La ricostruzione medico legale


L’appunto autografo contenente le movimentazioni finanziarie CALVI – SINDONA – ORTOLANI – GELLI e la percentuale del Banco Ambrosiano di proprietà dello IOR



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L’appunto autografo contenente le movimentazioni finanziarie CALVI – SINDONA – ORTOLANI – GELLI e la percentuale del Banco Ambrosiano di proprietà dello IOR.

Il generale Salvatore GOLINO ha riferito di aver rinvenuto un appunto autografo nella disponibilità di Flavio CARBONI, conservato presso il notaio LOLLIO, sul quale erano annotate le movimentazioni finanziarie tra CALVI, SINDONA, ORTOLANI e GELLI e dal quale si poteva arguire che lo IOR era proprietario del 10% del Banco Ambrosiano (vedi pag. 86 e 106, trasc. del 29.3.2006).

Qual è il significato da attribuire a queste risultanze e come si giustifica la disponibilità dell’imputato CARBONI di tale appunto? Innanzitutto, v’è da dire che dimostra come egli fosse a conoscenza di precise risultanze contabili che costituivano lo specchio dei legami finanziari che interessavano: SINDONA, CALVI e, quindi, Cosa Nostra; CALVI, GELLI e ORTOLANI, dunque i rapporti del banchiere con i vertici della P2; i rapporti tra CALVI e lo IOR con riferimento all’assetto proprietario del Banco Ambrosiano. Tali dati rafforzano il convincimento del ruolo di cerniera svolto da CARBONI tra gli esponenti dei centri di potere innanzi detti e trovano una loro giustificazione nella funzione di intermediario svolta dall’imputato nell’attività di riciclaggio e di recupero dallo stesso svolta nell’interesse di Cosa Nostra, di CALO’ e dello IOR. In definitiva, si tratta di un ulteriore elemento che consente di dimostrare l’appartenenza di CARBONI al sistema di potere economico integrato delineato nell’atto d’appello.


  1. Sulle ragioni della sopravvivenza di CARBONI pur non avendo questi devoluto immediatamente i 19 milioni di Dollari alla mafia

La difesa si interroga sul perché CARBONI sia ancora vivo.

Evidentemente lo è perché del denaro, comunque, lo ha restituito, almeno in parte.

  1. Sulla saldatura tra CASILLO e Cosa Nostra

Il difensore ha rilevato che DI CARLO, avendo dichiarato che CASILLO si cercava per ucciderlo perché si era unito a CUTOLO, induce a ritenere l’impossibilità di una saldatura tra il collaboratore e CASILLO nell’esecuzione dell’omicidio.

Sta di fatto che DI CARLO non l’ha ucciso, pur avendo affermato d’averlo incontrato.


  1. Sulla collocazione della bomba a casa di CUTOLO e l’eliminazione del Prof. SEMERARI

Dopo aver ricordato che AMMATURO ha riferito che la pace in Campania era durata sin quando non l’aveva rotta, mettendo una bomba nella casa di CUTOLO (il 7.12.1981) e che il professore SEMERARI lo aveva ucciso perché si era rimesso con CUTOLO, il difensore ha dedotto che non era possibile un’intesa tra CASILLO e i NUVOLETTA.

Sul punto è sufficiente il richiamo a quanto riportato in requisitoria e nel corpo dell’atto d’appello. Va rimarcato che CASILLO ha assunto un ruolo autonomo rispetto a CUTOLO, detenuto e posto dal mese di Aprile 82 persino nell’impossibilità di avere contatti con chiunque. Inoltre, non va dimenticato che lo stesso AMMATURO ha precisato che nel loro agire facevano in modo di far capire che lui e i suoi alleati non c’entravano con le azioni delittuose poste in essere ai danni della N.C.O. “per non contraddirci con i NUVOLETTA” (vedi pag. 144, trasc. 28.2.2006).


  1. Sulle dichiarazioni di Corrado IACOLARE

La difesa ha invocato le dichiarazioni di Corrado IACOLARE per contrastare la tesi accusatoria, che presuppone la sussistenza di rapporti tra NUVOLETTA, CASILLO e CALO’.

In ordine al camorrista irriducibile Corrado IACOLARE e all’attendibilità del suo racconto non permeato da alcun intento collaborativo, va richiamato quanto già esposto nel corso dell’atto d’appello.

In questa sede è utile, tuttavia, sottolineare che egli ha ammesso che: “CUTOLO iniziò a diffidare di CASILLO, che non tutto il denaro che quest’ultimo otteneva dalle estorsioni e dagli affari fosse dal CASILLO riversato all’organizzazione ed a lui. Per Maggiore controllo allora affiancò in questa attività economiche al CASILLO, Elio VAIANO” (vedi pag. 2, verbale 4.5.1994). E ciò contribuisce a rafforzare la tesi per cui CASILLO aveva una propria autonomia d’azione, esercitata anche in contrasto con CUTOLO. Si noti che tale iniziativa per forza di cose si colloca prima dell’intervento del trasferimento e dell’isolamento carcerario di CUTOLO, di cui si è detto in requisitoria. Inoltre, IACOLARE ha riferito anche di altra riunione “nella masseria Vallesana, al fine di pacificare le contrapposte organizzazioni” (vedi pag. 3, verbale 4 Maggio 1994) che appare, dalla stesura del verbale prodotto, successiva, nonché che CASILLO era stato in Sardegna ospite (vedi pag. 3, verb. 19.7.1995) e, dopo aver sostenuto che “CASILLO sia mai andato a Londra” e a seguito della rievocazione delle dichiarazioni di Raffaele CUTOLO, che gli sembrava di ricordare che CASILLO fosse stato a Londra (vedi pag. 1 e 2, verb. 19.7.1995). Il fatto che sia stato in Sardegna ospite avvalora le dichiarazioni di Giuseppe CILLARI.


  1. Sul mancato riferimento dei familiari di Roberto CALVI a Giuseppe CALO’ e alla criminalità organizzata di tipo mafioso allo stesso riconducibile


Non può considerarsi un elemento a favore dell’imputato il fatto che i familiari di CALVI (la moglie Clara CANETTI e i figli Anna e Carlo) abbiano posto in rilievo che la principale preoccupazione del banchiere era rappresentata dai problemi con lo IOR, senza fare alcun riferimento alla persona di Giuseppe CALO’ e ai rapporti con il crimine organizzato di tipo mafioso. È evidente che Roberto CALVI si è limitato a manifestare loro l’esigenza che lo IOR saldasse il proprio debito e l’esistenza di una trattativa in corso con l’Opus Dei. Questo non significa che egli non avesse l’impellente necessità di restituire quel denaro proprio agli appartenenti all’organizzazione mafiosa, come hanno sostenuto numerose voci di questo processo. Il banchiere non avrebbe mai informato le persone a lui più care di relazioni e rapporti così imbarazzanti, che avrebbero potuto seriamente compromettere la solidità affettiva del nucleo familiare. Si tenga, poi, conto che egli non aveva la tendenza a parlare con nessuno sui fatti e sulle persone del suo lavoro, a eccezione di CARBONI, e che i familiari non sapevano chi vedesse e incontrasse fuori dall’abitazione (si veda quanto dichiarato da Anna CALVI a pag. 121, 125 e 126, trasc. 20.6.2006).

Né tanto meno si poteva attendere una simile ammissione da parte dell’imputato Flavio CARBONI, il quale ha impostato la propria strategia difensiva sulla negazione di qualsiasi colleganza con mafiosi e sul non riferire i nomi e i destinatari ultimi dei trasferimenti di denaro di cui ha beneficiato nell’ultimo periodo di vita, sino al Giugno 1982.


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