insolitamente solenne «la

metà proviene dalle cistermiche. Ci sono altre cister-

miche in parecchi posti, ma non sono ricche come

quelle di Dahl. Davvero non sapete cosa sono? Da come

mi state fissando...«
«Siamo stranieri« si affrettò a precisare Dors. (Per

poco non aveva detto "tribali", ma si era trattenuta in

tempo.) « Soprattutto il dottor Seldon. E su Trantor da

appena un paio di mesi.«


«Davvero?« disse la signora Tisalver. Era legger-

mente più bassa del marito, era rotondetta senza esse-

re grassa, aveva i capelli scuri raccolti in una crocchia,

e splendidi occhi scuri. Come il marito, dimostrava

trentacinque, quarant'anni.
(Dopo il soggiorno a Micogeno, breve ma intenso,

Dors provava una strana sensazione nel constatare che

una donna poteva partecipare liberamente alla conver-

sazione. I nuovi comportamenti venivano assimilati

molto in fretta, rifletté, e si ripromise di dirlo a Sel-

don... un altro dato per la sua psicostoria.)


«Oh, sì« rispose. «Il dottor Seldon è di Helicon.«
La Tisalver palesò con garbo la propria ignoranza.

«Oh, e dove sarebbe?«


«Be', è...~ Dors si rivolse a Seldon. «Dov'è, Hari?«
Seldon parve imbarazzato. «Se devo essere sincero,

non credo di poterlo localizzare facilmente su un mo-

dello galattico senza guárdare le coordinate. Posso dire

soltanto che si trova sull'altro lato del buco nero cen-

trale rispetto a Trantor, e che arrivarci in ipernave non

è divertente.«


La Tisalver disse. «Penso che Jirad e io non saliremo

mai su un'ipernave~.


~F'
~Forse un giorno ci andremo, Casilia« fece allegro

~alver. «Ma parlateci di Helicon, signor Seldon.«


J$eldon scosse la testa. «Sarebbe noioso. E solo un

ondo come tanti. Solo Trantor è diverso dal resto.

~n ci sono cistermiche su Helicon, e probabilmente

-nessun altro posto, eccetto Trantor. Parlatemi delle

termiche.«
("Solo Trantor è diverso dal resto." La frase gli

~heggiò nella mente, e per un attimo Seldon si soffer-

o a esaminarla... e chissà perché, tutt'a un tratto pen-
alla storia della Umano sulla coscia" di Dors... ma Ti-

lver stava parlando, e tutto svani in un istante.)


«Se vi interessano le cistermiche, posso mostrarve-

.« Tisalver si rivolse alla moglie. «Casilia, ti spiace se

~_omani sera porto il signor Seldon alle cistermiche?~

aE la signora Venabili?«

«Anch'io verrei« fece Dors.
La Tisalver corrugò la fronte e rispose brusca:

~«Non mi sembra una buona idea. I nostri ospiti si


~annoierannO«.
F «Non credo, signora Tisalver« disse affabile Sel-
~don. «Ci piacerebbe moltissimo vedere le cistermi-

che. E saremmo felicissimi di essere accompagnati


~' anche da voi... e dalla vostra figliola, se anche lei de-

sidera venire.,-


«Alle cistermiche?« La Tisalver si irrigidì. «Non è un

posto adatto a una donna per bene.~-


Seldon si sentì imbarazzato per quella gaffe. «Non

intendevo offendere, signora Tisalver.«


«Nessuna offesa« intervenne il marito. ~Casilia lo ri-

tiene un posto infimo per il nostro livello, ed è vero, ma

l'importante è non lavorarci, e non è un problema visi-

tarlo semplicemente e mostrarlo agli ospiti. Però è un

posto disagevole, e non riuscirei mai a convincere Casi-

lia a indossare l'abbigliamento necessario.«


Si alzarono dalla loro posizione accovacciata. Le ~se-

die" dahlite erano sedili di plastica muniti di rotelline,

che mettevano a dura prova le ginocchia di Seldon e gl~

davano l'impressione di traballare a ogni movimentd

del suo corpo. I Tisalver invece riuscivano a stare sedu-'

ti in perfetto equilibrio e si alzarono con la massima~

disinvoltura, senza doversi aiutare con le braccia conx~

faceva Seldon. Anche Dors si drizzò senza difficoltà,


Seldon ancora una volta si meravigliò per la suá grazia

naturale.


Prima di separarsi e ritirarsi nelle rispettive camere

per la notte, Seldon disse a Dors: «Sicura di non sapere

nulla delle cistermiche? Dalla reazione della signora

Tisalver, sembrerebbero un posto sgradevole«.


«Non può essere tanto sgradevolel altrimenti Tisal

ver non avrebbe proposto di mostrarcelo. Consideria-

mola una sorpresa.~
Tisalver disse: «Avrete bisogno di indumenti adatti,-.

In sottofondo si udì la signora Tisalver che sbuffava.


Pensando alle toghe con un senso di disagio, Seldon

chiese: «Come indumenti adatti?~-.


«Qualcosa di leggero, come quello che porto io. Una

maglietta con le maniche corte, calzoni ampi, mutande

ampie, calze, sandali aperti. Ho tutto io.~-
«Bene. Non sembra malvagio...~-
«E ho gli stessi indumenti anche per la signora Vena

bili. Spero che vadano bene.«


I capi di vestiario (suoi) che Tisalver forni ai due

ospiti erano solo leggermente stretti. Quandl~ furono

pronti, salutarono la signora Tisalver, che rimase a os-

servali dalla porta con aria rassegnata ma sempre di

venata disapprovazione.
Stava calando la sera, e c'era un affascinante bagli~

re crepuscolare in alto. Tra poco le luci di Dahl si sa-

rebbero accese. La temperatura era mite, e non c'erano
~aticamente veicoli in giro; tutti andavano a piedi. In

,~tananza ~ii udiva il ronzio onnipresente di una

"~pressovia, e ogni tanto si vedeva lo scintillio delle

l~e luci.


i Sembrava che i Dahliti non camminassero verso una

heta particolare, notò Seldon. Si aveva l'impressione

he stessero passeggiando tutti. Forse, se Dahl era il

~cttore povero dipinto da Tisalver, i divertimenti poco

~stosi erano molto apprezzati, e in fondo non c'era

ulla di più piacevole ed economico di una passeggiata

erale.
Seldon assunse automaticamente un'andatura rilas-

~ata e avvertl attorno a sé il calore della cordialità.

?assandosi accanto la gente si salutava e scambiava

ualche parola. Ovunque, baffi neri, più o meno folti,

~di varie forme... evidentemente, un tratto indispensa-

bile per i maschi dahliti, come la testa calva dei Fratel-

li micogeniani.
Era un rito serale, un modo per accertarsi che un al-
~ tro giorno fosse trascorso tranquillo, che gli amici stes-
J~ sero bene e fossero felici. E ben presto risultò evidente

che Dors attirava lo sguardo di tutti. Nel lucore crepu-

scolare, il rosso dei suoi capelli era diventato più scuro,

però spiccava in quel mare di teste nere (con qualche


~F chiazza grigia) come una moneta d'oro che stesse roto-

lando su un cumulo di carbone.


«Molto piacevole~- disse Seldon.
«Già« annuì Tisalver. «Normalmente, adesso pas-

seggerei con mia moglie, e lei sarebbe nel suo elemen-

to. Conosce il nome, l'occupazione, le amicizie di tutti

quelli che abitano nel raggio di un chilometro. Io, no.

La metà delle persone che mi salutano adesso!.. be',

non so nemmeno come si chiamano. Comunque, non

dobbiamo camminare troppo lentamente. Dobbiamo

arrivare all'ascensore. Per scendere ai livelli inferiori...

è un mondo attivo, questo.«
Quando furono nell'ascensore, Dors disse: aImmagi-

no, signor Tisalver, che le cistermiche siano posti dove

il calore interno di Trantor viene utilizzato per produr-

re vapore, muovere delle turbine, e produrre inflne

elettricità « . `
aOh, no. Delle grandi pile termoelettriche ad alta

efficienza producono direttamente l'elettricità. Non

chiedetemi i particolari, per favore. Io sono solo un,

programmatore olovisivo. Anzi, laggiù non chiedeteli

a nessuno i particolari. L'intero apparato è una spe-

cie di enorme scatola nera. Funziona, però nessuno .

sa come.«
«E se qualcosa si guasta?«
«Di solito non succede, ma se succede, arrivano degli

esperti da non so dove. Gente che capisce i computer. E

quasi tutto computerizzato, naturalmente.«
L'ascensore si fermò, e i tre uscirono. Furono investi-

ti da un'ondata di calore.


«Fa caldo~ fu il commento superfluo di Seldon.
«Già~ disse Tisalver. «Ecco perché Dahl è una fonte

energetica così preziosa. Qui lo strato di magma è più

vicino alla superficie che in qualsiasi altro punto del

mondo. Quindi bisogna lavorare in mezzo al caldo.


«E l'aria condizionata?« chiese Dors.
«L'aria condizionata c'è, ma è una questione di spe-

sa. Ventiliamo, deumidifichiamo, raffreddiamo, però

se esageriamo consumiamo troppa energia e l'intero

processo diventa troppo costoso.«


Tisalver si fermò accanto a una porta e segnalò. La

porta si aprì e ne uscì una folata di aria più fresca. Ti-

salver borbottò: «Dovremmo riuscire a trovare qualcu-

no che ci accompagni nella visita... così terrà a freno

anche i commenti di cui altrimenti la signora Venabili

sarà vittima... da parte degli uomini, almeno«.


«I commenti non mi imbarazzeranno« fece Dors.
«Imbarazzeranno me« spiegò Tisalver.
Dall'ufficio uscl un giovanotto che si presentò come

Hano Linder. Assomigliava abbastanza a Tisalver, ma


~eldon decise che prima di imparare a disting~ere be-

ne le differenze individuali avrebbe dovuto abituarsi

pla bassa statura, alla carnagione scura, ai capelli neri
ai baffi rigogliosi che caratterizzavano la popolazio-

~e di Dahl.


Linder disse: «Vi accompagno volentieri, per quel

~he c'è da vedere. Sapete, come spettacolo non è certo

~n kolossal«. Stava rivolgendosi a tutti, ma teneva lo

~guardo fisso su Dors. «Non sarà piacevole. Vi consi-

~gllo di togliere la maglietta.«
«Qui si sta bene« osservò Seldon.
Certo, perché siamo dirigenti. Il grado ha i suoi pri-

vilegi. Là fuori non possiamo tenere il condizionamen-

~ to così alto. Ecco perché loro sono pagati più di me. In-

E fatti, quelli sono i lavori meglio retribuiti di Dahl... I'u-

nico sistema per attirare della gente a lavorare quag-

giù. Comunque, è sempre più difficile trovare dei ci-

stermisti.« Linder respirò a fondo. «Bene, tuffiamoci

nella zuppa.«


Si tolse la maglietta e la infilò nella cintura. Tisalver

fece altrettanto, imitato da Seldon.


Linder guardò Dors. «E per stare meglio, signora,
~' ma non è obbligatorio.«
«D'accordo.« Dors si levò la maglietta.

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