Oscar fantascienza Isaac Asimov



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manomissione perché non è una cosa piacevole. Non

ho dovuto manomettere la sua mente, perché Caposole

mi doveva dei favori ed è un uomo onorevole nonostan-

te le stranezze che avete trovato in lui. Invece ho dovu-

to influenzarlo la seconda volta, dopo che avevate com-

, messo quella che per lui era un'azione sacrilega, ma si

r è trattato di un intervento di lievissima entità. Non era

ansioso di consegnarvi alle autorità imperiali, per le

quali non nutre una grande simpatia. Mi sono limitato

a rafforzare un po' quell'antipatia, e lui vi ha affidati a

me, accettando le mie argomentazioni che altrimenti

forse gli sarebbero sembrate speciose.

«E non ho influenzato molto nemmeno voi. Anche

voi diffldavate degli Imperiali, come la maggior parte

degli esseri umani, oggigiorno... e questo è un fattore

importante del decadimento e del deterioramento del-

I'Impero. Inoltre, eravate fiero del concetto di psicosto-

ia, eravate orgoglioso di avere partorito quell'idea.

Quindi non vi sarebbe dispiaciuto dimostrare la sua

applicabilità pratica. La cosa vi avrebbe inorgoglito

ancor di più.«
Seldon corrugò la fronte. «Scusate, signor Robot, ma

non mi sembra di essere un mostro d'orgoglio.«


Daneel disse pacato: «Non siete un mostro d'orgo-

glio. Sapete benissimo che non è né ammirevole n~

utile lasciarsi guidare dall'orgoglio, cosl cercate di
frenarne la spinta... ma è come se non vi andasse di

avere il battito cardiaco come elemento base del vo-

stro funzionamento. Sono due cose inevitabili. Anche

se nascondete il vostro orgoglio per stare in pace con

voi stesso, a me non potete nasconderlo. C'è, per

quanto lo mascheriate con cura. Mi è bastato raffor-

zarlo solo un po', e subito voi siete stato disposto a

prendere provvedimenti per sottrarvi a Demerzel,

provvedimenti ai quali un attimo prima vi sareste op-

posto. Ed eravate ansioso di sviluppare la psicostoria,

mentre un attimo prima un desiderio tanto intenso vi

sarebbe sembrato assurdo.


«Non ho ritenuto necessario intervenire su altre co-

se, e così avete dedotto la mia natura robotica. Se aves-

si previsto questa possibilità, forse avrei impedito che

accadesse, ma la mia previdenza e le mia capacità non

sono illimitate. E non mi dispiace di avere trascurato

questa possibilità, perché le vostre argomentazioni so-

no valide, ed è importante che sappiate chi sono e che

io sfrutti tutte le mie doti per aiutarvi.


«Le emozioni, mio caro Seldon, influenzano moltis-

simo il comportamento umano, ben più di quanto gli

stessi esseri umani non immaginino. Non avete idea di

quanto si possa ottenere con un piccolissimo tocco, e di

quanto io sia riluttante a intervenire«.
Seldon respirava con affanno... stava cercando di ve-

dersi come un uomo spinto dall'orgoglio, e la cosa non

gli piaceva. aPerché riluttante?«
«Perché è facilissimo eccedere. Dovevo impedire a

Rashelle di trasformare l'Impero in un'anarchia feuda-

le. Avrei potuto alterare le menti rapidamente, e come

conseguenza avremmo potuto avere benissimo una ri-

bellione sanguinosa... Gli uomini sono uomini... e i ge-

nerali wyani sono quasi tutti uomini. In realtà è abba-

stanza facile risvegliare in ogni uomo il risentimento e

la paura latente delle donne. Può darsi che sia un fatto

biologico che io, in quanto robot, non sono in grado di

capire appieno.


«Ho dovuto solo rafforzare questo sentimento per far

crollare i piani di Rashelle. Se avessi esagerato di un

solo millimetro, non avrei ottenuto quel che volevo...

un rovesciamento incrùento. A me bastava fare in mo-

do che i Wyani non opponessero resistenza all'arrivo

dei miei soldati.~


Daneel fece una pausa, quasi cercasse di scegliere be-

ne le parole, quindi proseguì. «Non intendo approfon-

dire gli aspetti matematici del mio cervello positroni-

co. Sono cose che non sono in grado di capire, anche se

forse voi sareste in grado di capirle se vi soffermaste a

esaminarle. Comunque, io sono governato dalle Tre

Leggi della Robotica che di solito vengono espresse... o

meglio, venivano espresse tanto tempo fa... nel modo

seguente:
~Prima. Un robot non può fare del male a un essere

umano o, tramite l'inazione, permettere che un essere

umano riceva danno.
«Seconda. Un robot deve obbedire agli ordini ricevu-

ti dagli esseri umani, a meno che tali ordini non con-

trastino con la Prima Legge.
«Terza. Un robot deve proteggere la propria esisten-
snR i sog

za, a meno che tale protezione non contrasti con la Pri-

ma e la Seconda Legge.
«Ma avevo un... un amico, ventimila anni fa. Un al-

tro robot. Non come me. Era impossibile scambiarlo

per un essere umano, ma era lui ad avere i poteri men-

tali ed è stato grazie a lui che io ho acquisito i miei.


«Secondo questo amico, doveva esserci una norma

ancor più generale delle Tre Leggi... L'ha chiamata la

Legge Zero, dal momento che zero precede uno. E que-

sta:
«Legge Zero. Un robot non pub fare del male all'u-

manità o, tramite l'inazione, permettere che l'umanità

riceva danno.


«Dunque la Prima Legge deve essere completata in

questo modo: Un robot non può fare del male a un esse-

re umano o, tramite l'inazione, permettere che un esse-

re umano riceva danno, a meno che questo non contra-

sti con la Legge Zero. E le altre leggi devono essere m~

dificate di conseguenza. Capite?~.


Daneel si interruppe, aspettando, e Seldon annul.

«Capisco.«


Daneel riprese. «Il problema è, Hari, che è facile

identificare un essere umano. Lo si può indicare col di-

to. E facile vedere cosa danneggerà o no un essere uma-

no... relativamente facile, almeno. Ma cos'è l'umanità?

Cosa possiamo indicare quando parliamo di umanità?

In che modo si può definire un danno all'umanità?

Quand'è che un'azione farà più bene che male all'uma-

nità presa globalmente, e in che modo si può stabilir-

lo? Il robot artefice della Legge Zero è morto... è rima-

sto disattivato permanentemente... perché è stato co-

stretto a compiere un'azione che a suo giudizio avreb-

be salvato l'umanità... però non era sicuro che quell'a-

zione avrebbe salvato l'umanità, non poteva averne la

certezza. E disattivandosi ha affidato la responsabilità

della Galassia a me.
~Da allora, io ho pro~vato. Ho interferito il meno pos-

sibile, fidando che fossero gli stessi esseri umani a giu-

dicare cosa fosse bene. Loro potevano rischiare; io no.

Loro potevano mancare i loro obiettivi; io non osavo

farlo. Loro potevano fare del male involontariamente;

io mi-sarei disattivato se l'avessi fatto. La Legge Zero

non tiene conto del male involontario.
«Ma a volte sono costretto a intervenire. Il fatto che

sia ancora in funzione dimostra che le mie azioni sono

state moderate e discrete. Comunque, quando l'Impero

ha cominciato a indebolirsi è a decadere, ho dovuto in-

terferire più spesso, e da decenni ormai devo recitare la

parte di oemerzel, cercando di dirigere il governo in

maniera tale da tenere lontana la rovina... eppure, co~

me vedete, funziono ancora.


Quando avete fatto il vostro di_ccorso al Convegno

Decennale, ho capito subito che la psicostoria rappre-

sentava uno strumento grazie al quale forse s_rebbe

stato possibile identificare cosa fosse bene o meno per

l'umanità. Con la psicostoria, si sarebbero prese deci-

sioni meno alla cieca. Le avrei lasciate addirittura

agli esseri umani, quelle decisioni, riservandomi di

intervenire solo in casi di grave emergenza. Così, ho

fatto in modo che Cleon venisse a sapere del vostro

discorco e vi convocasse. Poi, quando vi ho sentito ne-

gare il valore della psicostoria, sono stato costretto a

escogitare il modo di spingervi ugualmente a tentare.

Capite, Hari?«
Piuttosto scosso, Seldon disse: «Capisco, Hummin~.
.IPer voi, devo rimanere Hummin le rare volte che

potrò vedervi. Vi darò le informazioni che ho se ne

avrete bisogno, e nella mia veste di Demerzel vi proteg-

gerò il più poscibile. Come Daneel, non dovete mai par-

lare di me."
«Non lo farei mai« si affrettò a rassicurarlo Seldon.

«Dal momento che mi occorre il vostro aiuto, ostacola-

re i vostri piani significherebbe guastare le cose.~
~Sì. so che nnn In f~r~?.ctf~ mAi.~ nan~l .cnrri.c~ ctan_

camente. aIn fin dei conti, siete abbastanza vanitoso

da volere tutto il merito della psicostoria. Guai se si sa-

pesse che avete avuto bisogno dell'aiuto di un robot.«


Seldon arrossl. «Non sono...«
«Lo siete, anche se lo nascondete attentamente a voi

stesso. Ed è importante, perché sto rafforzando in mo-

do leggerissimo questo vostro sentimento, così non riu-

scirete mai a parlare di me ad altri. Non vi verrà nep-

pure in mente di poterlo fare.«
Seldon disse: «Ho il sospetto che Dors sappia... ~
«Sl, sa di me. E anche lei non può parlare di me ad

altri. Ora che conoscete tutti e due la mia vera natura,

potrete parlare liberamente di me tra voi, ma con nes-

sun altro.«


Daneel si alzò. «Hari, ora devo pensare al mio lavo-

ro. Tra non molto, voi e Dors sarete riportati al Settore iì

Imperiale...*
«Raych, il ragazzo... deve venire con me. Non posso

abbandonarlo. E c'è un giovane dahlita che si chiama

Yugo Amaryl...r
«Capisco. Verrà anche Raych, e riguardo i vostri

amici comportatevi come meglio credete. Ci prendere-

mo cura di voi tutti. E voi lavorerete alla psicostoria.

Avrete uno staff. Avrete il materiale di consultazione e

i computer necessari. Io interferirò il meno possibile, e

se le vostre idee incontreranno delle resistenze che non

arriveranno al punto di compromettere la missione,

dovrete occuparvene voi.«


«Aspettate, Hummin... E se, nonostante tutto il vo-

stro aiuto e tutti i miei sforzi, salterà fuori che la psico- ;

storia non può essere trasformata in uno strumento

pratico? Se fallirò?«


«In questo caso, ho un secondo piano. Un piano a cui

sto lavorando da tempo su un mondo diverso e in modo

diverso. Anche quello è molto difficile, e per certi

aspetti è ancor più radicale della psicostoria. Anche

~uello Può fallire. ma con due strade aPerte aumenta-
no pure le probabilità di successo. Vi do un consiglio,

Hari. Se un giorno riuscirete a mettere a punto uno

strumento che forse impedirà che accada il peggio, cer-

cate di ideare invece duestrumenti, cosl se uno fallirà,

ci sarà sempre l'altro. L'Impero deve essere stabilizza-

to o ricostruito su nuove fondamenta. Cerchiamo di

averne due, se possibile... Ora devo riprendere il mio

normale lavoro, e voi dovete dedicarvi al vostro.« Con

1, un cenno di saluto, Daneel uscl.
Seldon lo segui con lo sguardo e disse sottovoce:

«Prima devo parlare con Dors«.


94
Dors disse: «Il palazzo è sgombro. A Rashelle non verrà

fatto alcun male. E tu ritornerai al Settore Imperiale,

Hari .~ .
«E tu, Dors?« chiese Seldon, la voce bassa e tesa.
«Immagino che tornerb all'Università. Sto trascu-

rando il mio lavoro, i miei corsi.«


«No, Dors, hai un compito più importante.«
«Cioè?t~
« La psicostoria. Non posso affrontare il progetto sen-

za di te.t


aCertO che puoi. Non so nulla di matematica, io.«
«E io non so nulla di storia... mentre sono indispen-

sabili entrambe.«


Dors rise. «Ho l'impressione che, come matematico,

tu sia una cima. Io, come storica, sono appena discreta,

non sono certo eccezionale. Troverai un'infinità di sto-

rici più adatti di me alle esigenze della psicostoria.«


«In tal caso, Dors, lascia che ti spieghi che per la psi-

costoria non bastano ùn matematico e uno storico. Ci

vuole anche la volontà di affrontare un problema che

probabilmente richiederà una vita di lavoro. Senza di

te, Dors, mi mancherà la volontà necessaria.«

«No, non tì mancherà.«


«Dors, senza te, non intendo averla.«
Dors guardò Seldon pensosa. «E una discussione

inutile, Hari. Senza dubbio, sarà Hummin a decidere.

Se mi rimanderà all'Università...«
«Non lo farà.«
«Come puoi esserene certo?~
«Perché glielo dirò chiaro e tondo. Se ti rimanda al-

I'Università, io torno su Helicon, e l'Impero può conti-

nuare a sgretolarsi.~
«Non parli sul serio.«
«Sì, invece.~.
«Non ti rendi conto che Hummin può alterare i tuoi

sentimenti in maniera tale da farti lavorare alla psico-

storia... anche senza di me?«
Seldon scosse la testa. «Hummin non prenderà una

decisione così arbitraria. Ho parlato con lui. Non osa

influenzare troppo la mente umana perché è vincolato

da quelle che chiama le Leggi della Robotica. Per in-

fluenzare la mia mente in modo tale da farmi rinuncia-

re alla tua compagnia, Dors, dovrebbe intervenire con

un tipo di alterazione troppo rischiosa per lui. D'altra

parte, se mi lascerà stare e se tu ti unirai a me nel pro-

getto, Hummin otterrà quel che vuole... una possibilità

concreta di una psicostoria pratica. Perché non do-

vrebbe accettare?~
Dors scosse la testa. «Può darsi che non sia d'accordo

per motivi suoi.«


«Perché non dovrebbe essere d'accordo? Hai ricevu-

to l'incarico di proteggermi, Dors. Hummin ha revoca-

to l'incarico?~
«No.«
«~llora vuole che tu continui la tua protezione. E io-

voglio la tua protezione.«


«Da cosa? Adesso hai la protezione di Mummin, sia

nella veste di Demerzel che in quella di Daneel, e mi

pare che non ti occorra altro.«
ffAnche se avessi la protezione di tutte le persone e

di tutte le forze della Galassia, continuerei a desidera-

re la tua.«
E «Allora non mi vuoi per la psicostoria. Mi vuoi per la

protezione.«


Seldon assunse un'espressione accigliata. «No! Per-
E ché travisi le mie parole? Perché mi costringi a dire

quello che senza dubbio sai già? Non ti voglio né per la

psicostoria né per la protezione. Quelli sono pretesti, e
~ userò qualsiasi altro pretesto necessario, se sarà il ca-
E so. Io voglio te... solo te. E se ti interessa conoscere il

motivo vero... be', perché tu sei tu.«


«Non mi conosci nemmeno.«
«Non importa. Non mi interessa... Però ti conosco, in

un certo senso. Meglio di quel che pensi.«


«Davvero?«
«Certo. Esegui gli ordini e rischi la vita per me senza

esitare, incurante delle conseguenze. Hai imparato a

giocare a tennis in un attimo. Hai imparato a maneg-

giare i coltelli ancor più in fretta e nello scontro con

Marron ti sei comportata in modo perfetto... in modo`

disumano, se mi consenti il termine. Hai una forza mu-

scolare sorprendente, e reazioni di una rapidità sor-

prendente. Riesci a capire quando c'è qualcuno che

origlia quel che si dice in una stanza, e riesci a metterti

in contatto con Hummin senza usare apparentemente

nessuno strumento.«
Dors disse: «E da tutto ciò che conclusioni trai?«.
«Be', ho pensato che Hummin, nel suo ruolo di R.

Daneel Olivaw, si trova di fronte a un'impresa impossi-

bile. Come può un solo robot cercare di guidare l'Impe-

ro? Deve avere degli aiutanti.«


«Questo è ovvio. Milioni di aiutanti, immagino. Io

sono un'aiutante. Tu sei un aiutante. Il piccolo Raych,

pure.«
«Tu sei un aiutante di tipo diverso.«
«In che senso? Hari, dillo. Se sarai tu a dirlo e lo sen-

tirai con le tue stesse orecchie, ti renderai conto di

quanto sia assurdo.l.
Seldon fissò Dors a lungo, poi fece sottovoce: «Nonlo

dirò... perché non m'importa~>.


«Davvero? Vuoi prendermi come sono?~
«Ti prenderò come devo. Tu sei Dors e, qualunque al-

tra cosa tu sia, io non voglio nient'altro.«


Dors mormorò: «Hari, io voglio il tuo bene proprio

perché sono quel che sono, ma sento che anche se fossi

diversa vorrei ugualmente il tuo bene. E non penso di

essere adatta a te«.


«Adatta o no, non m'importa.« Seldon abbassò lo

sguardo e fece qualche passo, soppesando le sue prossi-

me parole. aDors, sei mai stata baciata?«
«Certo, Hari. Fa parte della vita sociale, e io ho una

vita sociale.«


«No, no! Voglio dire, hai mai baciato veramente un

uomo? Sai, appassionatamente?«


«Be', sì, Hari.«
«Ti è piaciuto?«
Dors esitò. «Quando ho baciato in quel modo, è stato

più bello che deludere un uomo che mi piaceva, un uo-

mo la cui amicizia significava qualcosa per me.« A

questo punto, Dors arrossi e distolse lo sguardo. «Per

favore, Hari, per me è difficile spiegare.
Ma Seldon, più che mai deciso, insisté. «Dunque hai

baciato per la ragione sbagliata... per evitare di ferire i

sentimenti di qualcuno.«
«Forse lo fanno tutti, in un certo senso.«
Seldon rifletté su quelle parole, poi disse all'improv-

viso: «Tu hai mai chiesto di essere baciata?«.


Dors rimase in silenzio alcuni istanti, come se stesse

riesaminando la propria vita. «No.«


«O dopo essere stata baciata, non hai mai desiderato

che ti baciassero di nuovo?«


«No.«
«Hai mai dormito con un uomo?« chiese Seldon sot-

tovoce, disperato.


·tCerto. Te l'ho detto. Queste cose fanno parte della

vita.~
Seldon strinse le spalle di Dors, come se volesse

scuoterla. «Ma non hai mai provato il desiderio... il bi-

sogno di quel tipo di intimità con una persona in parti-

colare, una persona speciale? Dors, non hai mai sentito

in te l'amore?«.


Dors alzò la testa lentamente, in modo quasi mesto,

e fissò Seldon negli occhi. «No, Hari, mi dispiace.«


Seldon la lasciò andare, abbandonando le braccia

lungo i fianchi, abbattuto.


Dors, delicatamente, gli posò la mano sul braccio e

disse: «Lo vedi, Hari. In fondo non sono quello che


vuoi « .
Seldon piegò il capo e fissò il pavimento. Esaminò il
problema e cercò di pensare con razionalità. Poi rinun-

ciò. Era qualcosa che voleva... Ia voleva, al di là di

qualsiasi considerazione razionale. Alzò la testa.

«Dors, cara... anche cosi, non m'importa.«


~a cinse con le braccia e accostò la testa alla sua, len-

tamente, quasi si aspettasse che lei potesse ritrarsi, ma

continuando ad attirarla a sé.
Dors non si mosse e lui la baciò... un bacio lungo e

appassionato... E di colpo le braccia di Dors lo strin-

sero.
Quando infine Seldon si staccò, lei lo guardò col

sorriso negli occhi e disse: «Baciami ancora, Hari...



Ti prego~.
51f~ 1 51~


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