Liber chronicus parr. Ia di vedeseta


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Lapide in marmo

posta sul presbiterio della Chiesa

Parrocchiale il 21 Giugno 1896.

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Anno post Christum natum

MCCCIVC

Die XXII Mense Junio



Templum hoc

Eminentissimus Cardinalis

Andrea Carolus Ferrari

Mediolanensis Archiepiscopus

Diocesim pro potestate invisens

Carolo Artusi Curione

Solemnibus Coerimoniis

Consecravit.

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[369]


INDICE 289

Parte Prima


Capitolo I
Capitolo II

Capitolo III


Capitolo IV
Capitolo V

Capitolo VI

Capitolo I
Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV

Capitolo V


Capitolo VI

Capitolo VII

Capitolo VIII


Capitolo I


Capitolo II


Capitolo III

Capitolo IV


Capitolo V

Capitolo VI

[372]

Capitolo VII


Capitolo VIII

Capitolo IX


Capitolo X

Capo 1
[373]

Capo 2


Capo 3
Capo 4

Capo 5


Capo 6

Capo 7


Capo 8

Capo 9


Capo 10
Capo 11
Capo 12
Capo 13
Capo 14
Capo 15
Capo 16
[374]

Capo 17
Capo 18


Capo 19

Capo 20


Capo 21

Capo 22


Capo 23

Capo 24


Capo 25
Capo 26

[375-380 bianche]




Cenni geografici – Descrizione dei confini – Posizione fisica – Sua superficie. pag. 1

Altezza di Vedeseta, e delle sue rispettive frazioni - approssimativa distanza dalla centrale. pag. 5

Prodotti del suolo, e dell'industria - Suoi fiumi, e monti pascolivi. pag. 9

Epoca approssimativa in cui si stabilirono i primi abitanti nella Valle Taleggio. pag. 15

Epoca in cui furono erette le contrade principali, e secondarie e loro distanza approssimativa. pag. 19

Famiglie primarie stabilitesi in Vedeseta ed altre sopravvenute in seguito. pag. 24


[370] Parte seconda
Notizie religiose - Parrocchia matrice cui fu prima soggetta Vedeseta. pag. 31

Erezione di Vedeseta in Parrocchia - Prima Chiesa parrocchiale, sua descrizione ed innovazione - Chiesa parrocchiale posteriore in cui fu trasferita. pag. 42

Erezione degli Oratorii - Data certa in cui furono costruiti - Loro descrizione ed invocazione. pag. 50

Visite pastorali avvenute per mezzo degli Arcivescovi di Milano e loro delegati - Costruzione della nuova Chiesa parrocchiale sua figura ed invocazione. pag. 64

Quadri e rarità - Titolare, addobbi e paramenti - Campanile, concerto di campane ed orologio - Casa parrocchiale, prebenda. pag. 82

Cappellanie erette in progresso di tempo - Loro dotazione - Soppressione avvenuta. pag. 94

R. R. Sacerdoti nativi della Parrocchia di Vedeseta, e manzioni da loro esercitate in [371] Diocesi e fuori di Diocesi. pag. 107

Visita pastorale fatta da S. Eminenza Rever.ma il Cardinale Andrea Carlo Ferrari Arcivescovo di Milano - Consacrazione della Chiesa parrocchiale, e sue principali prescrizioni. pag. 113


Parte Terza
Elenco dei RR. Parrochi risieduti in Parrocchia di Vedeseta dall'anno 1560, all'anno 1700 - Istituzioni ed opere compiute sotto la loro reggenza. pag. 129

Istituzioni ed opere compiute dall'anno 1700 all'anno 1800 inclusivo. pag. 137

Istituzioni ed opere compiute dall'anno 1800 esclusivo, fino all'anno 1875. pag. 145

Istituzioni ed opere compiute dal suddetto anno fino all'anno 1900. pag. 152

Idem idem dall'anno 1900 all'anno 1901 - Provvista statua S. Rocco e Bambino. pag. 174

Idem idem dall'anno 1901 all'anno 1907. Erezione campane Lavina. pag. 183

Istituzioni ed opere compiute dall'anno 1902 all'anno 1904. pag. 198

Dilucidamento dei banchi degli uomini e delle donne. pag. 206

Seconda Visita pastorale dell'Eminentissimo Cardinale Arcivescovo. pag. 210

Dono dello stesso di una nuova statua della B. V. del Rosario, e trasporto dell'attuale all'Oratorio della Lavina. pag. 215

Istituzione del Corpo musicale - Descrizione dei ristauri, riordinamento, ed alzamento della casa parrocchiale - Acquisto del simulacro della B. V. di Caravaggio per l'Oratorio del Reggetto, del S. Cuor di Maria, del paramento nero solenne, e del simulacro della B. V. della neve per l'Oratorio di Avolasio. pag. 219

Annotazione di varie altre opere non descritte. pag. 236


Parte quarta
Elenco delle opere compiute dal 1910 al 1915

Posa in opera dello zoccolo in cimento in giro intorno Ch.a p.e.. pag. 247


Acquisto un parato bianco. pag. 249

Acquisto 2 braccioli grandi per le lampade. pag. 251

Acquisto 1 tappeto. pag. 252

Posa della statua S. Carlo B. pag. 253

Capocelo e sedile noce. pag. 257

N. 6 lampade nuove. pag. 258

Desc.e messale, stole, lanterne. pag. 259

Visita pastorale - 3a - Em. Arc. pag. 260

Costruzione della nuova casa del Corpo musicale. pag. 262

Acquisto della nuova statua di S. Ambrogio. pag 266

Rinnovazione dei seramenti in ferro e vetri sm. C.a p.e. pag. 268

Acquisto di n. 10 cotte per le sollennità e per R. Sacerdoti. pag. 267

Posizione dei seramenti di ferro con vetri colorati alle 9 finestre Ch.a p.e. pag. 268

Impianto parafulmine e 3 camici con amitti nuovi. pag. 269

Impianto una fontana - Acqua casa p.e e casa bandisti. pag. 270
Costruzione di una casa e Ossario. pag. 271

Costruzione terrazza - Dem camp.le. pag 273

Costruzione nuovo campanile. pag. 275

Eco della 2a Visita P.e. pag. 289

Rifabricazione Oratorio Lavina. pag 292

Eco della 4a Visita P.e. pag. 294

Eco della guerra. pag. 295

Autografi di S. Eminenza. pagg. 296-297

Indirizzo a S. E. pel 25.mo ingresso. pagg. 298-299

Ristauro Cappella dei Morti. pag. 300



Inaugurazione monumento ai caduti - Morte Don Artusi. pag. 301

Parroco Pensa Don Carlo. pag 303

1924 Visita pastorale Card. Tosi. pag 305

Riedificazione di S. Bartolomeo. pag 307

1929 SS. Missioni. pag 312

1930 Costituzione Circolo femminile. pag 313

1931 Restauri Chiesa parrocchiale. pag 315

Opere compiute in Sacristia. pag 317

Restauri Oratorio S. Giovanni Batt. e S. Caterina. pag. 318

Restauri Oratorio Reggetto. pag 319

Erezione nuova Chiesa di Avolasio. pag 321

1931Visita pastorale di S. Em. il Card. Schuster. pag 324

1932 Giardino di fronte alla Chiesa. pag. 325

1933 Consacrazione al S. Cuore di Gesù. pag 325

1934 Salone Radio. pag. 327

1936 Villa del S. cuore delle Suore Marcelline. pag. 328

1937 II Visita pastorale Card. Schuster. pag. 329

1938. pag. 331

1941 Soldati. pag. 333

1946 Morte parroco don Pensa. pag. 337

1947 Entrata novello parroco don Giovanni Morandi. pag. 342

1948. pag. 335/345

1949. pag. 341/351

1950 Anno santo. pag. 344/354

1951 Anno Santo universale. pag. 347/357

1952. pag. 350/360

1953. pag. 354/364

1953 5a Visita pastorale del Card. Schuster. pag. 356/366

1953Ingresso nuovo parroco don Sabino Camia. pag. 357/367

Lapidi. pag. 366/376

Indice. pag. 369/379


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1 Da sottolineare il dichiarato scopo degli iniziatori del Liber Chronicus, di allestire un'opera non da tenere riservata ma da mettere a disposizione di tutti gli appassionati.

2 "Restauro".

3 "Risieduti".

4 Nella prefazione, anche a titolo esemplificativo, si è rispettata la grafia del testo manoscritto che nel resto dell’opera, come detto in Avvertenza, si è in qualche piccola parte modificata, soprattutto per quanto riguarda maiuscole, punteggiatura, piccoli segni grafici.

5 Artavaggio.

6 Cioè nella parte est dello Zucco di Maesimo. L’indicazione appare corretta. Anche se l'inquadramento geografico – vedi qui di seguito le note su longitudine e latitudine e l’improbabile dato della lunghezza massima (516,360 metri) – lascia più d’una perplessità.

7 Non si tratta della longitudine ma della latitudine Nord (rispetto all’Equatore) perché la longitudine (Est o Ovest) misura la distanza in gradi di un luogo dal meridiano fondamentale di Greenwich.

8 Il dato è, ovviamente, da riferire non alla latitudine Nord rispetto all’Equatore ma alla longitudine Est rispetto al Meridiano fondamentale, perché la latitudine misura la distanza angolare di un punto dall’Equatore (Nord o Sud). A parte questo notevole pasticcio i dati sono abbastanza corretti. Per la precisione la latitudine Nord degli abitati della Valle Taleggio si aggira tra i 45°52’21.88 di Peghera (Asturi) e i 45°53’36.53 di Reggetto e la longitudine Est dal meridiano di Greenwich tra i 9°31’10.66 di Avolasio e i 9°34’02.03 sempre di Asturi di Peghera.

9 In realtà la cifra che segue esprime la superficie del territorio di Vedeseta in metri quadri.

10 Il Riferimento è alla transumanza, praticata da epoche assai remote fino a pochi decenni fa. Sulla transumanza, sul mondo e sulla vita dei bergamini valtaleggini interessanti i 21 racconti di protagonisti raccolti da Antonio Carminati e pubblicati col titolo Bergamini dal Centro studi Valle Imagna nel 2004, nella collana "Persone e pensieri".

11 I titolini, come già ricordato nell'Avvertenza, nel manoscritto sono collocati a margine, destro o sinistro, del testo e anche in questa lunga parte iniziale del Chronicus redatta da Giuseppe Locatelli risultano di altra mano, quasi certamente quella del parroco don Carlo Artusi, che alterna per la sua grafia forte e elegante un color rosso vivo a uno più annacquato. Anche il suo successore don Carlo Pensa in parte userà il rosso.

12 Mentre gli altri dati sulle altitudini sono attendibili e coincidenti, salvo piccole variazioni dovute probabilmente al punto di misurazione, con i dati di cui disponiamo oggi quello della Lavina risulta essere decisamente sbagliato: pur essendo la frazione più bassa dell’intera Valle la sua altitudine è, infatti, di 674,1 metri!

13 "Reggetto". La versione ad una sola g, che risente della forma dialettale Regett, sarà quella che prevale nel testo e, curiosamente, segna come un filo di continuità tra i diversi redattori della cronologia.

14 Come potrà facilmente intuire chi conosce bene il territorio non si sta parlando della strada che da Vedeseta va direttamente verso Olda, ma di quella, ancor oggi comunale e conosciuta come "strada del campo sportivo" che dal bivio della località Cavallo scende a incrociare l'altra provinciale, la n. 24 che sale dai Ponti di Brembilla fino a Olda. Della prima, all'epoca poco più di una cavalcatoria e diventata negli anni 50 del secolo appena trascorso parte del tracciato della strada provinciale n. 25 S. Giovanni Bianco-Bordesiglio, si parla poco più avanti, al paragrafo che ha per titolo il "Canto".

15 I due dati relativi alla mulattiera Zupelù di Vedeseta-Lavina sono rimasti nella penna dell’estensore!

16 Giorgio Maria Arrigoni e Giuseppe Locatelli con i loro manoscritti sono una citatissima fonte storiografica di tutti coloro che si sono occupati di storia della Valle Taleggio, a partire dall’ing. Giuseppe Arrigoni di Introbio, autore nel 1836 di quell'opera Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe, che è ancora oggi testo fondamentale di riferimento. Purtroppo dei due manoscritti quello di Giorgio M. Arrigoni Memorie storiche del Comune di Vedeseta che secondo l'ing. Arrigoni, pag. 366 op. cit., era "volume di grossa mole scritto verso il 1780", diviso "in dieci libri" e di fondamentale importanza "per le molte notizie che contiene e più lo sarebbe se mani temerarie e ladre non ne avessero depredati molti fogli" risulta a tutt'oggi introvabile. Fresca e confortante, invece, la notizia del rinvenimento da parte di Gabriele Medolago presso l'archivio parrocchiale di Sottochiesa di un esemplare di Cenni e osservazioni sulla Vallata dell'Enna, l'opera di Giuseppe Locatelli. Autore anche, stando sempre all'ing. Arrigoni, pag. 388 n. (1) op. cit., di un altro manoscritto intitolato Il secolo d'oro nella Valtaleggio.

17 Il riferimento è all’ultima rettifica dei confini tra Milano (austriaca) e Venezia e quindi tra Vedeseta e Taleggio.

18 E’ di quegli anni l’alienazione di molti fondi comunali ai privati attraverso il sistema dei livelli (una forma di vendita vera e propria, ma con obbligo per l’acquirente di pagamento di un canone – il livello – al Comune alienante).

19 Tra i prodotti della terra non vengono citati quelli del lino e della canapa la cui coltivazione, quand'anche in quantitativi modesti, e la cui lavorazione in loco è attestata fin dopo il primo conflitto mondiale. Altro prodotto di cui c'è certezza di coltivazione in Valle ancora nell'800 è il miglio. I numerosi mulini presenti in valle -5 accatastati dalle Mappe censuarie di Taleggio (1845) e nel catasto terreni e fabbricati del Comune stesso (1852), 4 accatastati dal "Catasto dei terreni e fabbricati del Comune censuario di Vedeseta", 5 aprile 1864 e dalla mappa del Comune rettificata nel 1856 (geocities.com/sergiosalvetti) - stanno d'altra parte a dimostrare l'estensione delle coltivazioni e una discreta quantità di produzione.

20 Patate.

21 Nome dialettale: da onix montana.

22 Si tratta del laburnum (maggiociondolo).

23 Una delle ipotesi. Rimane attorno al significato etimologico del termine molta incertezza.

24 "Tornio". Torno è voce desueta.

25 L’annotazione non è corretta. La grotta da cui scaturisce la sorgente dell’Enna, infatti, si trova sì vicino alla linea confinaria ma interamente in territorio comunale di Vedeseta, e quindi, in Provincia di Bergamo.

26 Ora Lecco.

27 A pagina 10 e 11 del suo libretto La Chiesa Parrocchiale di Pizzino e i suoi Oratori, don Nicola Ghilardi, per molti anni parroco di Pizzino, lo cita come Magnocavalli. In realtà si tratta del giurista comasco Geronimo Magnocavallo che nel 1578 si occupò, per conto di Milano, dei problemi confinari della Valle Taleggio dei quali riferì in una sua relazione, recentemente rinvenuta all'interno del già citato manoscritto Cenni e osservazioni... di Giuseppe Locatelli: vedi nota 16. (Vedi anche nota 20 di pag. 155 di Valle Brembana antica terra di frontiera di G. Pesenti e di F. Carminati).

28 Tutto il racconto sulle origini della presenza dell'uomo in Valle Taleggio, sulla sua provenienza, sulla nascita delle contrade e sulla erezione della prima chiesa e della prima parrocchia rispecchia, ovviamente, le ipotesi e le conoscenze dell'epoca e si rifà per lo più ad alcune opere e ad alcuni autori che, a diverso titolo, si erano occupati di storia della Valle e cioè i già citati Giuseppe Locatelli e Giorgio Maria Arrigoni con i loro manoscritti, l'ing. Giuseppe Arrigoni con le sue Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe, il Magnocavallo, oltre a Francesco Biava Salvioni, a lungo parroco di Pizzino e ivi morto nel 1756, appassionato cultore di storia patria e autore di diverse ricerche di cui ci rimangono solo quelle pubblicate dall'ing. Arrigoni nel 1857 in un opuscolo dal titolo di Documenti inediti risguardanti la storia della Valsassina e delle terre limitrofe [...] raccolti, annotati e pubblicati dall'ingegnere Giuseppe Arrigoni, che contiene anche delle memorie del Prevosto di Primaluna Carlo Francesco Crippa circa le prerogative della Chiesa di S. Pietro in Valsassina. Nei "vedesetesi" ambrosiani estensori di questa parte del Chronicus - Giuseppe Locatelli e don Carlo Artusi - traspare un po' di imbarazzo nel riferire una ricostruzione che vede prevalere la scuola di pensiero che vuole una provenienza bergamasca della prima gente della Valle Taleggio. E più ancora lo saranno, quando dovranno più avanti confessare che anche i loro storici di riferimento, Giorgio M. Arrigoni e Giuseppe Locatelli, in assenza di "documenti autentici e irrefragabili" abbiano dovuto "appoggiarsi alle tradizioni espresse da molti individui del luogo, sia di Vedeseta, come di Pizzino" con prevalenza della tesi favorevole alla primazia degli insediamenti umani a Pizzino e, ancora, alla primazia, sempre a Pizzino, della erezione della prima chiesa parrocchiale alla quale andrebbe il titolo di matrice. Tesi che ha avuto in don Francesco Biava Salvioni il suo architetto e un suo fervido propugnatore, ma condivisa anche dal Prevosto don Crippa e che dopo di lui ha trovato fortuna e sostenitori, in particolare tra i parroci di Pizzino del secolo scorso. La contrarietà di Vedeseta si è manifestata soprattutto nel 1700 con il parroco Gio. Pietro Locatelli, che fece murare delle lapidi, più avanti riportate dal Chronicus, attestanti la primazia su tutte della chiesa di San Bartolomeo, antica campestre parrocchiale di Vedeseta, posta al centro della valle. E si è sottilmente mantenuta e tramandata anche se poco alimentata dagli stessi storici di parte milanese, vedesetesi compresi, come il Giorgio M. Arrigoni e il Giuseppe Locatelli già citati che, comunque, in maniera più convinta hanno sostenuto l'ipotesi della provenienza valsassinese dei primi abitatori della Valle Taleggio. Il rito ambrosiano e i certi legami secolari delle parrocchie della valle alla Pieve di Primaluna i principali argomenti a favore.

Dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri, su queste questioni, le cose non sono grandemente cambiate. Lo studio delle fonti e le ricerche sui documenti - almeno in parte ancora da indagare - hanno consolidato le posizioni a favore di Pizzino, che nell'incendio di parecchie case del paese appiccato per rappresaglia dai nazifascisti nell'autunno del 1944 ha visto andare in cenere anche il prezioso archivio parrocchiale. Ma se la questione, da questo punto di vista, parrebbe chiusa resta la singolarità di una chiesa, quella di San Bartolomeo, posta in posizione centrale rispetto alla valle e lontana da ogni centro abitato della comunità - quella di Vedeseta - di cui è stata sicuramente parrocchiale. Resta anche l'inspiegabilità della universale devozione ai morti - per Taleggio, più che per Vedeseta, e per alcune zone della limitrofa Valle Brembana andare a S. Bartolomeo si dice ancora "andare ai morti" - sepolti in quell'area e, in parte, raccolti in un ossario settecentesco.



Rispetto alle posizioni del Chronicus, che sono state riproposte anche in anni recentissimi, hanno invece fatto passi decisamente avanti le tematiche circa l'origine, la provenienza e, soprattutto, i tempi dell'insediamento umano in Valle Taleggio e, più in generale, nelle limitrofe aree delle Valli Brembana e Sassina. Una serie di ricerche e di indagini sul territorio, che coinvolge diverse discipline, sta rafforzando la consapevolezza che rispetto alla "tesi comune" e alla storiografia prevalente i tempi dell'arrivo e dello stabilimento della presenza dell'uomo nelle nostre valli vanno grandemente anticipati e datati in epoche remote e che i primi insediamenti stabili non solo non vanno attribuiti a popolazioni tardo romane entrate nelle valli, per sfuggire - secondo la tradizione - alle invasioni barbariche e neppure solo al popolo degli Orobii ma, probabilmente, vanno a carico di popolazioni addirittura prelatine e preceltiche. In proposito si rimanda a G. Medolago e R. Boffelli in La popolazione della Val Secca di Roncobello, in particolare alle note 2, 3 e 4 di pagg. 91 e 92. Per quel che riguarda in modo specifico Vedeseta e la Valle Taleggio un deciso passo all'indietro nel tempo rispetto alla tradizione, alla "tesi comune" e alla storiografia è venuto da una ricerca di carattere geologico operata nell'autunno del 2004 da una équipe guidata da Cesare Ravazzi del Centro Nazionale di Ricerca. Dai carotaggi effettuati nel fondo prativo Piazza in località Suaggio di Vedeseta sono emersi, tra l'altro, abbondanti tracce di una bonifica operata circa 1300 anni fa, attorno al 700/800, al tempo di Carlo Magno, e, dato ancor più interessante, pollini di lino officinale, che le datazioni al radiocarbonio fanno risalire alla prima parte del secondo secolo dopo Cristo. Date le caratteristiche di questo polline, che non può essere arrivato da aree discoste, si è autorizzati a pensare alla presenza nelle vicinanze di una comunità stabile e operosa largamente in anticipo sulle invasioni barbariche e, probabilmente, non in loco dal giorno prima!

29 "Introbio".


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